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Morte Barbieri, il pilota Bruno Catania: “Confondere il base jumping col parapendio è disinformazione”

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A sinistra Luca Barbieri, a destra Bruno Catania
Il pilota di volo libero Bruno Catania

Caltanissetta – Non ci sta a fare di tutti gli sport di volo un fascio. Bruno Catania, tra i più esperti piloti di volo libero in Sicilia e in Italia, esprime la sua disapprovazione per la terminologia usata dai media per dare notizia della morte di Luca Barbieri, avvenuta mentre praticava base jumping  nel capoluoogo nisseno.  Lo sportivo mussomelese che ha alle spalle 30 anni di volo in deltaplano e parapendio  puntualizza: “Il ragazzo che ieri ha perso la vita lanciandosi da un viadotto era un  B.A.S.E jumper, cioè un paracadutista estremo. Praticare l’estremo significa che non sono ammessi i pur minimi errori e che se commessi non ci sono margini di recupero. Purtroppo ho anche appreso che certa stampa ha titolato confondendo questa pratica con il parapendio. Il parapendio è una disciplina aeronautica regolamentata da un’apposita normativa  la quale prevede oltre all’attività da diporto anche l’agonistica, del resto come qualsiasi altra pratica sportiva che si pratica normalmente a terra. Mentre va precisato che Il B.A.S.E jumping, acronimo di buildings (edifici); antennas (antenne); span(ponti); earth (rilievi naturali), è il lancio che si effettua da questi manufatti o strapiombi naturali, che peraltro, si aggiunga, non ha nulla a che vedere con la tuta alare, spesso menzionata e confusa pure essa in questa occasione, forse perchè il ragazzo deceduto le praticava entrambe. Il B.A.S.E pur traendo origine dal paracadutismo sportivo aviolanciato con quest’ultimo ha poco da spartire, soprattutto per quanto riguarda il tema della sicurezza. Proprio per l’elevatissimo rischio che comporta non può considerarsi uno sport, ragion per cui non potrà mai essere regolamentato, anzi, spesso viene praticato in clandestinità, stante che nella maggior parte dei paesi del mondo è considerato illegale. Con questo non sto qui a sindacare quello che fanno gli altri: ognuno della propria vita ne fa, consapevolmente, quello che vuole. Mi premeva puntualizzare perché ritengo il parapendio uno sport relativamente sicuro, anche più di quanto si possa immaginare, certamente non meno sicuro di altre discipline di comune pratica e dal rischio socialmente più accettato, ma non per questo scevre da gravi insidie. Recentemente avendo appreso le statistiche degli incidenti in bicicletta (in Italia un morto ogni 32 ore) sono rimasto basito, essendo anche io un praticante della MTB. Tornando al parapendio. Le case costruttrici sul tema della sicurezza hanno fatto passi da gigante, rendendo queste ali dei veri e propri capolavori di ingegneria aeronautica…certo il buon senso glielo deve mettere il pilota. In Sicilia poi è un sport in costante crescita, sia per quanto riguarda i semplici piloti da turismo sia i piloti competitori. Questi ultimi hanno raggiunto, proprio nell’anno appena trascorso, i vertici delle classifiche sia nazionali che mondiali. Per non parlare poi dell’indotto turistico che crea la pratica del parapendio biposto, offrendo agli avventori forti emozioni in totale sicurezza. Quindi, concludendo, chi è preposto a fare informazione che dia le notizie corrette! Magari documentandosi…che poi dovrebbe essere la norma“.

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