Home Cronaca Delitto Naro, saltano fuori altre chat su quella maledetta notte

Delitto Naro, saltano fuori altre chat su quella maledetta notte

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San Cataldo – «Era l’amico della figlia del mio magistrato…. I buttafuori sono stati… a fine serata è successo tutto il bord…». Frase che sarebbe racchiusa in una chat che tale «Raffaele», poi individuato da una teste come un finanziere, avrebbe inviato alla stessa testimone che era presente alla discoteca «Goa» di Palermo la sera in cui, nello stesso locale, è stato ucciso il giovane medico di San Cataldo, Aldo Naro. Poi nulla più, aggiungendo «può darsi che ricordi male», spiegando che sono trascorsi otto anni e quei ricordi sono ormai sbiaditi.

Così, ieri, al processo che vede alla sbarra i tre buttafuori palermitani  Francesco Troia, Gabriele Citarrella e Pietro Covello – assistiti dagli avvocati Salvino Pantuso, Giuseppe Laudicina, Marcello Consiglio e Antonio Turrisi – accusati dell’omicidio del giovane medico sancataldese.

La chat prodotta ieri in aula è stata estrapolata dall’ingegnere informatico forense Michele Vitiello, consulente nominato dalle parti civili, ossia i genitori della vittima, assistiti dagli avvocati Antonino e Salvatore Falzone.

E ieri il presidente della Corte Assise Sergio Gulotta l’ha acquisita come valenza documentale prodotta dalla parte civile, per sentire successivamente lo stesso esperto informatico. La difesa s’è opposta, ritenendo che la consulenza non avrebbe un imprimatur di ufficialità e che quella chat sia priva di certificazioni tecniche e scientifiche. Nulla che ne avvalori – sempre per la difesa – l’autenticità.

Della stessa teste, così come di altri nove, sono state poi acquisite le sommarie informazioni testimoniali. E tra queste v’è chi allora avrebbe dichiarato di «avere visto tre o quattro buttafuori prendere per le braccia un ragazzo e trascinarlo mentre non dava segni di resistenza».

Un altro testimone ancora avrebbe indicato  che «il buttafuori che agiva con più foga e che si trovava in mezzo al gruppo in cui si davano calci e pugni era vestito con un giubbotto scuro e un cappellino».

Un terzo, sempre tra le righe delle sit acquisite ieri al fascicolo processuale, avrebbe asserito di «aver visto un calcio nella parte sinistra del volto mentre il ragazzo era riverso a terra… e di avere sentito la frase  “basta ha perso i sensi”…». Un altro ancora avrebbe riconosciuto in uno degli attuali imputati uno dei buttafuori intervenuti nel privé al momento della rissa.

Scenario, quello al centro di questo procedimento – non il solo celebrato per questa tragedia  – incentrato sull’uccisione del neo medico pestato a morte la notte di San Valentino del 2015 nella discoteca di via Principe di Scalea.

Vincenzo Falci

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