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Blitz antimafia «Mondo opposto» dei carabinieri, in 18 restano in cella

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Caltanissetta – In diciotto restano in cella. Sono stati tutti coinvolti nel blitz antimafia dei carabinieri ribattezzato «Mondo opposto». Inchiesta che ha dato scacco alla mafia di Niscemi e che ha scongiurato un agguato ai danni di un commerciante che il boss avrebbe voluto punire in maniera esemplare.

Restano in carcere  l’ex sindaco niscemese, il medico sessantanovenne Paolo Rizzo,  il cinquantacinquenne poliziotto a riposo , Salvatore Giugno, Alessandro Fausciana, 45 anni,  Andrea Abaco, 27 anni,  Antonio Pittalà, 32 anni,   Carlo Zanti di 69 anni   Davide Cusa, di 30 anni,  Francesco Amato, di 53,  Francesco Cantaro, 47 anni,  Francesco Cona, di 26,   Francesco Piazza, 59 anni,  Gaetano Fausciana, di 54 anni,   Giovanni Ferranti, 40 anni,  Giuseppe Manduca, di 57,  Luigi Cannizzaro, di 59 ,   Renè Salvatore Di Stefano, 33 anni,   Salvatore Signorino Pittalà, 61 anni  e Vincenzo Cannizzaro, 35 anni.

L’ex sindaco niscemese, secondo la tesi accusatoria, sarebbe stato  il mandante di un attentato incendiario scattato nel maggio di due anni fa in un’abitazione di campagna, mentre l’agente in pensione è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa  .

Rigettato pure il ricorso avanzato dalla trentanovenne Mariantonietta Arabella Caruso, compagna del boss  niscemese di cosa nostra, Alberto Musto, che era e rimane agli arresti domiciliari.

Annullato, di contro, per l’appuntato dei carabinieri Giuseppe Carbone, il divieto di dimora a Caltanissetta, Agrigento, Catania ed Enna ma permane la sospensione dal servizio per un anno.

Due le scarcerazioni che sono state concesse, al sessantaquattrenne Gianni Ferranti e al ventiquattrenne Salvatore Fausciana che sono andati agli arresti domiciliari.

Queste le decisioni assunte dal tribunale del riesame presieduto da Andrea Salvatore Catalano – giudici a latere Antonia Leone e Salvina Finazzo – nei confronti di ventidue tra i ventinove indagati  per le ipotesi, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, favoreggiamento personale, violenza privata, minaccia e  minaccia a pubblico ufficiale, illecita concorrenza con minaccia e violenza, incendio, porto e detenzione di armi e munizionamento, ricettazione e violazione degli obblighi legati alla sorveglianza speciale.

L’operazione dei carabinieri, sotto il coordinamento della direzione distrettuale antimafia, è scattato pochissimi giorni prima di natale facendo scattare ventinove provvedimenti cautelari di cui venticinque in carcere, tre agli arresti domiciliari e una  sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio svolto.

Tra le pieghe dell’indagine, è emerso che diversi imprenditori, che in passato avevano denunciato alcuni componenti del gruppo – e per uno di loro era stato progettato il delitto –  sarebbero stati minacciati. Così com’era stata programmata una rapina in Lombardia ai danni di presunti appartenenti alla mafia russa.

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