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Archivio | Cronaca

 

Distribuzione acqua, il calendario con i giorni nei Comuni del nisseno

Distribuzione acqua, il calendario con i giorni nei Comuni del nisseno

MUSSOMELI – Da ieri vi è stata la ripresa dell’esercizio dell’acquedotto Fanaco da parte di Siciliacque. Di seguito i turni di distribuzione per ciascun comune:

Acquaviva: la distribuzione è ripresa già da oggi in tutto il comune

Bompensiere: la distribuzione è ripresa già da oggi in tutto il comune

Campofranco:

12/02 accumulo

13/02 zona bassa

14/02 zona alta 1

15/02 zona alta 2

16/02 zona media

17/02 zona bassa

Milena: la distribuzione è ripresa regolarmente

Montedoro: la distribuzione è ripresa regolarmente

Mussomeli:

12/02 via Napoli, settore nuovo, Madrice, S. Giovanni, s. Enrico vecchio

13/02 Ponte, s. Croce, medio, Bosco, Germano

14/02 ospedale

15/02 via Napoli, settore nuovo, Madrice, s. Giovanni, s. Enrico vecchio

16/02 Ponte, s. Croce, medio, Bosco, Germano

17/02 ospedale

Serradifalco:

12/02 accumulo

13/02 zona alta

14/02 accumulo

15/02 zona bassa

16/02 zona alta

17/02 accumulo

Delia:

12/02 zona alta e media

13/02 zona bassa e alta

Sommatino:

12/02 zona bassa, I Maggio, Quattro Aratate

13/02 accumulo

14/02 zona media e alta

Sutera:

12/02 accumulo

13/02 zona bassa

14/02 zona media

15/02 zona alta

16/02 zona bassa

17/02 zona media

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sutera, il convegno sul castello di Monte San Paolino entusiasma studiosi e appasionati

sutera, il convegno sul castello di Monte San Paolino entusiasma studiosi e appasionati

Sutera – Lo scorso 8 febbraio 2019 presso l’ex Convento dei Padri Carmelitani, oggi adibito a museo etnoantropologico, si è svolto un convegno dal titolo “IL CASTELLO SUL MONTE SAN PAOLINO: studi per la sua riscoperta” dedicato anche al ritrovamento di una pietra incisa recante i segni della Triplice Cinta. Il ritrovamento è avvenuto all’interno di una cisterna posta sopra la rocca di San Paolino, dove vi sono i ruderi dell’antico castello, in occasione della manifestazione “Puliamo il buio” promossa da una associazione speleologica “Le Taddarite” e dal Comune di Sutera. Il convegno aperto dai saluti del Sindaco di Sutera Giuseppe Grizzanti, si è articolato con i relatori, il video messaggio della dottoressa bresciana, Marisa Uberti, che dirige il Centro Studi Triplice Cinta, e un video realizzato con il drone dove insiste il Castello. Il Prof. Maurici ha parlato dei castelli demaniali della Sicilia sottolineando la presenza nella mappa di quel tempo del castello di Sutera. L’Arch. Vullo ha condiviso i suoi studi su documenti della Chiesa Madre di Sutera che testimoniano l’esistenza del Castello, almeno fino agli inizi del 1600. Il Dott. Filippo Sciara attingendo a documenti storici e a materiale fotografico, ha potuto dimostrare l’esistenza del Castello di Sutera che veniva utilizzato come prigione, considerata l’inaccessibilità del Monte San Paolino con le varie cinte murarie ancora presenti. Il Dott. Guzzardi ha mostrato le analogie della pietra ritrovata a Sutera con quelle ritrovate a Noto Antica, sottolineando che l’incisione della Triplice Cinta probabilmente è il gioco del filetto, praticato dalle guardie nei tempi del medioevo. Infine il dott. Marco Vattano ha portato la testimonianza del ritrovamento della pietra, frutto anche della convenzione stipulata con il comune di Sutera. “E’ stato un convegno partecipato e ha aperto uno spiraglio di luce sulla storia antica di Sutera e del suo castello” – dice il moderatore della serata Nino Pardi – “Abbiamo chiesto al Sindaco di creare le condizioni per aprire una seziona archeologica all’interno dell’esistente museo, utile a stimolare l’interesse degli studiosi e il coinvolgimento della comunità suterese”. Il sindaco Grizzanti: “Questo convegno ha destato tanto interesse e curiosità è il punto di partenza per iniziare un percorso di ricerca storica e scavi che sicuramente ci faranno scoprire tanti segreti che il castello nasconde, come quello della Triplice Cinta”. Alla fine del convegno il Sindaco Grizzanti, l’Ass. alla Cultura Difrancesco e tutti gli ospiti hanno inaugurato la teca con la Triplice Cinta e il pannello illustrativo che da lunedì 11 febbraio 2019 sarà sempre visitabile al Museo etnoantropologico di Piazza Carmine a Sutera. Durante il convegno il prof. Antonio Vitellaro presidente della Società Nissena di Storia Patria ha dato la sua disponibilità a pubblicare gli atti del convegno.

