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Archivio | febbraio, 2019

 

Se ne è andata la preside Sardisco, lady di ferro della scuola media

Se ne è andata la preside Sardisco, lady di ferro della scuola media

MUSSOMELI – Ieri alle 19 nella sua abitazione palermitana di via Telesino aveva scambiato due chiacchiere con la persona che l’aiutava a governare la casa dove viveva con il fratello, alle 21 l’hanno trovata esanime. Così a 91 anni si è scritta la parola fine all’esistenza della lady di ferro, Teresa Sardisco. Lei che è stata iconica guida delle scuole medie di Mussomeli. Autorevole, autoritaria,  doverista e rigorosa nel lavoro. Dismessi gli abiti di dirigente scolastica, usciva fuori la sua indole comprensiva, umana, affettuosa. Così questo atteggiamento bivalente ha fatto si che apparisse  austera, burbera e severa,  tanto che non c’era alunno a cui il suo sguardo non incutesse timore. Un attimo dopo emergeva la persona capace di slanci di infinita umanità e bontà. Per questo oggi  la piangono, unanimemente, insegnanti, ex scolari e conoscenti,  consapevoli che dietro quella corazza di rigore e disciplina, si celava una donna piena di empatia, che adorava i suoi alunni, i docenti e il personale della scuola, considerati alla stregua della sua famiglia. Era, infatti, rimasta  nubile, “consacrata”alla causa scuola di cui aveva sposato, totalmente,  la missione formativa. Laureata in lettere, la palermitana  professoressa Sardisco iniziò la sua esperienza nell’amato “Vallone” a Campofranco, dove insegnò per alcuni anni. Nel 1970 approdò alla scuole medie come preside, una carica che mantenne per quasi trenta anni, fino al pensionamento, avvenuto alla fine degli anni novanta. Lei era così, si innamorava dei luoghi, delle persone,  delle case. In questo modo  non le è stato difficile considerare Mussomeli il suo paese, ripeteva compiaciuta “Ho trascorso più tempo qui che a Palermo. Qui sono a casa”. Quella che doveva essere una coinquilina, l’insegnante Rosetta Cimò,  è diventata una sorella acquisita. Gli inverni, da preside,  in via P.E. Giudici, nella casa vicino al santuario della Madonna dei Miracoli a cui era devotissima. Le estati, da mussomelse doc,  in villeggiatura bucolica nella casa in contrada Bosco.  Da bambino, durante la bella stagione,  ho trascorso tantissime  giornate con lei nella residenza di campagna, ricordo la pazienza con la quale rispondeva alle mie infinite ed estenuanti domande, anche alle più strampalate, quegli interrogativi surreali che solo la mente ingenua e prolifica di un piccino può partorire. In qualche occasione si è prestata anche a farmi da baby sitter. Io ho imparato a conoscerla presto sotto questa ottica, da allora non ho mai  avuto timore o soggezione, nemmeno  quando è stata la mia preside. Con l’inseparabile Rosetta che solo la legge  si  ostinava a sostenere che non fosse la sorella, aveva creato a Mussomeli il suo mondo, dove era rispettata da tutti e rispettava tutti.  E’ ritornata  a Palermo a malincuore, per senso del dovere e altruismo: il fratello aveva bisogno del suo supporto. Ma non ha mai reciso il cordone cche la legava al paese manfredonico, ogni pretesto era buono per tornare o per parlarne oppure per ricordare il tempo che vi aveva trascorso. Non ha mai dimenticato la capitale del Vallone e Mussomeli non la dimenticherà mai. Domattina, 1 marzo,  alle 11 nella chiesa di San Tommaso a Palermo,  si celebrerà il rito  funebre, mentre alle ore 17,30 presso la chiesa di Cristo Re a Mussomeli sarà  officiata  una messa in suffragio di questa straordinaria e generosa preside che rigava e faceva rigare dritto scuola e scolari.

