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“Al santuario della Madonna dei Miracoli sotto attacco le nostre tradizioni religiose”. Il j’accuse di Franco Petruzzella

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Mussomeli – “Sotto attacco le nostre tradizioni religiose”. Il j’accuse dello stilista Franco Petruzzella squarcia il muro del silenzio.  Ieri l’altro, giovedì 6 ottobre, in occasione della ricorrenza della Madonna del Rosario, il simulacro ad opera del Biangardi, custodito all’interno della sagrestia del Santuario della Madonna dei Miracoli, non è stato esposto all’adorazione dei fedeli, come invece è sempre avvenuto. L’ennesima mutilazione alle nostre secolari tradizioni.  La polemica serpeggia ma non divampa. Sarebbe quasi “titanico” se non fosse ingenuo lo strenuo dissenso espresso da Franco Petruzzella -noto più per il suo fervore artistico che per professione di fede (quella vera s’intende!)- circa le modifiche apportate, da qualche mese a questa parte, alle celebrazioni religiose del Santuario Maria Santissima dei Miracoli, il luogo di culto più caro alla devozione e alla memoria del popolo di Mussomeli. Per la verità la storia non è nuova. Rimasta sotto traccia per via dei due anni di pandemia che hanno relegato ogni cosa di interesse pubblico nell’aura dell’incertezza e dell’interpretazione personale, sarebbe emersa -in tutta la sua chiarezza- in occasione della scorsa settimana santa dove, a fronte della riconquistata “libertà” di celebrazione dei riti pasquali, i fedeli del santuario di cui sopra si sono scontrati con “novità” -a sentir loro- poco gradite e decisamente inaspettate durante le celebrazioni del triduo pasquale. Da una parte e dall’altra -sebbene in forma indiretta- sono state emesse accuse e giustificazioni che -muro contro muro- in estrema sintesi, hanno prodotto un nulla di fatto. E la diatriba dottrina vs disciplina non si è conclusa -almeno fino ad oggi- in favore di nessuno degli aleatori interlocutori. Sebbene ognuno sembrerebbe avere dalla sua un proprio seguito conensiente. Tuttavia, nonostante la delusione e la disillusione per il mancato ritrovamento delle celebrazioni ante 11 marzo 2020 (data -lo ricordiamo- della dichiarazione di pandemia da parte dell’OMS), il popolo di Mussomeli, sostanzialmente mansueto e poco incline ai sommovimenti, ha fatto professione di umiltà e quindi in religioso silenzio, ha continuato a frequentare la chiesa confidando nella possibilità che ogni incomprensione si risolvesse da sè. Com’è del resto nella natura delle cose. Si chiuse un occhio -a volte anche due- su matrimoni e funerali negati e… insomma nel “calati sciumi…” di popolare saggezza si è annegato ogni timido -ancorchè vano- tentativo di protesta.  Ma quando ad essere intaccato è stato nientemeno che il sacrosanto rito di “Nostra Signora”, allora… a quel punto l’offesa non è stata più tollerata e tollerabile. A partire dalla tanto attesa celebrazione dei Vespri della “vigilia”, il 7 settembre, in presenza di Sua Eccellenza il vescovo Mario Russotto, tanti… troppi sarebbero stati gli stravolgimenti della celebrazione. Tutte mancanze perlopiù: dai “canonici” 21 colpi senza i quali sembrerebbe non essere annunciata la festa, alla consacrazione, passando attraverso la processione che dalla cripta porta la “bammina” all’edicola, allo scampanellìo che accompagna l’apertura del simulacro. E tanti piccoli rituali compiuti a porte chiuse piuttosto che nella condivisione dei fedeli. Un rito abbreviato che sapeva più di desiderio di fuga che di preoccupazione per la ricomparsa del virus.  Preoccupazione peraltro neanche minimamente manifestata in occasione dei collaterali eventi mondani che sono andati avanti indisturbati per circa due mesi senza fare morti nè feriti. Ma il virus si sa… almeno questo lo abbiamo appreso… (certo ci abbiamo messo un pò ma alla fine ce l’abbiamo fatta!) si risveglia all’occorrenza… ad uso e consumo del dignitario di turno. Tra ripetuti flop e un “(im)probabile” silenzio cautelare per via delle imminenti regionali e nazionali che proprio super partes non ci vedevano -in quanto comunità di Mussomeli -visto i due candidati locali- anche questa “epifania” sarebbe trascorsa senza richiami e senza partecipazione al vero “senso” delle giornate. Fortunatamente la processione del secondo giorno è avvenuta regolarmente, nonostante si mormorasse il contrario. Ma il malcontento è ancora presente. “Nu lu putiti capiri chiddru ca si prova” adduce il testimone a riprova di quanto sottoscrive, con un’arte della mimica che è tutta sua… “di ‘na vita iavi… di ‘na vita ca si fà d’accussì!”. E amareggiato si chiude in un silenzio che davvero non gli appartiene. Il silenzio disperato di chi non osa sperare. Dall’altro lato del pulpito -di contro- arriva l’invito a “chiudere i computer” e ad affidarsi ad una fede più delle origini senza troppo curarsi di tradizioni che alla fine hanno solo un fondamento popolare. Dai banchi della navata unica non è ammessa replica. Tantopiù che la “provocazione” proviene dalla sottana clericale e nel santo momento della predica. Nessuno si permetterebbe di perpetrare un simile oltraggio! Al cospetto divino poi…Così la vertigine che si fatica a capire, lascia aperto un vuoto destinato ad amplificarsi e a trasformarsi in un malessere che non può trovare rimedio neanche nelle “cose di Dio”… perchè negate!

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