Enna- Una rivolta annunciata. Questa, sarebbe per il Sappe, la sommossa esplosa al carcere di Enna. Con telecamere devastate e apparati di sicurezza dell’istituto danneggiati.
«Quanto sta accadendo nella Casa circondariale “Luigi Bodenza” di Enna è di una gravità assoluta ed è la conseguenza diretta di anni di inerzia, ritardi e incapacità decisionale da parte di chi avrebbe dovuto intervenire per tempo…. una rivolta che, purtroppo, era stata ampiamente annunciata». è la denuncia che, senza mezzi termini, s’è levata dal sindacato autonomo di polizia penitenziaria.
Per segretario generale dello stesso sindacato, Donato Capece, e il segretario provinciale di Enna, Giuseppe Cicero, «quanto sta avvenendo rappresenta l’inevitabile conseguenza di una serie di criticità che da giorni interessano il carcere e che erano state puntualmente segnalate senza che alcuno assumesse le necessarie iniziative».
Sì, perché «Il violento temporale dei giorni scorsi, con un fulmine che ha colpito l’istituto – hanno spiegato – ha provocato pesanti disservizi ai detenuti, interrompendo le comunicazioni con i familiari e compromettendo il servizio di riscaldamento dell’acqua… Ma il problema più grave – sono andati avanti – riguarda un intero padiglione detentivo, ormai in condizioni strutturali inaccettabili, per il quale da tempo chiediamo la chiusura e l’immediata ristrutturazione. I finanziamenti risultano già stanziati, ma è incomprensibile perché i lavori non siano ancora partiti. Questa è la dimostrazione di una macchina amministrativa incapace di trasformare gli annunci in fatti».
Secondo i due segretari «ancora una volta il prezzo dell’immobilismo viene pagato esclusivamente dalle donne e dagli uomini della polizia penitenziaria, costretti ad operare ogni giorno in prima linea, con straordinaria professionalità e senso dello Stato, all’interno di strutture sempre più degradate e prive delle necessarie condizioni di sicurezza».
Indice puntato contro «quei burocrati che continuano ad osservare passivamente il deteriorarsi della situazione senza assumere tempestivamente i provvedimenti indispensabili… Le continue richieste di intervento sulle sezioni e sui padiglioni fatiscenti rimangono lettera morta, mentre il personale continua a lavorare in condizioni sempre più difficili e rischiose. È un comportamento irresponsabile che finisce per alimentare tensioni prevedibili e scaricare ogni conseguenza sulla polizia penitenziaria», hanno rimarcato
La rivolta è esplosa a pochissimi giorni dall’ennesimo allarme sicurezza scattato nello stesso istituto. «Avevamo denunciato pubblicamente il secondo tentativo di evasione nel giro di pochi giorni, sventato grazie alla professionalità e alla prontezza operativa della polizia penitenziaria. Anche allora avevamo richiamato l’attenzione sulla gravità della situazione, ma evidentemente nessuno ha ritenuto di ascoltare il nostro allarme… Ancora una volta – riferendosi alla sommossa in corso – saranno gli agenti, con equilibrio, coraggio e altissimo senso del dovere, a ristabilire l’ordine e la legalità».
Da qui la levata di scudi dello stesso Sappe, che ha gridato a gran voce, «non si può continuare a chiedere sacrifici straordinari ad un corpo che viene sistematicamente lasciato solo… Il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e il ministero della Giustizia devono assumersi fino in fondo le proprie responsabilità, perché servono interventi immediati sulle strutture, decisioni rapide e una gestione finalmente all’altezza della gravissima situazione che vivono quotidianamente le carceri italiane. L’epoca delle promesse è finita. Adesso servono fatti», è l’esortazione dei Cicero e Capece.






