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Mafia e delitti nel Vallone, anche i boss chiedono la scarcerazione

Mafia e delitti nel Vallone, anche i boss chiedono la scarcerazione

Mussomeli – I boss, così li indicano gli inquirenti, chiedono l’annullamento dell’arresto. Le istanze di coloro che sono ritenuti i capimafia di Campofranco, in tempi e con spessore differenti, sono andate ad aggiungersi ad altre già presentate al «Riesame».

Con altri coinvolti – di Mussomeli e Campofranco – nel blitz «Gallodoro» che si sono anch’essi rivolti al tribunale per le medesime ragioni.

E la lista s’è aperta con i ricorsi presentati dai campofranchesi  Domenico «Mimì» Vaccaro e Angelo Schillaci e, ancora, il quarantaquattrenne di Mussomeli, Salvuccio Favata, i campofranchesi Claudio Rino Di Leo, Calogero e Giuseppe Modica e il sancataldese Vincenzo Scalzo – difesi dagli avvocati Antonio Impellizzeri, Danilo Tipo, Oriana Limuti, Salvatore Daniele, Calogero Vinci e Giovanni Castronovo  – chiamati in causa con contestazioni differenti.

Vaccaro, Schillaci e Giuseppe Modica per il delitto di  Gaetano Falcone di Montedoro e armi;  Di Leo per mafia e droga; Calogero Modica per mafia ed estorsione;  Favata e Scalzo per stupefacenti con la loro presunta appartenenza a una rete organizzata di trafficanti.

Altri indagati nella stessa operazione dei carabinieri del Ros, prima di loro, si sono già rivolti al tribunale del riesame di Caltanissetta.

Il primo di tutti è stato il montedorese Nicolò Falcone, accusato di avere avallato la decisione di uccidere il cugino, poi i campofranchesi Antonino e Alexander Giulio Lattuca e il presunto capomafia di San Cataldo,  Maurizio Calogero Di Vita – difesi dagli avvocati Dino  Milazzo e Diego Guadagnino – con i due fratelli tirati in ballo per droga, il presunto boss per mafi

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Droga nascosta in cucina, denunciata una donna

Droga nascosta in cucina, denunciata una donna

Caltanissetta – La droga era nascosta in cucina. In dispensa, tra i prodotti da mangiare. È lì che gli agenti di polizia, durante un servizio di controllo mirato proprio alla repressione del fenomeno spaccio, l’hanno scovata in casa di una donna.

Azione che ha segnato l’ennesima scoperta nel cuore del centro storico e in abitazione in cui vivono stranieri che si sono stabiliti in città e che, sempre più, sembrerebbero essersi radicati nello smercio al dettaglio di stupefacenti.

Lo attestano le decine e decine di denunce e arresti effettuati dalle forze dell’ordine nei mesi scorsi con il sequestro, complessivamente, di una gran quantità di droga. Soprattutto hashish e marijuana.

In questo caso è stata  una trentatreenne di origine nigeriana ad essere scoperta con il “fumo”. In tutto ne sono stati recuperati nella sua abitazione 22 grammi.

Il panetto era stato sistemato su una mensola della cucina. Per lei è arrivata la segnalazione alla procura per detenzione e spaccio di stupefacenti.  L’ennesima denuncia che va ad aggiungersi ad una lista che si fa sempre più lunga.