Il Direttore, commosso, esprime profondo cordoglio ai familiari della carissima Preside, Professoressa Teresa Sardisco

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Vallelunga, l’assessore Izzo sposa il movimento di Lagalla e aderisce a “IdeaSicilia”

Vallelunga, l’assessore Izzo sposa il movimento di Lagalla e aderisce a “IdeaSicilia”

Vallelunga – Nuove adesioni per IdeaSicilia, movimento fondato dall’assessore regionale Roberto Lagalla e coordinato, per la provincia di Caltanissetta, da Angelo Bellina insieme a Salvatore Giglia. A renderlo  noto sono gli stessi sostenitori dell’ex rettore che in una nota precisano: “A Vallelunga Pratameno aderisce l’assessore Rosamaria Izzo, figura di provata esperienza politico-amministrativa, in carica da due legislature e nelle ultime elezioni la più votata con oltre 300 preferenze. Stimata e apprezzata professionista, Rosamaria Izzo, da otto anni assessore in carica, è riuscita ad ottenere ottimi risultati sul territorio, lavorando sempre con lo stesso impegno e spirito di servizio”. La diretta interessata ha commentato: “Ho deciso di aderire a questo nuovo progetto politico  per la stima che nutro nei confronti del coordinatore Bellina e di Giglia e, soprattutto. per l’ottimo lavoro che sta svolgendo l’assessore Lagalla”.

“Conosco Rosamaria Izzo da diversi anni – dichiara Bellina – è una persona stimata e molto preparata, quindi ritengo possa essere di grande aiuto per il nostro movimento, non solo a Vallelunga Pratameno ma anche in tutti i comuni dell’area nord della provincia di Caltanissetta. A breve arriveranno nuove adesioni per il Comune di Gela.”.

 

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Cardinale (Pensare Solidale): “La precarietà lavorativa degli Asu è una situazione insopportabile”

Cardinale (Pensare Solidale): “La precarietà lavorativa degli Asu è una situazione insopportabile”

MUSSOMELI – Dopo che ieri gli articolisti presso lil Municipio di Mussomeli, gli articolisti che ancora non hanno un contratto, si sono runiti per manifestare il dissenso su una situazione di instabilità che pende sulle vite di persone che hanno una famiglia, alcuni dei quali anche cinquantenni il consigliere Salvatore Cardinale (Pensare Solidale)  interviene sulla vicenda. “Esprimo convinta solidarietà – scrive il sindacalista-  ai lavoratori ASU impegnati presso il Comune di Mussomeli e nelle parrocchie  della nostra comunità che in questi giorni stanno attuando una legittima forma di protesta al fine di avere riconosciuto anche a loro quanto già conquistato da altro loro colleghi più fortunati. Il diritto ad avere un lavoro stabile.

Un momento della seduta

Questi lavoratori nati originariamente come fruitori  di una misura concepita contemporanea si sono via via trasformati nell’emblema di una precarietà lavorativa che dura ormai quasi 30 anni e che ha determinato, considerata l’esiguità del salario minimo loro corrisposto  e privo di contributi previdenziali,  l’impossibilità per gli stessi di programmare serenamente un loro futuro.

 A mio avviso i tratta di un fatto indegno in uno stato di diritto, poiché mentre la Regione ha introdotto e successivamente iniziato un percorso di stabilizzazione per i contrattisti continuano ad essere  letteralmente ignorati dalla regione e dallo stato, che pur li hanno creati, i tantissimi lavoratori ASU.

 Una situazione – conclude Cardinale –  che  ritengo non  più accettabile e per la quale chiedo all’amministrazione di essere al fianco di tutti i lavoratori ASU in questa  battaglia di civiltà atteso che non si può più tollerare l’indecente ipocrita irresponsabilità e ponziopilatismo tanto della regione Sicilia quanto dello Stato”.

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Pestaggio per una partita di droga non pagata, scatta l’arresto

Pestaggio per una partita di droga non pagata, scatta l’arresto

Caltanissetta – Lo avrebbe pestato per una partita di droga non pagata. E adesso, su lui, sono piovute le contestazioni di spaccio di droga, lesioni, rapina, tentata estorsione. Questo l’ampio ventaglio di accuse mosse a carico di un trentunenne  destinatario, adesso, di una ordinanza di custodia cautelare in carcere. È il gelese Giuseppe Retucci che in passato ha già avuto altre grane con la giustizia.

Le indagini a suo carico sono partite nel momento in cui, la sera del 4 febbraio scorso, un trentaduenne è presentato al pronto soccorso dell’ospedale con evidenti segni di un pestaggio subito.

