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Blitz «Chimera», due medici si difendono

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Mazzarino – Due medici tra i coinvolti nell’inchiesta antimafia «Chimera» si difendono. Dinanzi il gip hanno chiarito le loro posizione in relazione alle contestazioni mosse nei loro confronti.

Secondo la tesi accusatoria i due professionisti perché avrebbero redatto false certificazioni mediche a beneficio di appartenenti al clan.

Il primo di loro è il settantenne Salvatore Sanfilippo – assistito dall’avvocato Carmelo Terranova – sul quale pende una misura interdittiva con la sospensione  dall’attività professionale per nove mesi, anche se è già in pensione.

Il medico, per l’accusa, avrebbe redatto un certificato in favore di Paolo Sanfilippo, nipote del boss della Stidda, Salvatore Sanfilippo. Che refertato in ospedale era stato trovato affetto da bronchite acuta e, sulla base di questa patologia, ha poi ottenuto la certificazione medica.

Sempre lo stesso professionista, di contro, avrebbe rifiutato a un altro componente dei Sanfilippo, in particolare Salvatore Adamo Sanfilippo, una certificazione medica che sarebbe stata chiesta con eccessiva “disinvoltura”. E il suo assistito, a quel punto, si sarebbe rivolto all’Asp per cambiare medico di base.

L’altro medico che ha spiegato la sua posizione è Giovanni Zuccalà – assistito dall’avvocato Carmelo Brentino – sul quale non pende alcuna misura interdittiva, tirato in ballo nella sua veste di medico di turno al pronto soccorso dell’ospedale Santo Stefano di Mazzarino.

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