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«Sospetta banda di ladri in trasferta», 4 denunciati

«Sospetta banda di ladri in trasferta», 4 denunciati

Caltanissetta – È una potenziale banda di ladri in trasferta quella che la polizia ha intercettato, smascherato e segnalato alla procura.

Quattro sospetti, tutti del Catanese, che una pattuglia della polizia stradale ha incrociato ad un posto di controllo effettuato non distante dal centro di Santa Caterina.

È stato l’eccessivo nervosismo mostrato dagli occupanti di quella Hyundai ad indurre gli stessi agenti approfondire i controlli.

E le sorprese, in effetti, non sono mancate. Sì, perché nel baule posteriore dell’auto sono stati trovati una mazza di ferro, due tubi di acciaio, una chiave, un flex con undici dischetti e un piccone.

Tutta attrezzatura ritenuta da scasso. Peraltro il quartetto non sarebbe stato in grado di fornire una spiegazione sul perché trasportasse quegli attrezzi nel bagagliaio.

Tutti gli oggetti sono stati sequestrati mentre i quattro sono stati poi denunciati per possesso ingiustificato di chiave alterate e di grimaldelli.

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Vittime delle foibe, medaglia d’onore al nipote di un martire

Vittime delle foibe, medaglia d’onore al nipote di un martire

Caltanissetta – È durante una sobria cerimonia in prefettura che, nel giorno della memoria, è stata consegnata una medaglia d’onore conferita dal Presidente della Repubblica.

È stata affidata a Francesco Febbrile, nipote di Filippo Febbrile, martire nisseno delle foibe  caduto in Friuli il 16 marzo 1945.

È stato il prefetto Cosima Di Stani a presiedere la cerimonia a cui hanno preso parte anche il sindaco di Sommatino e d i vertici delle forze dell’ordine

Il prefetto si è soffermato «sull’elevato significato civile della cerimonia, quale doveroso omaggio alla vittima, con un sentito riconoscimento ai familiari colpiti da una così grave tragedia umana»

Lo stesso rappresentate di governo ha poi concluso ribadendo come «simili giornate servano al Paese per coltivare la memoria e non dimenticare le sofferenze subite dal popolo italiano, mantenendone saldo il ricordo tra i più giovani e le generazioni future».

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I cittadini insorgono: “Strade comunali di Mussomeli piene di buche e pericoli”

I cittadini insorgono: “Strade comunali di Mussomeli piene di buche e pericoli”

MUSSOMELI –  Che le strade provinciali siano disastrate è un dato di fatto, ma anche quelle comunali ad alta percorrenza non stanno messe meglio, vedasi le strade di accesso e deflusso alla Cittadella degli studi, che abbisognerebbero di interventi urgentissimi visto che ogni giorno diverse centinaia di studenti e docenti le percorrono. Tutte le strade del centro abitato abbisognano comunque di essere asfaltate. Peggio stanno messo le strade nell’immediata periferia cittadina, come ha segnalato il titolare di una rinomata fabbrica di mobile, Sebastiano Genuardi: «La via Valentino Mazzola la percorro quattro volte al giorno. E’ una strada del Comune di
Mussomeli. In questa strada, ogni giorno decine di persone fanno jogging, a rischio della propria incolumità, perché l’automobilista che cerca di scansare una buca può trovarsi davanti uno sportivo. Non dico che come tutte le strade al mondo dovrebbe aver i pali di luce, e neppure che dovrebbero passare gli operai della nettezza urbana a ritirare la spazzatura. Mi rendo
conto che sarebbe un’utopia. Chiedo però di intervenire per sistemare qualche buca pericolosa, senza aspettare il primo ricovero in ospedale causato da un malaugurato incidente con conseguenze per tutti i responsabili, Insomma, si può intervenire senza aspettare i danni alle persone?». Non è certo la prima volta che vengono sollecitati interventi in
quella zona, contrada Casazza. «Ma il sindaco, un habitué della corsetta domenicale, non si accorge in quale condizione di degrado versa il posto che amministra?» lamentò in passato un cittadino
riferendosi a quelle strade. Uno stato di fatto che perdura da anni, tant’è che era stata ipotizzata l’attuazione di un cantiere per ripristinare la strada dello jogging, ma gli anni passano e la situazione peggiora. Invero nei mesi scorsi alcune buche sono state riparate, le più vistose, ma è tutta la zona, come del resto tutte le strade di Mussomeli, che abbisognano di essere asfaltate.

