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In fuga dalla violenza, l’inferno del piccolo Alfonso Gentile raccontato anche da “Chi l’ha visto?”,

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Mussomeli – La scomparsa del quattordicenne mussomelese Alfonso Gentile, dopo che la questione è salita alla ribalta della cronaca per il servizio di “Chi l’ha visto?”,  fa emergere un quadro di  violenze perpetrate all’interno della famiglia e della comunità a cui il giudice lo aveva affidato. Inizialmente a contattare la redazione del noto programma televisivo era stato Antonio, il padre di Alfonso -attualmente detenuto- per denunciare la scomparsa  del figlio che poi lo avrebbe accusato di violenza. Già nel mese di ottobre Alfonso, era fuggito una prima volta dalla casa paterna rifugiandosi dentro la scuola dove è rimasto chiuso per qualche giorno. I Carabinieri, in seguito alla denuncia di scomparsa del padre, lo avrebbero poi affidato alla comunità locale e da qui poi sarebbe stato affidato ad una struttura di Catania, col preciso proposito di allontanarlo dal padre.  Ma adesso Alfonso sarebbe fuggito anche da lì.  Se la prima è stata una fuga dal padre, la seconda  dai “bulli della comunità”. Le scioccanti rivelazioni di un’ex educatrice che ha abbandonato la struttura dove lavorava a causa di “quello che succede lì dentro”. Alfonso è stato picchiato a sangue e la questione debitamente occultata. Raggiunto al telefono, il responsabile della comunità si giustifica dicendo “non siamo certo all’interno di un asilo. Ma il fatto specifico è avvenuto fuori. Un figlio, come tanti purtroppo, in balia dell’astio che condividono i due genitori da sempre, soprattutto dopo che Maria, la mamma di Alfonso e della sorellina, lascia la famiglia e si trasferisce al nord col secondo marito. Ai microfoni della trasmmissione Maria denuncia una storia di violenze familiari a tinte fosche, confermata anche dalla testimonianza della madre, che sfiorano l’impensabile quando racconta di essere rimasta chiusa all’interno di un’abitazione per un anno al buio, dove il marito l’aveva segragata, impedendole ogni contatto col mondo e accusandola ripetutamente di essere “una buttana”.

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