Home Cronaca Delitto Naro, il drammatico ricordo di quei giorni della madre

Delitto Naro, il drammatico ricordo di quei giorni della madre

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«Nel momento in cui sono arrivata all’obitorio ho subito capito che me  lo avevano massacrato… mio figlio era stato massacrato». Il racconto, segnato da un dolore immenso, è di Maria Ferrara, madre dell’allora venticinquenne medico sancataldese Aldo Naro, ucciso a  botte in un privè della discoteca «Goa» di Palermo la notte di San Valentino di otto anni fa. La madre ha ripercorso quei drammatici momenti dinanzi la Corte d’Assise di Palermo presieduta da Sergio Gulotta – a latere Monica Sammartino – che sta processando tre buttafuori di quella discoteca per omicidio. Sono i palermitani  Gabriele Citarrella, Pietro Covello  e Francesco Troia –  assistiti dagli avvocati Salvino Pantuso, Giuseppe Laudicina, Marcello Consiglio e Antonio Turrisi – alla sbarra perché sospettati di avere preso parte a quel pestaggio.    I genitori della vittima (assistiti dagli avvocati Antonino e Salvatore Falzone) sono parti civili. «Aldo era avvolto in un telo termico.. l’ho aperto e ho visto che aveva lividi in tutto il corpo… sul naso, sul collo e nell’addome », ha raccontato con un groppo in gola.  «Ricordo ancora la frase di mio marito… “te l’hanno ammazzato “ mi diceva». E ha ricordato come la mattina dopo l’omicidio del figlio , alle sei del mattino i carabinieri hanno bussato alla sua porta di casa. «Ci dissero che Aldo stava male e che dovevamo andare a Palermo. Lungo il tragitto non facevo altro che telefonare a mio figlio ma nessuno rispondeva… ho saputo nei giorni successivi che il telefono di Aldo ce l’aveva  la sua fidanzata». Maria Ferrara  ha rimarcato, riferendosi alla fidanzata e agli amici del figlio presenti la notte dell’omicidio, di non comprendere il motivo del loro silenzio. «Non è possibile che nessuno di loro non abbia visto niente, considerate anche le ridotte dimensioni del prive’ dove è avvenuto il pestaggio… Chiedevo in continuazione agli amici di Aldo di dirmi cosa fosse successo e come fosse morto. Ma nessuno di loro mi ha dato risposta. Anzi, sono spariti tutti …. ricordo solo che uno di loro – e ha indicato chi fosse – mi disse di aver visto Aldo che veniva trascinato dal colletto della camicia».

Mentre un altro amico della vittima, che peraltro è stato processato e assolto per favoreggiamento, durante il funerale avrebbe ripetuto ossessivamente alla madre di Aldo «che era morto per invidia e gelosia». E lo stesso ragazzo avrebbe sempre riferito a Maria Ferrara «che un altro amico – indicando chi fosse – sapeva qualcosa che non diceva… secondo lui il comportamento dell’altro era strano».

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