Caltanissetta – Estorsione all’imprenditore, fatture fantasma per giustificare i bonifici e una parte dei quattrini destinati a mantenere i detenuti. E l’impianto accusatorio ha retto anche nel secondo passaggio in aula. Sì, perché la corte ha confermato le due condanne inflitte in primo grado. Senza sconti.
Dodici anni di carcere per il sessantenne Giuseppe Dell’Asta, già condannato in passato per associazione mafiosa – difeso dagli avvocati Dino Milazzo e Boris Pastorello – e indicato in passato come a capo della “famiglia” nissena. Sono otto gli anni per il sessantatreenne Giovambattista Vincitore – assistito dall’avvocato Davide Anzalone – pure lui sul banco degli imputati per estorsione aggravata dai metodi mafiosi e autoriciclaggio aggravato in concorso.
Già in primo grado erano stati condannati a risarcire le parti civili. Ruolo rivestito dal Comune di Caltanissetta – avvocati Daniela Sollima e Roberta Giordano – dall’imprenditore edile che sarebbe stato taglieggiato e il fratello – avvocato Renata Accardi – e dall’associazione Rete per la Legalità Sicilia aps – avvocati Luigi Cuba – impegnata contro racket e usura.
Dell’Asta, secondo l’accusa, avrebbe imposto all’imprenditore il pagamento ricorrendo anche a minacce esplicite come «qualcuno si sarebbe arrabbiato» in caso contrario. E per ogni giorno di ritardo, la somma sarebbe salita di cento euro.
Vincitore, amministratore della «Clis srl», call center di Serradifalco, avrebbe fatto il cassiere. Il denaro dell’estorsione gli sarebbe arrivato con bonifici sul conto e lui avrebbe schermato quei passaggi emettendo fatture alla vittima per forniture mai avvenute, di materiale pubblicitario o edile. Il pizzo, insomma, travestito da normale attività commerciale.
Poi il contante, prelevato al bancomat o allo sportello, sarebbe stato diviso tra i due, con una quota destinata al mantenimento dei detenuti.































