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Suicidio assistito, disegno di legge di Tomarchio e Pellegrino all’Ars: «Diritto sancito dalla Costituzione… serve attuazione in Sicilia»

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Palermo  – Un disegno di legge per dare attuazione, in Sicilia, alle sentenze della Corte costituzionale sul suicidio medicalmente assistito. Lo hanno depositato all’Assemblea Regionale Siciliana i deputati di Forza Italia, Salvo Tomarchio – primo firmatario – e Stefano Pellegrino, capogruppo del partito all’Ars.

«Una persona che soffre, che è malata in modo irreversibile, che è tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e che chiede di poter porre fine alla propria esistenza con dignità – hanno sottolineato i due parlamentari – ha il diritto di ricevere una risposta certa e tempestiva… Non una risposta burocratica o che dipende dalla sensibilità di un singolo direttore generale o dalla disponibilità di un avvocato, ma una risposta che sia uguale per tutti, ovunque in Sicilia».

Il provvedimento, quattordici articoli in tutto, punta a colmare un vuoto normativo che in Sicilia dura da sette anni, ossia da quando nel 2019 la Corte Costituzionale è intervenuta con la sentenza. «In assenza di regole nazionali uniformi oggi la possibilità di ottenere una risposta dipende dalla provincia in cui si vive, dalla sensibilità dei medici e dei dirigenti sanitari coinvolti e, in molti casi, dalla disponibilità di un’associazione o di un legale che accompagni la richiesta», hanno spiegato Tomarchio e Pellegrino.

«Capiamo perfettamente come il tema possa apparire divisivo, come tocchi in modo profondo la coscienza di tutti – sono andati avanti – ma la politica è prima di tutto impegno per i diritti e, quando i diritti possono apparire contrastanti, lavorare per il loro bilanciamento… Per questo il testo prevede che nessun professionista sanitario sia obbligato a partecipare alla procedura e che l’informazione sulle cure palliative preceda ogni altro passaggio».

Nel concreto, il disegno di legge non modificherebbe i requisiti di accesso, che resterebbero quelli fissati dalla giurisprudenza costituzionale – patologia irreversibile, sofferenze intollerabili, trattamenti di sostegno vitale, piena capacità di decisione – ma disciplinerebbe le modalità organizzative e procedurali con cui le aziende sanitarie dovrebbero attuare le pronunce. La proposta, in particolare, istituirebbe in ogni azienda sanitaria provinciale una commissione multidisciplinare permanente composta da sette professionalità – cure palliative, neurologia, psichiatria, anestesia e rianimazione, medicina legale, psicologia clinica e infermieristica – integrata di volta in volta dallo specialista della patologia. La somministrazione del farmaco sarebbe effettuata esclusivamente dalla persona interessata, con l’assistenza del personale sanitario, in ospedale, hospice o a domicilio. L’intero percorso, peraltro, sarebbe gratuito e revocabile in ogni momento.

«Il testo che proponiamo non risolve la questione di fondo, che spetta al Parlamento – hanno rimarcato Tomarchio e Pellegrino – ma mette la Sicilia in condizione di rispondere, con procedure conoscibili e verificabili, a chi bussa alla porta di un’azienda sanitaria chiedendo di esercitare un diritto che la Costituzione gli riconosce», hanno concluso.

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