La polizia sarebbe poi riuscita a risalire sia al sospetto autore della violenta aggressione che alle ragioni che sarebbero state alla base.

Secondo la tesi accusatoria, Retucci avrebbe preteso dall’altro 1.500 euro per la consegna di una quindicina di grammi di cocaina, risalente a un mese prima.

Nel momento in cui il presunto aggressore si sarebbe visto negare i soldi, avrebbe malmenato l’altro utilizzando pure una frusta. Poi gli avrebbe portato via il portafogli e il suo cellulare.

Nel momento in cui il trentunenne è stato ora arrestato, è stata eseguita una perquisizione in casa sua. E lì i poliziotti hanno trovato  20 grammi di cocaina, 10 grammi di hashish, 100 euro in contanti – nascosti dentro il citofono di casa- oltre a  un bilancino di precisione ed un cutter utilizzato per tagliare l’hashish.

Retucci, che già si trovava sottoposto a obbligo di dimora, su disposizione del gip è stato rinchiuso in una cella del carcere di contrada Balate.

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Mafia, droga e prostituzione: chieste 11 condanne 

Mafia, droga e prostituzione: chieste 11 condanne 

Caltanissetta – Undici condanne per mafia, droga e prostituzione. Le ha chieste la procura nei confronti di altrettanti imputati del processo legato alla maxi inchiesta «Kalyronn». Che,complessivamente,  nel marzo di quattro anni fa, ha fatto scattare una ventina di misure cautelari che, secondo gli inquirenti, hanno colpito Cosa nostra.

Ora per undici di loro che hanno scelto il rito ordinario – altri dieci sono stati già processati in appello in abbreviato – sono arrivate le richieste di pena formulate dalla procura.

E, nel dettaglio, sono stati sollecitati 16 anni di reclusione per il cinquantaquattrenne Carmelo Gisabella, 10 anni, 6 mesi per il quarantaseienne Cataldo Blandina, 7 anni ciascuno al cinquantaduenne Filippo Burcheri e al trentunenne Marco Scalzo, 4 anni e  2 mesi  al cinquantatreenne Mario Locastello, 4 anni  al quarantatreenne  Giovanni Germano Paladino, 2 anni e 2 mesi  al quarantasettenne Francesco Liuzza, 11 anni al trentasettenne Adrian Daniel Pirvanescu, 13 anni ciascuno,  a due Salvatore Ferrara, uno  quarantacinquenne, l’altro cinquantatreenne e, chiude la lista, il quarantanovenne collaboratore di giustizia sancataldese Alfonso Renato Lipari con 7 anni proposti a suo carico.

Questo il quadro che il pm Matteo Campagnaro ha girato al tribunale nei confronti degli imputati – assistiti dagli avvocati Giuseppe Dacquì, Salvatore Baglio, Vincenzo Vitello, Michele Ambra, Gianluca Amico, Carmelo Lombardo, Maria Francesca Assennato,  Carmelinda Anzalone, Annalisa Iozza, Carmelo Casuccio ed Emanuela Lanzafame –  accusati, a vario titolo, di  associazione mafiosa aggravata dall’essere armata, traffico di droga, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, anche minorile.

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«Beni in odor di mafia», confisca da 2 milioni a un imprenditore

«Beni in odor di mafia», confisca da 2 milioni a un imprenditore

Confiscati beni per due milioni di euro a un imprenditore nel settore delle pompe funebri. Il provvedimento , eseguito dai carabinieri, è scattato sull’onda del pronunciamento delal cassazione che ha confermato i pronunciamenti emessi prima dal tribunale e poi dalla corte d’Appello.

Al centro del provvedimento sono finiti  una società di pompe funebri, una societa’ di commercio di articoli funerari, tre ville, sei appartamenti di cui 4 in corso di costruzione, otto appezzamenti di terreno, sei magazzini, quattordici veicoli di cui due adibiti ad auto funebre, un velivolo da diporto, sei conti correnti e dieci depositi a risparmio.

Il decreto di confisca dei beni per un valore di circa 2 milioni di euro, ha interessato  anche ai familiari conviventi.

Il provvedimento di  natura patrimoniale è legato a una precedente inchiesta che ha interessato lo stesso Calì, coinvolto in unm’inchiesta su mafia e omicidi. Era stato tirato in ballo per l’uccisione dle cugino, salvatore Calì e il fallito agguato al nipote di questi, Stefano Mosca.

