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Mussomeli: la zona è rossa, il paese è fermo e i commercianti mugugnano

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Mussomeli –  Un paese grigio, segnato da questa pandemia dove i negozi non essenziali sono chiusi e  il clima freddo e piovigginoso sembra, ancor di più, scandire la tristezza e la monotonia che traspare dagli occhi stanchi dei pochi passanti e dal rintocco delle campane che rimbomba nelle piazze vuote. Saracinesche chiuse, bar d’asporto con pochissimi clienti decimati e deserto nelle piazze e nelle strade del paese manfredonico. Così in una giornata di zona rossa, camminare per le strade vuote del centro rende l’atmosfera più fosca di quella che è. La notte pare di dormire in una casa di campagna, senza però poter gioire del cinguettio degli uccelli, solo silenzio. Alle 9.00 del mattino il paese, che nella normalità inizia a svegliarsi ed acquista la piena operatività con i suoi abitanti e le loro auto che cominciano a riempiere le strade, ha un aspetto irreale: sembra un paese fantasma. I commercianti, ma ancor di più i ristoratori, gestori di pub e tutto quello che si accompagna alla parola gastronomia stanno vivendo, a Mussomeli come nel resto d’Italia, una condizione di crisi, già esistente per un’economia locale un pò in sofferenza, aggravata da questa pandemia. Solo le pizzerie con gli asporti, soprattutto del sabato e della domenica, riescono a tirare la carretta. Restano chiusi i centri commerciali e alcune categorie di negozi quali calzature, abbigliamento, barbieri, parrucchieri e centri estetici, aperti i negozi di generi alimentari, edicole, farmacie, tabaccherie e librerie. Consentito l’asporto  e il domicilio in bar, ristoranti e pizzerie.   Un commerciante, raggiunto telefonicamente, che per la propria privacy non vuol rilevare la propria identità, ha detto la sua su questo brutto momento, ma la sua voce  è comune a tanti altri, ognuno nelle più disparate attività, lamenta una condizione ormai non più sostenibile:” Lo Stato non aiuta come dovrebbe, mentre in altre nazioni le attività commerciali vengono efficacemente sostenute dallo stato nell’affrontare questo stato di parziale o totale inattività, in Italia siamo alle soglie del ridicolo, dopo un contentino durante il governo Conti adesso neanche questo, soldi niente. Sarebbe opportuno riaprire tutto anche se in modo contingentato e con l’osservanza delle regole antipandemia, altrimenti molte attività saranno costrette a chiudere. Alessandro Falzone,  titolare della pizzeria Amici miei: “Viviamo in una situazione drammatica, penso a colleghi come ristoratori che non lavorano ormai da tempo ma anche con l’asporto le pizzerie hanno subito una perdita del 60%; i parrucchieri e barbieri gridano allo scandolo, la voce comune degli stilisti del capello a Mussomeli è una sola ed univoca: “ A cosa serve  farci chiudere l’attività e non permettere alle persone di pensare alla propria cura personale quando l’entrata nel negozio è contingentata con le mascherine obbligatorie per noi stessi e per la clientela e il gel igienizzante ad uso dell’utenza? Gli untori non siamo certamente noi”. Maria Vullo, titolare di un tabacchino e bar nella vicina Acquaviva Platani, anche in zona rossa,  alla domanda cosa ne pensi della zona rossa dichiara:” La zona rossa? Mi sento braccata, controllata, schiavizzata, esaurita”. Tanino Nola titolare dell’agriturismo Monticelli: “ Ce la siamo voluta noi stessi… e ora piangiamo sul latte versato”.  Un altro commerciante, che vuole mantenere anch’esso l’anonimato,  aggiunge: “Serve cambiare registro e siglare protocolli che consentano alle imprese di lavorare in sicurezza, quindi un piano rapido di vaccini, la ripartenza in sicurezza delle attività e interventi sul fisco e sulle imposte locali “.  Questa pandemia ha stravolto tutto, tutto quello che sta succedendo sono scene che fino ad un anno fa non  avremmo immaginato: negozi con numero limitato di persone, gel igienizzante all’ingresso, misurazione della temperatura corporea e non avere più la possibilità, almeno per il momento, di bere un caffè con gli amici seduto al tavolo di un bar oppure di sorseggiare una birra in un pub o altro locale notturno. Uscire senza mascherina non è possibile, per la difesa della propria ed altrui salute, così come non è possibile passare le serate al cinema. Ogni giorno sembra lo stesso,  scorre inesorabilmente, in un apatico trascinamento del tirar a campare, sperando che prima o poi andrà tutto bene e ritorneremo alla normalità.

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