Home Cultura L’orgoglio nisseno a Palermo: l’architetto Nigrelli firma la rinascita di Villino Florio

L’orgoglio nisseno a Palermo: l’architetto Nigrelli firma la rinascita di Villino Florio

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Palermo – Sono di quelle cose cha hanno il sapore -raro- della differenza! La rinascita di Villino Florio si ricongiunge alla sua storia, in occasione della presentazione del progetto “Museo della Belle Epoque”, avvenuta mercoledì 10 giugno a Palermo, contestualmente alle celebrazioni per i cento anni dall’istituzione dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori della provincia di Palermo, “Cento anni di Ordine: architettura, memoria e futuro”. La felice congiuntura s’invera a partire dalla riqualificazione del “Villino di Vincenzo”, il progetto di musealizzazione che porta la firma di noti professionisti -di fatto assurti agli onori delle cronache palermitane, e non solo!- che rispondono ai nomi di Salvatore Nigrelli, Francesco Ferla, Danilo Maniscalco, Francesco Macaluso, architetti, e Giacinto Pipitone, giornalista. Nomi che, a vario titolo, hanno curato una “visione”. Alla quale va riconosciuto il merito di avere restituito un simbolo alla sua città. Quel gioiellino Liberty, partorito dal genio creativo di Ernesto Basile tra il 1900 e il 1901, su incarico dei Florio. Un “padiglione di delizia” che, fra gli altri, ha ospitato anche il kaiser Guglielmo II. Per essere poi, quasi interamente distrutto da un incendio, nel 1962. E, sempre la congiuntura, ha fatto sì che la storia … fattasi leggenda … incontrasse se stessa, a casa propria, fra le meravigliose sale di Palazzo Florio Wirz. Altra dimora storica della famiglia, che oggi è sede del prestigioso Ordine.
“Una sfida ambiziosa, quella di raccontare un periodo storico tanto complesso, quanto affascinante, compreso tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, intriso di profonde trasformazioni che, a Palermo, trovano una delle loro espressioni più significative nelle vicende della famiglia Florio”, così gli autori all’indomani dell’avvenuta presentazione, palesemente orgogliosi di aver potuto presentare ai colleghi di tutta l’isola la loro posizione teorico-progettuale su un bene storico, nell’ambito di una tappa fondamentale della loro storia istituzionale, qual è appunto il centenario dell’Ordine. Di fatto, l’obiettivo delle giornate, fortemente volute dalla presidente Giuseppina Leone, è stato quello di raccontare il valore della memoria professionale e il ruolo dell’architettura, tra passato, presente, futuro. Alla “memoria” è stata dedicata la premiazione dei decani iscritti all’Ordine, con oltre cinquant’anni di anzianità professionale. Nel “presente”, invece, è stato inserito il progetto “Museo della Belle Epoque”, in virtù del suo forte valore simbolico, posizionato com’è all’interno di un “topos”, fisico e figurativo, qual è l’antico Parco dell’Olivuzza, all’interno del quale convive ciò che è rimasto quando tutto ebbe fine. Un patrimonio storico condiviso e profondamente identitario della città. I lavori di presentazione sono stati introdotti dalla dottoressa Laura Cappuggi, direttrice del Centro Regionale Inventario, Catalogazione e Documentazione (C.R.I.D.), che ha fornito il prezioso patrimonio documentale e iconografico con cui è stato possibile costruire l’impianto narrativo e i contenuti del Museo. Restituendo ai presenti una autentica e scientificamente fondata rappresentazione della Palermo della Belle Epoque e dei Florio. A seguire, gli architetti Nigrelli e Ferla hanno illustrato la visione e gli obiettivi del futuro Museo. Mentre, Maniscalco ha tracciato un excursus storico del periodo e Giacinto Pipitone ha curato un approfondimento dedicato alla Targa Florio.
I progettisti hanno sottolineato come un progetto di tale complessità sia passato attraverso la lungimiranza istituzionale della Soprintendenza ai Beni Culturali di Palermo che ha sostenuto una visione così innovativa. Un particolare ringraziamento hanno voluto rivolgerlo alla soprintendente Selima Giuliano, al responsabile unico del progetto, Fabio Paci, e al comitato scientifico per avere promosso un percorso in cui ricerca scientifica, turtela e innovazione tecnologica hanno trovato una sintesi concreta. Alla fine, il futuro, ha visto protagonisti due classi della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo Sara Campanella di Brancaccio. Un vero e proprio momento di ascolto del futuro, attraverso elaborati e riflessioni dei ragazzi che hanno espresso la loro percezione dell’architettura e degli spazi del proprio quartiere. Architettura, dunque, come strumento di conservazione della memoria, interpretazione del presente, costruzione del futuro.

Non poca soddisfazione è stata espressa anche dalla presidente dell’Ordine degli Architetti di Caltanissetta, Rosa Galiano, orgoliosa di avere tra i propri iscritti una delle firme del progetto, Nigrelli, le cui origini dell’entroterra nisseno, sono state motivo di orgoglio per la presidente Galiano.

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