Ma per omicidio è stato poi assolto definitivamente, ma è stato condannato a 4 anni e 8 mesi per mafia, con la concessione delle attenuanti generiche ritenute equivalenti all’aggravante dell’associazione armata.

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Vandalizzati i vasi all’ingresso del municipio

Vandalizzati i vasi all’ingresso del municipio

Particolare di un vaso danneggiato – foto Peppe Piccica

Foto Peppe Piccica

Mussomeli – Se la madre degli stolti è sempre incinta, a Mussomeli quella dei vandali è ancora più prolifica. I soliti ignoti, questa volta, si sono accaniti contro i grandi vasi che si trovano all’ingresso del municipio, in piazza della Repubblica. Qualcuno si è adoperato per squinternare i due contenitori che adornano la “dom,us populi”. Inutile dire che ogni ragione che si cela dietro l’atto non trova giustificazione. Dal semplice gusto della distruzione all’inciviltà camuffata per contestazione. Il dissenso, semmai è stato questo il movente  si deve manifestare con altre forme, lungo i limiti della civiltà, senza danneggiare i beni pubblici. Gli oggetti  in questione era stato installati 10 anni addietro, quando si era proceduto a rinnovare l’arredo urbano in via Madonna di Fatima e nell’area attorno al Municipio. Si trattava di un progetto  all’avanguardia per l’epoca, con vasi di design illuminati a led.

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“Così mi hanno clonato la carta di credito su airbnb”

“Così mi hanno clonato la carta di credito su airbnb”

Palermo – Truffatori si ma  con gusto. Avevano scelto  una settimana in un immenso,  lussuoso e panoramico superattico nella città europea più vasta e popolosa. Una sistemazione gradita a chiunque, sopratutto se gratuita, o meglio a spese di qualche ignara persona. E’ quello che qualcuno ha immaginato ieri l’altro. Un sogno fraudolento dove, mio malgrado, mi sono trovato nelle vesti del pollo da spennare. Avrete capito che sono Alberto Barcellona, la maggior parte di voi mi conosce, personalmente o per il tramite di questo quotidiano che dirigo. Ho scritto tante volte di raggiri  in terza persona, questa volta voglio portare la mia testimonianza, innanzitutto, per sfatare il pregiudizio diffuso  che la “truffa capita agli altri o  solamente a chi è ingenuo o negligente”. Tornando all’episodio che mi ha riguardato, domenica sera ho ricevuto  un sms dove mi si chiedeva un codice per confermare un acquisto online, tramite la mia carta di credito,   superiore a 1700 euro su airbnb. Chiamo “Nexi” la società che gestiva la mia carta di credito  e l’operatrice del call center  alla mia domanda sacrosanta di avere ragguagli, in una situazione surreale, mi risponde in modo maleducato e indisponente, infastidita  sentenzia: “Non dica sciocchezze, non sappiamo nulla, mi dica se vuole sbloccare o meno la carta”. Le aveva appena detto che avevo subito un tentativo di truffa telematica, verosimilmente una clonazione della mia carta o un utilizzo improprio,  e la signora dell’assistenza clienti mi ha suggerito  la brillante soluzione  di “riattivare la carta”. Dopo aver richiamato il servizio clienti Nexi, nella speranza di trovare una operatrice  più ragionevole, e dopo aver ricevuto diverse e contraddittorie risposte,  ho deciso di chiudere definitivamente la carta di credito. La lezione più importante che questa vicenda mi ha impartito è che spesso  non siamo tutelati adeguatamente anche da chi  come Nexi  S.p.A che offre servizi per il pagamento digitale e gestisce oltre 44 milioni di carte, dovrebbe garantire la nostra sicurezza. Questo colosso, nel mio caso, non è stato in grado nemmeno di fornirmi informazioni utili che tracciassero e potessero aiutare a rintracciare il colpevole come  località, ip,   tipo di dispositivo utilizzato e nemmeno la causale dell’acquisto. A seguito di “indagini personali” ho scoperto che la truffa riguardava la prenotazione su airbnb di un appartamento, noto portale in cui trovare alloggi. In particolare qualcuno, utilizzando in modo fraudolento le mie credenziali, si era riservato  per cinque giorni   un luxury attico  a Mosca con piscina (foto a destra), per la modica cifra di 350 euro a notte. Per mia fortuna la truffa non è andata a buon fine,  perchè  la carta non poteva essere utilizzata automaticamente ed era necessario  un ulteriore procedimento per renderla funzionante. Mesi addietro mi proposero di ripristinarla, in modo profetico decisi di lasciarla “dormiente”.  Ora che ho maggiori dati in mio possesso, procederò il prima possibile a sporgere denuncia, ho già disattivato la carta di credito e d’ora in avanti, come consigliano gli esperti utilizzerò per i pagamenti digitali esclusivamente carte prepagate, da ricaricare all’occorrenza e per l’importo necessario. Voglio, infine, precisare che ogni acquisto online presenta dei rischi, non esiste la sicurezza totale. Nessuno ne è indenne, nemmeno chi, come me, acquista su giganti dell’e-commerce.

