Home Cronaca «Cresta alle buste paga delle commesse», datori di lavori in aula

«Cresta alle buste paga delle commesse», datori di lavori in aula

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Caltanissetta – È per estorsione che marito e moglie tornano sul banco degli imputati. Perché accusati di avere operato la cresta alle buste paga di loro dipendenti.

Anche se questa imputazione nel primo passaggio in aula non ha retto. E per i due imputati è arrivata l’assoluzione con formula piena.

Ma è su appello della procura e delle parti civili che ha preso corpo questa nuova parentesi processuale a carico del sessantasettenne Gaetano Abate e la moglie, la sessantreenne Laura Piscopo  – difesi dagli avvocati Alfredo Danesi e Giuseppe Fussone – entrambi nisseni.

A loro carico pende l’ipotesi di estorsione aggravata da abuso di autorità. Questa l’originaria imputazione per cui, in primo grado, l’accusa ha chiesto la condanna della coppia a 4 anni ciascuno. Ma il giudice, piuttosto, li ha assolti perché «il fatto non sussiste».

A dare l’input alla vicenda giudiziaria è stata una indagine della guardia di finanza partita dalle segnalazioni di tre ex dipendenti della società che faceva capo a marito e moglie, la «Almas srl», che operava nel campo dell’abbigliamento, al dettaglio e all’ingrosso.

Le tre ex impiegate, Rita Daniela Sabatino, Valeria Pennisi e Rosa Maria Lo Cascio – assistite dagli avvocati Cristian Morgana e Dino Milazzo – si sono poi costituite parti civili nel procedimento che ne è derivato.

Secondo la tesi accusatoria le tre commesse sarebbero state costrette a restituire in contante, ai datori di lavori, parte degli stipendi che sarebbero stati pagati loro con assegni.

Ma non è tutto, perché le stesse, pur essendo titolari di un contratto part-time, in realtà avrebbero lavorato a tempo pieno.

Ma al termine del primo processo la tesi accusatoria non g ha retto e i due imputati sono stati assolti. Ora, su impugnazione di procura e parti civili, il nuovo atto processuale.

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