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Carcere di Caltanissetta, 263 detenuti per 183 posti e Italia Viva esorta: «Così la pena perde la sua funzione… Servono lavoro e strutture per il reinserimento»

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Caltanissetta – Duecentosessantatré detenuti per 183 posti regolamentari. Un sovraffollamento del 44 per cento che a Caltanissetta non è più soltanto un dato che palesa la criticità, ma ne fa una questione di dignità umana. Celle in cui si vive in più del dovuto, un organico che non può reggere il peso e una pena che rischia di ridursi a pura custodia. È la fotografia impietosa della casa circondariale Malaspina di Caltanissetta,  tracciata da Italia Viva, Casa Riformista, che ripropone il tema a pochi mesi dalla denuncia dello scorso marzo.

I dati, riferiti a settembre 2026, parlano chiaro. A fronte dei 154 agenti di polizia penitenziaria previsti in organico ce ne sarebbero meno, mentre gli educatori, chiamati a seguire percorsi trattamentali complessi, sarebbero pochi. Una pressione che si ripercuote sull’organizzazione dell’istituto e sulla capacità di garantire reali percorsi di recupero.

Italia Viva, che pur non avendo oggi rappresentanti in Consiglio comunale, ha fatto sentire la propria voce è s’è rivolta a tutte le forze politiche, «per l’utilità sociale delle idee e non per la loro provenienza». E ha riconosciuto, in questo contesto, «un riconoscimento sincero alla direzione, agli agenti, agli educatori e agli operatori sanitari che garantiscono ogni giorno sicurezza, assistenza e opportunità educative nonostante le difficoltà… Un impegno che non può essere lasciato da solo a fronteggiare criticità strutturali».

È guardando alla rieducazione della persona, per Ruvolo l’investimento vero è sul lavoro, perché «restituisce dignità, responsabilità e futuro… Non si tratta soltanto di offrire una seconda possibilità a chi ha sbagliato – è il concetto – ma di costruire una società più sicura».

da qui la proposta, già avanzata a marzo, ossia un tavolo territoriale permanente per la giustizia di comunità, con comuni, amministrazione penitenziaria, uffici di esecuzione penale esterna, servizi sociali, terzo settore, imprese e istituzioni competenti. l’obiettivo è individuare strutture e immobili disponibili, intercettare finanziamenti e promuovere percorsi di accoglienza, formazione e lavoro, per accompagnare i detenuti dalla detenzione a una reale autonomia.

L’appello finale è rivolto a forze politiche, amministratori e cittadini. «Non cerchiamo consenso attorno a una sigla, ma responsabilità attorno a progetti utili alla collettività, perché – ha concluso  Italia Viva – carcere, inclusione, lavoro e dignità delle persone «non appartengono a una parte politica».

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