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Tragedia della strada,  muore diciannovenne 

Tragedia della strada,  muore diciannovenne 

Immagine di repertorio

Caltanissetta – Tragedia  della  strada a Caltanissetta.  Un giovane  ha perso la  vita in un incidente stradale avvenuto in via Due Fontane,  alle porte dell’abitato.

Il diciannovenne Luigi Fonti era al volante  della  sua  Renault Clio  quando, d’improvviso,  ha perso il controllo.
La sua corsa è finita  contro un  muretto. E gli effetti dell’impatto  sono stati per lui devastanti . Il suo corpo è stato  sbalzato fuori dell’abitacolo.
Sono subito  intervenuti  carabinieri e un’ambulanza,  ma le condizioni di  salute del  giovane erano già gravissime.
Da li a poco il suo cuore  si è  fermato per sempre. Non c’è  stato  assolutamente nulla da fare. È deceduto mentre stava rincasando.
Sulle cause del drammatico incidente stanno adesso  indagando i carabinieri. È probabile che  il ragazzo  abbia perso il controllo della sua  utilitaria a causa dell’asfalto reso scivoloso dalla pioggia.
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Estorsione e truffa, assolto un oculista

Estorsione e truffa, assolto un oculista

Cadono le accuse per un medico che, finito al centro di due indagini, era stato tirato in ballo per truffa, estorsione e peculato.  E al termine del primo processo era stato pure condannato a 3 anni e 10 mesi per estorsione e truffa.

Ora, in appello, le imputazioni a suo carico si sono dissolte. È stato assolto con formula piena.

Totalmente riabilitato l’oculista nisseno sessantanovenne Erminio Vincenzo Amato – difeso dagli avvocati Giuseppe e Francesco Panepinto – che la corte d’Appello, adesso, ha assolto perché «il fatto non sussiste.

Queste le motivazioni ala base del pronunciamento emesso dalla seconda sezione, mentre la procura genarle aveva chiesto la conferma della precedente condanna.

Le accuse di estorsione erano legate alla denuncia presentata da una ex dipendente dello «Studio oculistico dottor Amato srl». La donna, secondo la tesi accusatoria, avrebbe subito la cresta alla busta paga percependo meno di quanto sarebbe ufficialmente risultato.

Ma v’è dell’altro. Perché, sempre secondo gli inquirenti, nel momento in cui sarebbe stata licenziata, sarebbe stata costretta pure a rinunciare al trattamento di fine rapporto. E per questo aspetto, in primo grado, era stato per periodo che va dal 2003 al 2008 e condannato dal 2008 al 2012. Ora è arrivato il colpo di spugna.

Così come è caduto nel vuoto anche l’aspetto legato alle ipotesi di truffa e peculato nei confronti dell’Azienda sanitaria.

Contestazioni che avevano preso corpo dopo le denunce presentate da un paio di pazienti. Secondo loro, il medico, in veste di convenzionato, avrebbe percepito la quota ricetta per conto dell’Asp. Ma poi le avrebbe esortate a rinunciare alla ricevuta fiscale per fare risparmiare loro 10 euro ciascuno. E quelle visite per la stessa Azienda, sarebbero state fantasma.

Un teorema, anche in relazione a queste imputazioni, che in appello s’è infranto contro lo scoglio del processo d’appello.

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