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Il Wwf plaude l’operazione contro i combattimenti clandestini e scommesse sui cani, ma avverte: «La zoomafia nel Nisseno è un fenomeno diffuso… servono controlli più severi”

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Caltanissetta – Il Wwf scende in campo accogliendo con enorme favore l’operazione «L’Inferno dei pitbull». Inchiesta che fatto luce su un giro di combattimenti clandestini e scommesse illegali sui cani. Lo hanno smantellato la polizia e i carabinieri forestali, sotto il coordinamento della procura di Gela, guidata dal procuratore Salvatore Vella.

L’indagine ha permesso di fare luce su un circuito di combattimenti clandestini di cani, con base a Gela, collegato a un giro di scommesse illegali. Sei le persone finite nel registro degli indagati, tra i 22 e i 46 anni, tutte denunciate per maltrattamento di animali con l’aggravante della crudeltà. Sequestrati 13 pitbull, utilizzati nelle lotte clandestine.

E per Wwf Sicilia Centrale è «un’operazione senza precedenti nel Nisseno… Ringraziamo il procuratore Vella ed i suoi sostituti titolari di questa indagine, che hanno egregiamente coordinato le complesse attività investigative», ha sottolineato il presidente Ennio Bonfanti, che ha rivolto un ringraziamento anche ai militari e agli agenti impegnati «con particolare e lodevole impegno e tenacia nel contrasto alla cinomachia, attività illegale particolarmente violenta organizzata a fini di lucro e di scommesse».

Sì, perché per il Wwf quella della zoomafia nel Nisseno non è un’emergenza isolata, ma un fenomeno pericoloso e diffuso. Allevamenti abusivi e traffico di pitbull e altri cani molossoidi interesserebbero non solo Gela ma anche Caltanissetta, Niscemi e Mazzarino. Non è un caso isolato nemmeno quanto accaduto a Niscemi nel 2024, quando il questore di Caltanissetta ha emesso ventisette provvedimenti di avviso orale nei confronti dei responsabili di una corsa clandestina di cavalli. Fenomeni che, secondo il Wwf, sarebbero interconnessi con network criminali che hanno interessi anche nelle province vicine, per lo scambio di animali, driver e scommettitori.

«Nella nostra provincia manca un’adeguata e costante attività di repressione dei maltrattamenti, sevizie e altri reati in danno degli animali, forse perché ancora ritenuti delitti di “serie B”», è l’appunto più che critico di Bonfanmti.  «Le Guardie zoofile volontarie – ha aggiunto – hanno un quadro chiaro della situazione sul territorio, ma da sole non possono bastare, non possono contrastare fenomeni criminali e zoomafiosi così complessi». Da qui l’appello per «una sinergia con Prefettura, questura, forze di polizia, comuni e servizi veterinari per contrastare lo sfruttamento e il maltrattamento illegale degli animali nel Nisseno».

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