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Aree interne, Anci Sicilia: «Piccoli Comuni non ai margini ma al centro di strategie di rinascita economica e sociale»

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Caltanissetta – Motore al centro di una nuova strategia di rinascita economica e sociale e non periferia marginale del Paese. Questo l’appello che Anci Sicilia ha lanciato guardando ai piccoli Comuni isolani.

Ai governi regionale e nazionale l’associazione ha chiesto un cambio di schema per fermare lo spopolamento e la carenza cronica di servizi.

«Gli enti – è stato spiegato dai vertici dell’Anci – lavorano ancora con una normativa complessa e anacronistica… E intanto le piante organiche sono ridotte all’osso e si moltiplicano dissesti finanziari e piani di riequilibrio e per questo servono procedimenti amministrativi più semplici».

La proposta, sostanzialmente, è ridisegnare la mappa territoriale, superando la logica dei piccoli centri isolati. Non fusioni, ma unioni di Comuni che gestiscano insieme uffici tecnici e amministrativi, asili nido, scuole e trasporti. Comuni organizzati in rete globalizzata.

«Dobbiamo smetterla di lottare semplicemente per difendere l’esistente», ha sottolineato il presidente di Anci Sicilia, Paolo Amenta, chiedendo un vero piano per il ripopolamento. «Come si può chiedere a una famiglia di restare o di trasferirsi in un piccolo Comune se mancano i servizi sanitari, se la pubblica istruzione è a rischio, se chiudono gli uffici postali e gli sportelli bancari?», è l’interrogativo posto dallo stesso Amenta.

Il nodo, per il segretario generale Mario Emanuele Alvano, è il personale. Un sistema burocratico rigido impedisce di assumere anche le poche figure necessarie ai servizi minimi. «Non possiamo lasciare i nostri sindaci a mani nude», ha rimarcato. «Senza incentivi concreti per mantenere vivi i presidi istituzionali, culturali, sociali ed economici, la qualità della vita crollerà», ha avvertito.

Il problema, come ha sottolineato il coordinatore nazionale della Consulta piccoli comuni di Anci, Alessandro Santoni, non è solo siciliano. Con l’agenda “Controesodo” l’associazione sta portando avanti un manifesto che chiede lo sblocco dei contributi per le piccole e medie opere contro dissesto idrogeologico e isolamento; più personale, con la stabilizzazione dei lavoratori del “pnrr”, deroghe per assumere tecnici e assistenti sociali e un pool flessibile di segretari comunali e, ancora, aiuti per i bilanci in crisi e, infine, una burocrazia più snella».

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