Caltanissetta – Pena ridotta per i responsabili di una casa di cura in cui, a causa di un incendio, ha perso la vita un ospite. Il colpo di forbice è arrivato nel processo d’appello incentrato sulla morte del sessantaquattrenne di Serradifalco, Antonio Calogero Tabone. Il suo corpo è stato poi ritrovato semi carbonizzato sul suo letto, nella stanzetta che condivideva con un altro ospite all’interno del centro «Padre Giuseppe Ingrao» di Serradifalco.
Nel secondo passaggio in aula, per il cinquantasettenne Stefano De Maria, la condanna è stata fissata in un anno di carcere, a fronte dei due anni nel primo processo.
Anche per la sorella, la sessantaquattrenne Mira Maria Teresa De Maria, responsabile della prevenzione antincendi , la pena è scesa a sette mesi, mentre aveva rimediato in primo grado un anno e quattro mesi. Su tutti e due pendeva l’imputazione di omicidio colposo.
Ma non è tutto. Sì, perché i due – assistiti dall’avvocato Giuseppe Panepinto – erano già stati condannati pure a risarcire le parti civili , ruolo rivestito dai familiari della vittima – assistiti dall’avvocato Alberto Gangi – insieme al comune di Serradifalco – assistito dall’avvocato Antonio Campione – citato come responsabile civile.
Questo il pronunciamento che ha emesso la corte d’Appello presieduta da Andreina Occhipinti, mentre la procura generale ha chiesto la conferma della precedente sentenza.
La disgrazia che è stata al centro di questa nuova parentesi processuale risale alla notte del 3 ottobre del 2021. Quando nella struttura, presumibilmente per un mozzicone di sigaretta rimasto acceso, nella camera da letto di Tabone è scoppiato un incendio.
Sono stati gli stessi operatori della struttura a intervenire immediatamente, ancor prima dell’arrivo dei vigili del fuoco, ma per il pensionato, ormai, non c’era più nulla da fare. Il fumo, probabilmente, lo ha ucciso. E poi è stato pure toccato dalle fiamme.