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Cosa succede se la Russia finisce in default

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Palermo – Meno crescita, rappresaglie, stop alle forniture di materie prime all’industria, ma anche di grano e cereali. Nuovi rincari e strozzature, turbolenze finanziarie, rischi legali. Sono numerosi i canali con cui una insolvenza sui pagamenti della Russia, che secondo S&P Global potrebbe essere “imminente”, si scaricherebbe anche sulle economie avanzate. Già la prossima settimana ci sono delle scadenze da onorare e Mosca si trova a subire sanzioni internazionali “che non hanno precedenti per durezza”, hanno spiegato economisti e analisti dell’agenzia, durante un webminar sulle ricadute dell’invasione dell’Ucraina e delle sanzioni contro Mosca.
Lo scorso 3 marzo S&P ha ulteriormente declassato il rating assegnato alla Russia a CCC-. Decisioni analoghe sono state prese nei giorni successivi dalle altre due maggiori agenzie di rating: Moody’s ha tagliato la sua valutazione di affidabilità creditizia a “Ca”; Fitch a “C”. Tutti rating da pre insolvenza (agli stati insolventi vengono affibbiati i rating “D” o “SD” o “RD”, e “C” per Moody’s). Sulla Russia il default è piuttosto imminente, ci sono già alcune scadenze la prossima settimana”, ha affermato Roberto Sifon-Arevalo, managing director e capo analista sulle finanze pubbliche e internazionali di S&P Global Ratings.
E se insolvenza sarà, i problemi non riguarderanno solo la Russia, che del resto ormai è stata già estromessa con le sanzioni da moltissime transazioni con le economie avanzate – salvo alcune di quelle che più interessano alle controparti – mentre è scattato un esodo di imprese e chiusure di filiali locali. Ci sarà anche un impatto sugli altri Paesi e arriverà tramite 4 principali canali. Il primo, ha spiegato Alexandre Birry, capo della ricerca di S&P sulle istituzioni finanziarie, è quello degli scambi commerciali con la Russia. “L’impatto più forte sarebbe in Europa centrale e dell’Est, ma sarebbe rilevante anche in tutti i Paesi con scambi significativi con la Russia e in quelli che risultano dipendenti dal suo gas naturale o petrolio”. Il secondo canale di impatto è quello dei mercati dei capitali. “Specialmente – ha proseguito – se i crolli degli asset russi dovessero intaccare in maniera duratura” le dinamiche dei mercati. Il terzo canale con cui potrebbe ripercuotersi un default russo è quello di rappresaglie con cyberattacchi ma anche il rischio di dispute legali. I tecnici di S&P non sono scesi nei dettagli, ma il congelamento di asset e in particolare delle riserve in valuta estera della Banca centrale russa sembra prestarsi a non pochi contenziosi, in caso di insolvenza sui pagamenti, contro Paesi e istituzioni che hanno operato queste misure.
Infine, il quarto canale di rischio è quello di una crescita più bassa e di “un massiccio deterioramento” dell’economia, che potrebbe derivare da questa vicenda.
Perché ad oggi si è visto che “le sanzioni contro la Russia funzionano: secondo le nostre stime preliminari il Pil della Russia segnerà una contrazione del 6,2% nel 2020, con le sanzioni che tolgono 890 punti base alla crescita, che prima era attesa a quasi il 3%”, ha spiegato il capo economista di S&P Global, Paul Gruenwald.
Prima dell’invasione dell’Ucraina, “con il passaggio da Delta a Omicron del Covid le prospettive economiche globali erano positive. Poi l’invasione ha stroncato questo processo”, ha detto proseguito Gruenwald.
Sull’economia globale “la nostra valutazione preliminare è stata di abbassare di 70 punti base le stime di crescita al 3,4%, prevedendo meno crescita in praticamente tutti i Paesi. Ma questa è solo una valutazione preliminare”. E secondo Sifon-Arevalo “probabilmente non abbiamo ancora visto il picco del conflitto”.
Questo in linea generale. Ma poi ci sono degli aspetti specifici su cui le sanzioni alla Russia e l’eventuale conseguente default possono avere ricadute anche più gravi e insidiose per molti altri Paesi o settori. “Russia e Bielorussia sono davvero molto rilevanti per le forniture di alcuni metalli e minerali per l’industria. E qui ci sta un chiaro rischio di controsanzioni – ha avvertito Gareth Williams, direttore della ricerca sul settore Corporate dell’agenzia – l’export potrebbe essere sospeso e questo avrebbe un grave impatto sulle forniture”.
“La Russia ha anche una rilevanza massiccia sulla produzione globale di cibo, in particolare grano, mais e cereali”, ha proseguito Williams. Mentre in generale i Paesi europei sono dipendenti da gas e petrolio russi, e sarà difficile rimpiazzarli.
Infine, in questo disastro, come del resto in tutti i disastri ci sono anche “i vincitori”. Lo si è visto bene con multinazionali digitali, colossi dell’ecommerce o dell’intrattenimento in streaming durante i crolli dell’economia causati da lockdown e misure anti Covid volute dai governi.
Di questo ha parlato Barbara Castellano, analytical leader sui rating. “La difesa, ovviamente, è probabilmente il primo dei vincitori. Ma poi anche le attività su petrolio, raffinazione, qualunque settore di energia coinvolto e anche l’agricoltura avrà una forte domanda, anche se penso che dovrà froteggiare alti costi, dato che sappiamo che sui fertilizzanti ci saranno dei problemi”. La Russia è anche un grade produttore globale proprio di fertilizzanti.
“E più sul medio termine, i settori che beneficieranno della crisi saranno quelli impegnati sulla transizione energetica. Già in precedenza c’erano tanti investimenti, ora saranno accelerati – è la previsione – come su elettrificazione, batterie, litio e segmenti simili”.

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