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Per sopravvivere gli stadi delle squadre spagnole si stanno trasformando in hub per eventi

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Il calcio moderno è diventato a suo modo un industria che non si limita più a essere un evento da novanta minuti in campo: nel corso degli ultimi anni questo paradigma si sta riflettendo, ad esempio, su come vengono gestiti gli stadi che si sono trasformati da semplici contenitori per partite a dei veri e propri centri polifunzionali, attivi e vivi sette giorni su sette.

 

In Europa questo tipo di innovazione sta venendo portata con un certo grado di forza dal mondo spagnolo, i cui club si stanno dimostrando molto lungimiranti e hanno compreso quanto la sopravvivenza economica possa passare attraverso un utilizzo quotidiano e versatile degli stadi, oltre che contenitori delle competizioni più importanti o case per i risultati delle scommesse champions league.

C’era una volta lo stadio vuoto…

Il cambio di paradigma Spagnolo si è praticamente consolidato all’interno del loro immaginario: i club della Liga, infatti, hanno iniziato a pensare agli stadi come a dei poli multi-evento con lo scopo di generare ricavi durante il corso di tutto l’anno, non limitandosi soltanto al campionato di calcio. L’Atlético Madrid, in questo caso, porta un esempio fulgidissimo di questo paradigma: oltre 200 manifestazioni durante tutto il corso dell’anno tra concerti, convention aziendali, show televisivi e tanto altro ancora: praticamente il doppio rispetto allo stadio più utilizzato dell’intera Premier League, che ricordiamo è la lega più “importante” del mondo europeo dal punto di vista economico.

 

Tutto questo viene chiaramente agevolato dall’avere un impianto nuovissimo come il “metropolitano”, che è stato progettato fin dall’inizio con il chiaro obbiettivo di avere degli spazi modulabili, dagli accessi facili e un layout quanto più privo possibile di barriere architettoniche. Questo paradigma è comunque figlio di un’idea più grande: il “plan impulso” promulgato dalla Liga Spagnola, che ha avuto fin da subito l’obbiettivo di ringiovanire gli stadi spagnoli (che in media avevano più di 40 anni prima delle recenti ristrutturazioni) attraverso quattro miliardi di euro di investimenti in infrastrutture.

Si, ma cosa succede in uno stadio quando non si gioca?

Secondo i dati raccolti durante la stagione 2024/2025, i club spagnoli hanno abbattuto il record di affluenza con 17.3 milioni di spettatori paganti, un incremento del 7.5% rispetto l’anno precedente con altri margini di crescita. Questi margini di crescita derivanti dalle scelte delle società iberiche di investire nell’hospitality, con offerte premium riservate ai tifosi più esigenti ma anche e sopratutto all’eventistica, offrendo ad aziende private esterne al mondo sportivo la possibilità di affittare lo stadio per una serata per i loro eventi. Non è tutto: gli stadi possono anche prendere accordi anche con associazioni locali per far eseguire le loro attività sul suo, con l’accordo di comuni e prefetti.

Certo, il divario tra Spagna e Italia è ancora sotto gli occhi di tutti e non solo nelle quote delle scommesse oggi su Betfair; in serie A sono pochissimi gli impianti a vivere a pieno ritmo durante il corso della settimana perché l’impianto burocratico del bel paese sta ancora discutendo di nuove costruzioni, mentre altrove si è già tornati all’utile quotidiano. Ci sono esempi “virtuosi”, come ad esempio il centro sportivo Viola Park di Firenze che sta venendo usando per diverse tipologie di eventi ma gli stadi di squadre come Roma, Inter, Milan o Juventus rimangono vuoti per la metà del tempo e sui conti a fine anno queste inattività si vedono eccome.

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