Roberto Mistretta, La Sicilia

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«Da Vaccaro arrivò l’ordine di uccidere il milocchese Tona che ebbe contrasti col capomafia di Mussomeli»  

«Da Vaccaro arrivò l’ordine di uccidere il milocchese Tona che ebbe contrasti col capomafia di Mussomeli»  

MUSSOMELI – L’ordine di uccidere il milocchese Pietro Tona sarebbe arrivato da Lorenzo Vaccaro che, poi, avrebbe pagato con la vita per questa sua direttiva. A svelarlo sono stai alcuni collaboratori di giustizia, a cominciare dall’agrigentino,  Ignazio Gagliardo, tra le pieghe dell’inchiesta su mafia e delitti nel vallone ribattezzata «Gallodoro».

È un intreccio d’interessi economici, vendette e lotte di potere quello che emerge dalle rivelazioni rese ai magistrati della Dda nissena da ex uomini di Cosa nostra, del Vallone e dell’Agrigentino, che  poi hanno deciso di saltare il fosso

L’agguato a Pietro Tona, consumato nel lontano ’96  e di cui s’è autoaccusato il campofranchese Maurizio Carrubba –  secondo gli inquirenti – sarebbe stata una risposta dell’ala vicina  Bernardo Provenzano per l’uccisione dei fratelli riesini D’Alessandro.

Tona, secondo la tesi dei pentiti, era legato da un particolare feeling con la mafia agrigentina – tant’è che  a un certo punto avrebbe pure sostenuto la latitanza del boss Salvatore Fragapane. E quando è stato assassinato, Fragapane era stato già arrestato. E tra lui, il milenese, e il capomafia di Mussomeli, Sebastiano Misuraca, a capo dello stesso mandamento, sarebbero sorti contrasti. Per appianarli sarebbe stato organizzato un vertice. A dividere i due sarebbe stata una richiesta di pizzo che lo stesso Misuraca avrebbe avanzato nei confronti di un’impresa mussomelese che stava effettuando lavori a  Milena. In particolar e l’impresa Nigrelli di Mussomeli stava realizzando un mercatino a Milena. E, secondo il pentito agrigentino Gagliardi, dal punto di vista mafioso Milena non avrebbe goduto di particolare forza  e sarebbe stata guidata dai “campofranchesi”.

E, come risposta, Tona avrebbe chiesto all’ora boss di Racalmuto, Di Gati, d’intervenire per bloccare, in relazione all’appalto in questione, lo stop alla fornitura di calcestruzzo che era stata affidata a Gagliardo.

E quest’ultimo sarebbe stato chiamato  dai tre uomini d’onore di Milena – indicati dallo stesso Gagliardo in «Ciccu Randazzo, Pietro Tona e zu Pepè Tarallieddru» –  per bloccare la fornitura. E il titolare dell’impianto di calcestruzzi ne avrebbe parlato con l’imprenditore di Mussomeli che aveva ricevuto l’appalto per realizzare il mercatino. E per questa storia vi fu una riunione mafiosa.

E, ancor prima della riunione, per dirimere la questione, si sarebbe poi tenuta a Milena in casa di Francesco Randazzo, il “mammasantissima” Sebastiano Misuraca avrebbe affidato la gestione della vicenda a Lorenzo Vaccaro, di Campofranco.

A quella riunione in casa di Randazzo avrebbero poi partecipato lo stesso Tona, Misuraca, Giuseppe Palumbo, Lorenzo Vaccaro e gli agrigentini Gagliardi, Di Gati. Gli ultimi due sono arrivati a quel summit armati di pistola. Pronti, secondo gli stessi collaboranti, a sparare al comandamento di Mussomeli, Sebastiano Misuraca, nel caso in cui la situazione fosse degenerata. Ma in quella circostanza, neanche Di Gati, nonostante il legame con Tona, avrebbe potuto prendere le difese di quest’ultimo. E tirandosi un po’ fuori avrebbe investito della questione il campofranchese Lorenzo Vaccaro.

