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“Bedda matri, che festa anomala!”. Nel giorno della patrona non si rinuncia a mattutino e sold out per parrucchieri ed estetiste

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Mussomeli –  “Una festa della Madonna atipica”, queste le parole di padre Francesco Miserendino, Rettore del Santuario e Parroco di S. Giovanni, durante la celebrazione dell’omelia alla patrona di Mussomeli. “Nonostante non siamo alla prima mancata processione” che tanti fedeli, tra più e meno devoti, accoglie sotto l’infinito manto turchino della Bella Signora. Al netto di processione, fuochi d’artificio, luccichio d’oro, fra canti, rosari e folklore mancati, unica parvenza di “normalità” la celebrazione della messa. E anche questa, tuttavia, combattuta fra restrizioni e riadattamenti, dove nuove regole imposte hanno fatto registrare rigoroso sold out al Santuario per il giorno della festa. “Eppure queste sono le disposizioni di Governo” dopo che il Prefetto di Caltanissetta, con preciso accordo Stato/CEI (Conferenza Episcopale Italiana) ha vietato le processioni in occasione delle festività patronali, ma il parroco ha esortato i fedeli a mantenere viva la fede e il culto alla Madonna, praticandoli anche nei giorni non strettamente deputati alla celebrazione e anche in altre chiese. Ovunque se ne trovi una aperta. Il giorno della Madonna è sempre e in ogni luogo”. Eppure, un culto e una tradizione così tanto radicati nel nostro essere mussomelesi che, in tanti identificano il paese al suo culto. Quanti visitatori -anche occasionali- hanno chiesto di poter fare visita al santuario della Madonna dei miracoli! noto più per il culto che per le caratteristiche artistiche e architettoniche. Non è bastato un anno e mezzo di pandemia per cancellare usi e costumi di una comunità. Anche se non si è voluto rinunciare al tradizionale mattutino E, come tradizione vuole, pur nel suo evidente paradosso, si confermano gli appuntamenti fissi da parrucchieri ed estetiste che, insieme alla parrocchia, registrano anche loro il tutto esaurito. Farfugliando magari tra l’incredulo e il sornione “non è per la festa, che non si farà niente ma tanto per essere sistemati”. E con questo tanto per ci si trascina da molto, troppo tempo -forse!- ormai nell’ingenua speranza che il prossimo anno potremo ritornare a recitare le preghiere in processione, a godere della sublime Ave Maria cantata sulla scalinata del tempio -quale ultimo, pagano sagrato- magari tra uno screzio e l’altro, per il più banale dei motivi, come ad esempio il posto a sedere. E anche, in questo caso, come tradizione -ahimè!- impone.

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