Mussomeli – “Orme d’Ombra”, il cammino di Rosalba Castelli, ha fatto tappa a Mussomeli, mercoledì 30 settembre, dalle 17:30, presso la sala Livatino della Biblioteca comunale Paolo Emiliani Giudici. Un progetto che parte da lontano, da Torino, per unire, attraverso i luoghi, i nomi delle donne vittime di violenza. Lungo uno snodo fatto di nastri ricamati che l'”artivista” custodisce gelosamente nel suo zaino. Un cammino che, a tratti, sembra farsi pellegrinaggio e che ha il nobile scopo di combattere la violenza di genere con l’impegno sociale, l’arte e la cultura. Il cammino, via antica e moderna, che lascia sempre un segno, una traccia, orme su orme a restituire la memoria.
Con l’associazione Artemixia, da lei fondata, nel 2018, nel carcere di Lorusso Cutugno, a Torino, Rosalba tiene dei laboratori di ricamo all’interno della sezione femminile. E sono proprio le detenute a ricamare i nomi delle donne che non ce l’hanno fatta e che Rosalba incontrerà lungo il suo viaggio.
Nel 2025, in Sardegna, Rosalba ha percorso da sola, a piedi, più di 1000 Km, deponendo oltre 100 nastri. Incastrando, strada facendo, incontri con le scuole, con le associazioni, con la comunità. Adesso, nel 2026, l’artista viandante è partita alla volta della Sicilia, in un tour iniziato il 21 settembre da Sambuca di Sicilia e che si concluderà l’11 dicembre al Parco dell’Etna.
A Mussomeli, Rosalba è arrivata quasi per caso e, si potrebbe dire, “all’ultimo minuto”. Un fuori itinerario nato dal passaparola tra comunità entusiaste dell’iniziativa. La prima settimana in Sicilia, inaugurata a Sambuca di Sicilia, si era conclusa con le tappe di Joppolo Giancaxio e Grotte, dopo Agrigento e Aragona e il fuori itinerario di Racalmuto. La seconda settimana, invece, si è aperta a Sutera e proseguita prima verso Cammarata e poi a Mussomeli. “A Sambuca eravamo una marea” riferisce Rosalba che era arrivata già “commossa dal messaggio di Anna Murgia, la sorella di Manuela trovata senza vita trentuno anni fa, a Cagliari, un caso oggi al centro di un’inchiesta per omicidio, dove la famiglia continua a chiedere verità e giustizia. Il messaggio di Anna a Rosalba voleva augurare buon cammino, nell’esprimere profonda gratitudine per tanto impegno”. E quello spirito, Rosalba se l’è portato dietro, quasi cucito addosso come i nomi sui nastrini che legano il filo della memoria lungo un viaggio che parte da lontano ma promette di arrivare anche oltre. Oltre il muro della violenza per abbatterlo, insieme. E intanto che si cammina si intrecciano legami. A Joppolo Giancaxio, l’associazione BeddaMé si è attivata per ricamare i nomi di Mussomeli, da poco affidati alla viandante: Francesca Sorce, Rosalia Mifsud, Monica Diliberto. Ancora una volta, per non dimenticare. Il nastro di Francesca Sorce è stato deposto lunedì 28 settembre a Sutera, al Plesso “Senatore G. Mormino”, dove le classi della Primaria e Secondaria di primo grado dell’Istituto Leonardo da Vinci di Mussomeli hanno incontrato Rosalba Castelli. Medaglia d’oro al valor civile, conferita dal Presidente della Repubblica, Francesca Sorce rimase vittima di un drammatico conflitto familiare nel 1998. I nastri di Rosalia Mifsud e di sua figlia Monica Diliberto, a sei anni dall’uccisione, inizialmente pensati per Sutera, dopo sono stati portati a Mussomeli, in virtù di una deviazione dell’itinerario richiesta dalla locale amministrazione, per la volontà di accogliere direttamente le storie e i nomi che “Orme d’Ombra” porta con sé. “Spunti e riflessioni sulla violenza di genere” il titolo che ha animato l’evento nella capitale del Vallone, fortemente voluto dall’assessore alle Politiche sociali, Yosella Schifano, patrocinato dal comune di Mussomeli e dalle associazioni Artemixia e Fidapa sezione di Mussomeli, di cui l’assessore Schifano è presidente. Dopo i saluti del sindaco Gianluca Nigrelli e dell’assessore Schifano, è intervenuta l’ideatrice del progetto, Rosalba Castelli appunto, che ha illustrato le tappe del suo viaggio, con alla mano il bastone del viandante. Un tributo doveroso, doverosissimo a Franca Viola, che ci ha dimostrato che cambiare si può, prima di ricordare a gran voce Monica e Rosa nel refrain “Siamo il grido altissimo e a gran voce di Monica di Rosa e di chi non ha più voce”. L’incontro, moderato dalla socia Fidapa, Maria Carmela Pitonzo, è stato arricchito dal contributo poetico di Liliana Genco Russo, socia Fidapa. Grande emozione fra i parenti delle vittime al momento della consegna dei nastri da custodire presso il palazzo di città di Mussomeli. Presenti il comandante della Stazione dei carabinieri di Mussomeli, maresciallo maggiore Vincenzo Taliano e il maresciallo Silvia Maida. L’evento si è concluso con l’inaugurazione della targa sulla panchina di via Palermo, in ricordo delle vittime di Mussomeli. Il viaggio, da qui, prosegue verso Castronovo, lungo una delle tre vie francigene della Sicilia. Ricardando, narrando, cantando le donne vittime di violenza, fin quando non ci saranno più nastrini d’appendere.
























