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Rolex ed etere. Chiacchierata con il mussomelese Giuseppe Siracusa, uno dei maggiori esperti di orologeria e anticontraffazione in Italia

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Mussomeli – E’ nato a Mussomeli ma vive a Torino, Giuseppe Siracusa, l’esperto di orologeria e anticontraffazione. Orologi che passione!

La mattina è auditor aeronautico in Leonardo, la sera, poi, indossa i panni del detective da laboratorio e indaga i sofisticati meccanismi dal cuore di ferro. Intanto il suo canale Youtube, “Watch Fan”, in soli quattro anni ha raggiunto la ragguardevole cifra di 24.600 iscritti.

“… che cos’è dunque il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so più. E tuttavia, io affermo tranquillamente di sapere che, se nulla passasse, non ci non ci sarebbe un passato e, se nulla avvenisse, non ci sarebbe un avvenire e, se nulla esistesse, non ci sarebbe un presente. Sant’Agostino, in questo passaggio, è, a dir poco, illuminante. Così come, illuminanti sono i quadranti di quegli ipertrofici gioielli da uomo dal fascino irresistibile. Che proprio il tempo, quello misurabile, scandiscono con la precisione maniacale e certosina degli strumenti tecnologici. C’è chi sostiene che, per chi si addentra nel mondo dell’orologeria, è solo una questione di tempo, prima che compaiano i sintomi della fissazione. Ma, prima o poi, ha da venire! E… la fissazione, si sa, è peggio della malattia. E invece -ilarità a parte!- c’è chi, grazie proprio alla passione per i segnatempo, è diventato un riferimento per quanti desiderino saperne di più su quello che, solo apparentemente, è uno strumento per la misurazione del tempo. Non saremo poi così ingenui da credere di volere affidare migliaia di euro ad uno sguardo che ci riporta alle nostre incombenze quotidiane. Sotto sotto, ovviamente, c’è dell’altro e anche molto di più! Perchè, lo sappiamo bene, un orologio è un orologio, un Rolex è qualcosa d’altro rispetto ad un orologio. L’uomo moderno, comunque, non rinuncia al glamour e all’eleganza di cui è alla costante ricerca. Non è disposto a barattarli neppure con la tecnologia più all’avanguardia. Neanche l’avvento degli smartwatch è riuscito a soppiantare questi insostituibili compagni della quotidianità.  Il trend del momento lo impone, avere al polso un orologio dalle dimensioni significative che abbia un cinturino che lo ancori saldamente al polso. Poi, per qualsiasi dubbio, c’è lui. Lo smascheratore di falsi.

Due passioni, un’anima sola. Aerei e orologi, che cosa hanno in comune? Intanto un nome, Giuseppe Siracusa, nelle cui vene scorre sangue siculo verace. Nato a Mussomeli, dove ha abitato fino all’età di un anno, adesso, a Torino, è docente alla Scuola Orologiai, la più antica d’Italia che, a sua volta, lui stesso ha frequentato, a partire dal 2013 quando, improvvisamente, ha maturato la decisione di diversificare il suo tempo, quasi  interamente dedicato, fino ad allora, alla sua attività di auditor aeronautico in Leonardo, approfondendo così lo studio dell’orologeria. E quindi, per ritrovare quello che tutti definiamo la cosa più preziosa, l’aeronautico con la passione per i quadranti, si iscrive ad una scuola per aspiranti orologiai. Per tredici anni, Siracusa è stato a capo delle revisioni dei veicoli Panavia Tornado ed Eurofighter. Un lavoro di responsabilità che lo impiegava anche per dodici ore al giorno e così, ad un tratto, ha avvertito il bisogno di fare altro. Accade nella vita, così, a volte anche per caso. Oltretutto “sui fogli dei quaderni, quando andavo a scuola, disegnavo sempre e solo due cose. Aerei e orologi”. Così si racconta Siracusa, Giuseppe per noi, che ad una certa idea di  campanilismo non siamo certo nuovi e ci piace pensare che questo genio d’oltrestretto che al Nord si è fatto un nome -nientemeno poi che in terra sabauda!- sia cresciuto fra i vicoli e le strade di questo nostro paese dall’anima malfatta che, però, ti rimane dentro imbrigliato quasi come una morsa che ti costringe a tessere e disfare una tela universale e mutevole, a ri-tornare, e ogni volta è un ri-cordare, un ri-annodare le trame della stessa tela. Se lo ricorda bene il nostro concittano andato via troppo presto dalla sua terra, “la via Palermo anni ’90, quando c’erano i bei concerti e le belle abitudini”. Ad oggi, Giuseppe è il vicepresidente di quella Scuola di Orologiai del 1893, dove lui entrò in punta di piedi col sano proposito di riprendersi il suo tempo. E poi di dedicarlo agli altri, non solo all’interno della scuola ma anche sui social. Proprio perchè “il tempo non puoi imbrigliarlo e quindi scelgo di usare lo strumento che lo misura. Che di per sè non è un accessorio, nè un gioiello, ma l’estensione della nostra persona” Poi, così, su due piedi, nel corso di questa nostra chiacchierata senza filo e senza fili, gli abbiamo chiesto:

