Caltanissetta – Non si schiudono le porte del carcere per tre dei partecipanti alla sommossa del centro di permanenza per i rimpatri di Pian del Lago. Lo ha deciso il giudice nel convalidare i provvedimenti restrittivi, in attesa del processo per direttissima a carico del trentatreenne marocchino K.A., ritenuto l’organizzatore dei disordini – assistito dall’avvocato Massimiliano Bellini – del quarantenne tunisino H.F., – difeso dall’avvocato Francesca Maria Prizzi e del venticinquenne algerino A.K – assistito dall’avvocato avvocato Maria Baglio – che restano in cella. Così ha deciso il tribunale nisseno.
Sono accusati, in concorso e a vario titolo, di rivolta all’interno dei centri di trattenimento e accoglienza per migranti, resistenza a pubblico ufficiale, devastazione e lesioni personali.
Ognuno di loro si è difeso. Il presunto promotore della rivolta, trentatreenne marocchino, si è difeso sostenendo di non avere né minacciato, né aggredito nessuno e che aveva con sé la stampella perché nei giorni sorsi si sarebbe fatto male.
Un altro ha spiegato che da giorni tenterebbe il suicidio e che il giorno dei disordini voleva darsi fuoco. Avrebbe pure ingerito le parti metalliche di un accendino.
Il terzo, infine, nel premettere di esser in difficoltà e di non volere lasciare l’Italia, ha affermato – un po’ come gli altri due – di non aver iniziato loro quella ribellione e che, piuttosto, sarebbero stati aggrediti dagli agenti. Poi, raccontando della situazione che regnerebbe all’interno della struttura di Pian del Lago, ha aggiunto che l’ambiente sarebbe terribile che all’interno a comandare sarebbero «quelli dalla pelle scura», riferendosi ai nigeriani e che nello stesso centro circolerebbe parecchia droga.
Secondo la tesi accusatoria, invece, i tre sarebbero tra i protagonisti di quel cao scoppiato all’interno del padiglione “C”, mentre venivano trasferiti alcuni stranieri in attesa di espulsione pronti per essere accompagnati all’aeroporto di Palermo.
Secondo la ricostruzione investigativa, è iniziato prima un lancio di bottiglie piene d’acqua e poi i rivoltosi hanno afferrato manici di scopa, stampelle, oggetti appuntiti, lame rudimentali e tubi di gomma minacciando gli agenti. In quei frangenti un poliziotto è rimasto ferito.
Poi hanno accatastato materiale ai cancelli d’ingresso, così da creare una barricata. E hanno appiccato il fuoco. Tra fiamme e fumo l’aria è diventata quasi irrespirabile, mettendo a rischio anche chi si era tenuto fuori da quella sollevazione di massa.
Azione che, peraltro, ha finito per danneggiare anche le strutture. La situazione s’è fatta presto così esplosiva da rendere necessario l’intervento di rinforzi. E a Pian del Lago sono presto arrivati altri agenti in servizio alla questura di Caltanissetta, il dodicesimo reggimento dei carabinieri di Sicilia, il gruppo pronto impiego della guardia di finanza e l’undicesimo reparto mobile della polizia di Palermo. E hanno dovuto faticare non poco per riportare la calma.































