Perugia – La Corte d’Appello di Perugia ha revocato la sentenza di condanna per calunnia aggravata a carico di Vincenzo Scarantino, legata al depistaggio sulle indagini per la strage di via D’Amelio. I giudici hanno accolto l’istanza di revisione presentata dalla difesa, l’avvocato Vania Giamporcaro, con il parere favorevole della Procura generale che ha condiviso la tesi difensiva chiedendo l’assoluzione. È stato così annullato il verdetto emesso il 27 dicembre 2002 dal gup di Roma, Renato Croce, che aveva inflitto a Scarantino 8 anni di reclusione più 3 anni di misura di sicurezza, pena già interamente scontata.
Quel provvedimento, motivato all’epoca in cinque pagine, stabiliva anche un risarcimento danni nei confronti del collaboratore di giustizia Francesco Andriotta, costituitosi parte civile. Andriotta aveva accusato Scarantino sostenendo di aver raccolto le sue confidenze sulla strage del 19 luglio 1992 durante la detenzione nella stessa cella nel carcere di Busto Arsizio. Dichiarazioni che, poi, si sono rivelate false e che, nel processo “Borsellino quater”, hanno fatto scattare la condanna dello stesso Andriotta a 9 anni e 6 mesi di reclusione per calunnia aggravata ai danni di Scarantino, Salvatore Profeta, Cosimo Vernengo e Gaetano Scotto.
Sulla base della sentenza emessa dai giudici di Perugia, l’avvocato Vania Giamporcaro deciderà se presentare una domanda di risarcimento per ingiusta detenzione del suo assistito che ha etichettato come «un calunniatore calunniato».
L’originaria imputazione per calunnia a carico di Scarantino era scaturita dalla ritrattazione avvenuta il 24 settembre 1998 nel corso del processo d’appello “Borsellino uno”. È stato allora che l’imputato ha smentito le dichiarazioni attribuitegli da Andriotta, denunciando semmai di aver subito forti pressioni psicologiche e fisiche da parte dei componenti del gruppo investigativo “Falcone-Borsellino”, allora guidato dal questore Arnaldo La Barbera, con l’obiettivo di fargli rendere false confessioni durante gli interrogatori. Già nel 1994, i sostituti procuratori Ilda Boccassini e Roberto Saieva avevano segnalato la totale inattendibilità di Scarantino.






