 

Qual è il fatto più curioso che le sia capitato?

Testare l’altissimo livello di fedeltà delle copie Rolex. Gli orientali sono specialisti. Lì, una copia ben fatta può valere anche 4.500.000 euro.

 

Il pezzo più costoso, invce, che ha avuto fra le mani?

Un Rolex 6239 del valore di 260.000 euro, un Paul Newman da revisionare. Allora mi rifiutai più per un carico emotivo che per un eccesso di prudenza. Oggi oserei… a prescindere!

 

Il modello più inflazionato?

Rolex Submariner il più falsificato in assoluto. Io adopero dei criteri personali nel riconoscere un falso per via della lunga esperienza. Ma spesso si impone necessario smontarlo per venirne a capo. E’ solo a quel punto che capisci, con certezza, se si tratta di un originale o di una imitazione.

Il suo orologio?

Ebel El Primero. L’orologio di Don Johnson in Miami Vice. Un modello che si stava perdendo negli anni ’80 e che sto cercando di fare rivalutare. Funziona anche meglio di un Rolex. Ma il mio ventaglio si estende anche a Panerai Luminor, Rolex Sea-dweller 116600, Rolex Submariner e Datejust, Omega Seamaster Peter Blake.

Quindi, un modello per ogni occasione?

Già, c’è un modello per ogni outfit e per ogni circostanza. Dipende anche dall’umore del momento. Alla fine anche noi uomini coltiviamo quel pizzico di vanità necessaria più che superflua.

Solo i superficiali non badano alla superficie. Il nostro caro Oscar la dice lunga…

Come ho già avuto modo di dire, è qualcosa che va proprio oltre la superficie…un dettaglio che dice chi siamo

Semantica dell’oggetto piuttosto che delle idee

Esatto!

C’è un modello che ha un valore simbolico particolare?

Sì. Rolex GMT. Un oggetto al quale sono legato per via di un particolare vissuto. Ed è anche quello che idealmente ha riconciliato, su un altro piano, le mie due passioni. Gli orologi, da una parte, l’aeronautica, dall’altra. Già, perchè di questo modello ho scritto nella prefazione ad un libro di Guido Mondani, tra i più grandi collezionisti del settore. Un modello che nasce da una richiesta che la Pan Am aveva fatto a Rolex. Ecco, i miei due grandi affetti che si incontrano ancora una volta. Non già per caso ma per precisione!

… e… a propsito di affetti… cosa si sente di rispondere al nostro zelante concittadino, Giovanni Mancuso, indefesso sostenitore di Mussomeli “nel mondo” che ha avanzato la proposta di affidare proprio a lei la sistemazione dell’Orologio della Torre Civica di Mussomeli?

Rispondo che, la scorsa estate, ho già fatto un sopralluogo sul posto per verificare lo stato dell’arte dell’Orologio che sarà fermo ormai da circa quattro o cinque anni. Con enorme soddisfazione, sono riuscito a farlo partire. E, per tre giorni, fa funzionato. Ecco, il punto è proprio questo. Sposare la causa dell’Orologio che ha bisogno di qualcuno che, ogni tre giorni, azioni la maniglia, per ricaricarlo. Quindi, sarebbe necessario il coinvolgimento dell’amministrazione comunale e un’analisi propedeutica da parte di una ditta specializzata. Farlo ripartire richiede solo un pò di manutenzione speciale ma niente di particolarmente impegnativo. Ci sarebbe solo da ripulire e sgrassare con solventi adatti, l’olio che, nel frattempo, si è cicatrizzato. Poi bisognerebbe regolare l’asta del pendolo. E’ un esemplare molto bello, delle dimensioni di 1 mt e 60 di lunghezza per 60 cm. di larghezza e 1 mt circa di altezza, recante lo stemma originale dell’epoca. Che sarà mai di fronte al fatto che, nel ’69, siamo andati sulla Luna… non per caso con un Omega Speedmaster…

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