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A Mussomeli il biologo del record in Antartide

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Mussomeli – Il record mondiale assoluto in Antartide per la nave rompighiaccio italiana “Laura Bassi” raccontato da uno dei partecipanti all’ultima spedizione italiana in Antartide, Federico Calì, agli alunni del Primo Istituto Comprensivo “Leonardo Da Vinci”.

Le otto classi del Primo Comprensivo di Mussomeli “in viaggio” nel punto più a sud mai toccato da una nave. Il racconto del dott. Federico Calì, giovane ricercatore del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Bologna e del CNR-IRBIM di Ancona, ha affascinato gli alunni della secondaria di primo grado del Leonardo da Vinci.

La XXXVIII spedizione Italiana in Antartide, a bordo della nave oceanografica “Laura Bassi”, ha conseguito il record mondiale per aver toccato i 78° 44.280’ di Latitudine Sud, nel mare di Ross.  La spedizione nell’ambito del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA) è finanziata dal Ministero dell’Università e Ricerca (MUR) per progetti volti ad approfondire le ricerche in Antartide. Il progetto “BIOCLEVER”, coordinato dall’Istituto di Scienze Polari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISP-CNR) si è caratterizzato per le attività di campionamento di organismi planctonici (in particolare larve di pesci).

Lunedì 3 aprile, ad attendere il biologo marino nella sala della presidenza, la dirigente scolastica dott.ssa Alessandra Camerota, l’assessore alle Politiche Sociali dott. Daniele Frangiamore, il comandante dei carabinieri capitano Giuseppe Tomaselli, una delegazione del Rotary Club Mussomeli – Valle del Platani, il presidente dell’associazione astronomica “Johannes Kepler” prof. Desiderio Lanzalaco, il presidente dell’associazione “Ali Sicane” dott. Bruno Catania, e alcuni  familiari del dott. Calì, la zia paterna e i cugini Vittorio Catania e Giuseppe Lanzalaco – marito della compianta Maria Teresa – che hanno fortemente appoggiato l’iniziativa, e ai quali va il ringraziamento per la preziosa collaborazione.

Ha coordinato i lavori il docente di scienze prof. Angelo Alfano.

Federico ha parlato ai ragazzi per quasi due ore catturando la loro attenzione con l’atteggiamento di chi la sa lunga, ma proprio per questo, non se la tira. Ha esordito con un dirompente “non lego molto con l’appellativo di dottore” e si è ingraziato tutti quegli sbarbatelli euforici che al suo “Buongiorno” hanno fatto da cassa di risonanza nell’aula magna dello storico plesso scolastico. Una bella storia quella di Federico Calì, 32 anni, zaino sulla spalla e l’aria sognante da bravo ragazzo, autore di un successo che lui stesso ha tratteggiato negli anni. Partito il 5 gennaio 2023 alla volta della Nuova Zelanda, per una spedizione di due mesi in Antartide divisa in due turni (partecipando alle attività di ricerca del primo  turno), con lo scopo di incrementare il livello di conoscenza dell’ambiente antartico, grazie ai fondi che vengono stanziati ogni anno.

Una settimana di navigazione per raggiungere le coste del continente antartico con partenza dal porto di Lyttelton (Nuova Zelanda), fino all’arrivo presso la Stazione Italiana Mario Zucchelli nel mare di Ross.

Lì dove i ricercatori sono andati ad indagare, attraverso un viaggio sospeso fra banchine di ghiaccio e fondali marini, la relazione tra il mare antartico ed il sistema climatico globale, e anche a studiare l’acqua e i sedimenti, soffermandosi sulla dinamica delle correnti marine, sugli organismi planctonici e gli stadi larvali di particolari specie ittiche. Tutto questo a bordo della “Laura Bassi”, la nave rompighiaccio che nel 2020 ha ottenuto la certificazione “Polar Code”, e ad oggi unica nave battente bandiera italiana ad avere ottenuto tale certificazione. Con la sua stazza di 4028 tonnellate, distribuite fra 80 mt. di lunghezza e 17 di larghezza, solca quell’oceano di ghiaccio, custode di tanti segreti. A bordo, durante il primo turno di attività, 57 persone, 35 scientifici e 22 dell’equipaggio. Ci sono stati momenti difficili prima della partenza dalla Nuova Zelanda per via del rischio di contagio da Covid, che li ha costretti ad azioni di prevenzione e controllo, una settimana di “semi” quarantena in Nuova Zelanda, indossando costantemente mascherine FFP2 per evitare di compromettere la spedizione, qualora ci fossero stati casi di positività.

“A bordo di quella nave ho scoperto le meraviglie del mondo e quanto possa rivelarsi di poco conto, se non dannosa, la presenza dell’uomo sulla Terra” commenta il ricercatore, quasi con un po’ di timore riverenziale, nell’attimo in cui cede il passo all’uomo.

È stato provvidenziale per Calì – che nella missione in Antartide vede il “coronamento di un sogno” – l’incontro, durante la sua tesi di laurea specialistica, con un conterraneo che già studiava il mondo affascinante dei pesci antartici.
Un mondo che affascinava il giovane talento in erba. E da lì alla conferma sul campo è stato un passo. Graduale ma decisivo. E, mentre continuava ad occuparsi delle specie del Mediterraneo, un occhio era sempre proiettato lontano, a quel mondo tutto inesplorato di cui Calì, subiva e subisce il misterioso fascino. Un “colpo di fulmine” che mette in moto un nuovo progetto di ricerca, con un team per buona parte composto da ricercatori siciliani, che viene approvato e finanziato dal Programma Nazionale di Ricerca in Antartide e tuttora in corso di svolgimento (i campioni da analizzare arriveranno in Italia a fine aprile a bordo della Laura Bassi).

 

“Abbiamo bisogno di eroi positivi” ha esordito la dirigente Camerota, in apertura rivolgendosi ai ragazzi.

Un esempio di determinazione, Federico Calì, perchè nella vita come “nel mare tutto è possibile”. E alla nostra domanda sul suo rapporto con Mussomeli, nei suoi occhi color del mare si accende un lampo di gioia, misto a nostalgia. “Mussomeli era il luogo della festa e dei parenti, un luogo del cuore abitato dai miei cugini. È sempre una gioia potere ritrovare gli affetti più cari che arricchiscono le nostre vite”. Non poca somiglianza lega, infatti, Federico al cugino Vittorio. Entrambi menti brillanti, a conferma che l’intelligenza è anche una questione di geni. Simili perfino nei tratti somatici. Longilinei ed eleganti. L’occasione ci è gradita, inoltre, per ricordare la compianta Maria Teresa, anche lei cugina e sorella di Vittorio, che non poco si è distinta nella sua carriera all’interno dell’Arma.

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