Lo stesso Di Gati, riferendosi sempre alla situazione mafiosa nel Nisseno,  ha rivelato che dopo la cattura di Giovanni rusca «’u verru», avrebbe partecipato a un summit che si sarebbe tenuto nella casa di campagna di Pietro Tona. Sareberostati presenti anche Giuseppe Palumbo, Vincenzo Licata di Grotte, Carmelo Milioto e Giuseppe Vetro di Favara, Giuseppe Fanara di Santa Elisabetta Leonardo Fragapane e, per il nisseno, Pino Cammarata di Riesi e Gaetano Falcone di Montedoro. E in quella circostanza sarebbe stata deliberata l’uccisione di Lorenzo Vaccaro, che avrebbe creato malcontento nella gestione dei guadagni derivanti dalal estorsioni. E di questo si sarebbero lamentati Tano Falcone e Pietro Tona.

In questo incrocio di vendette, poi, Vaccaro avrebbe fatto uccider e Tona. Ma poi il fronte opposto in Cosa nostra avrebbe ottenuto vendetta. Perché nel gennaio del ‘98 Lorenzo Vaccaro e il suo autista, Francesco Carrubba sono stati uccisi in un agguato a Catania. Il rappresentante provinciale di Cosa nostra nissena, Giuseppe «Piddu» Madonia, non avrebbe avallato il progetto di assassinare Lorenzo vaccaro. Perché a lui sareb estato legato da affetto.

Tra le pieghe delle sua rivelazioni, il collaborante Di Gati ha riferito che vi fossero stati malumori per un paio di ragioni. Perché in carcere Domenico «Mimì» vaccaro non avrebbe rivelato a Fragapane chi aveva ucciso Tona. E perché lo stesso Vaccaro, durante l’ora d’aria,  non sarebbe rimasto insieme a uomini d’onore, ma avrebbe passeggiato con detenuti comuni.

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«Non la sequestrarono e non abusarono di lei», cadono le accuse a due ragazzini

«Non la sequestrarono e non abusarono di lei», cadono le accuse a due ragazzini

Caltanissetta – L’avrebbero sequestrata in campagna per poi violentarla. Questa, almeno, è stata la teoria dell’accusa. Ma il verdetto dell’aula ha detto altro: non  hanno abusato della loro amica. Adolescente esattamente come loro.

A queste conclusioni è giunto il tribunale per i minorenni che non ha condiviso il teorema accusatorio a carico di due ragazzi sancataldesi  – difesi dagli avvocati Giuseppe Dacquì e Michele Micalizzi –  a quel tempo sedicenni, accusati di avere abusato di una quindicenne pure lei di San Cataldo.

Il Collegio giudicante, infatti, li ha assolti perché «il fatto non sussiste», a fronte di una richiesta di condanna, avanzata dalla procura, a 8 anni di reclusione.

I presunti fatti che sono stati al centro dell’istruttoria risalirebbero al settembre del 2011. Quando in un paio di circostanze racchiuse nell’arco di pochi giorni, è stata la tesi degli inquirenti,  la ragazza sarebbe stata condotta a forza in campagna – da qui l’ipotesi di sequestro di persona – e poi ne avrebbero abusato.

Indagine tecniche, curate dagli esperti del Ris di Messina, non avrebbero però rilevato tracce di quella violenza. E alla fine, adesso, il tribunale, così come sollecitato dalla difesa, ha assolto i due allora minorenni e oggi alle soglie dei 24 anni.

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Guasto alla rete idrica, stop alla fornitura d’acqua in tutto il Vallone

Guasto alla rete idrica, stop alla fornitura d’acqua in tutto il Vallone

MUSSOMELI – Al Vallone, ancora una volta viene chiuso il rubinetto dell’acqua. Con un laconico e breve comunicato, infatti, Siciliacque comunica  che a causa di un guasto all’adduttore denominato Fanaco, sarà interrotta la fornitura idrica ai seguenti comuni: Acquaviva Platani,  Mussomeli,  Campofranco,  Sutera,  Milena, Montedoro,  Bompensiere,  Serradifalco, San Cataldo solo per le zone distribuite dai serbatoi Pizzo Carano e Don Bosco,  Delia,  Sommatino”. Allo stato non  forniti ulteriori informazioni nè sulla durata dell’interruzione e neppure sui tempi della riparazione.

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