Home Cronaca Morte bianca, nove anni dopo arrivano tredici condanne

Morte bianca, nove anni dopo arrivano tredici condanne

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Gela – Tutti colpevoli per una morte bianca. Nessuno escluso. Così si è chiuso il processo che ha preso le mosse dal decesso di un dipendente della raffineria di Gela.

In particolare per l’incidente sul lavoro che è costato la vita dell’allora trentenne gelese Francesco Romano. Il giovane, padre di due figliolette, nove anni fa è rimasto schiacciato da una grossa tubatura. Un incidente evitabile secondo l’accusa e le parti civili.

È – seguendo un ordine secondo entità della pena – di un anno e otto mesi la condanna per Alberto Bertini,  Bernardo Casa,  Fabrizio Zanerolli, Marco Morelli,   Nicola Carrera,  Patrizio Agostini,  Rocco Fisci  Sandro Iengo e  Serafino Tuccio; diciotto mesi per Angelo Pennisi, Vincenzo Cocchiara e Mario Giandomenico; sedici mesi a Salvatore Marotta, tutti della società per cui la vittima lavorava.

Chiudono il quadro tre assoluzioni che hanno interessato, in particolare, Fabrizio Lami, Guerino Valenti e Ignazio Vassallo.

Ma non è tutto. Già perché il giudice ha anche riconosciuto ai familiari della vittima, costituiti parte civile, il diritto a un risarcimento dei danni  che verrà stabilito in un successivo procedimento civilistico.

Gli imputati sono stati tirati in ballo per rispondere, a vario titolo, dei reati di omicidio colposo e violazione delle norme di sicurezza.

Alla base della tragedia, secondo l’accusa, vi sarebbe stata una profonda carenza di misure di sicurezza all’interno di quel cantiere.

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