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Pino Sorce: “Autoreferenziale e incapace? Chi lo dice infastidito perché non ho tornaconti “. L’intervista

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PALERMO – Le risposte non potevano che essere chirurgiche: taglienti quando serve, profonde ma misurate.  Il chirurgo Pino Sorce parla per la prima volta da candidato a sindaco di Mussomeli e lo fa  affrontando, con garbata fermezza, ogni questione. Ha le idee chiare, lancia messaggi precisi. Dalle repliche alle accuse dei detrattori, per giungere al metodo da adottare per riscattare il proprio paese.

L’INTERVISTA.

Prima che il dado fosse tratto, si è preso un lungo periodo di riflessione…

Non era una scelta da prendere alla leggera. Non tanto per me o il mio futuro. Ho scelto di candidarmi per responsabilità e senza alcuna utilità personale. Non ho tornaconti economici, non vivo di politica, non ho assolutamente figli da sistemare. Non ho nemmeno velleità di diventare onorevole. In verità  questa decisione di scendere in campo dipende da un interesse ben più alto: la sopravvivenza di Mussomeli. E’ un obiettivo da perseguire senza indugi, tatticismi e alchimie politiche. 

Primum vivere, deinde philosophari?

Si, la situazione non consente elucubrazioni, serve pragmatismo. La mia proposta è semplice, senza inganni o trucchi e aperta a tutti. C’è tanto da lavorare, chi vuol contribuire a far rinascere il paese è ben accetto, chi ha altre mire o fini meno nobili non troverà spazio. E’ un principio che vale per persone e partiti.

A proposito di partiti, Lei ha fatto appello all’eterogeneità come risorsa, non teme di essere supportato da persone e compagini che hanno storie e sensibilità troppo diverse?

La diversità è ricchezza. Le incomprensioni nascono quando non c’è uno scopo e lo scopo è solo quello di stare al potere. Il compito che ci siamo prefissi è il rilancio, in termini e tempi realistici, di Mussomeli. Non mi sfugge che, soprattutto su temi quali viabilità, ospedale, finanziamenti serva la politica, quella sana però che trova soluzioni e referenti, quella che  ascolta e prova a dare risposte alle istanze del territorio. I mestieranti della politica, non solo non sono utili a Mussomeli, ma su di me non hanno presa. Non sono ricattabile dai politicanti, l’età, la posizione e l’esperienza me lo consentono.

Si è autoproposto?

Tutt’altro. La genesi della candidatura parte da un invito, vigoroso e insistente,  a scendere in campo  e che mi è stato rivolto da tantissimi concittadine e concittadini di diversa età, estrazione sociale, politica e culturale. Le dirò di più, se avessi ragionato  in modo egoistico,  la scelta più conveniente  sarebbe stata un’altra. Avrei potuto godermi la famiglia, la pensione o accettare proposte lavorative. Però se non mi fossi speso in prima persona, non mi sarei sentito a posto con la coscienza. Ho ricevuto e credo di aver dato tanto a Mussomeli e mussomelesi. Non mi rassegno alla fine di Mussomeli. E’ una scelta di vita per il nostro paese. Ci metto la faccia per provare a fermare il declino che condanna Mussomeli all’ignominia dell’estinzione. Non è un candidatura autoproposta, forse chi oggi sostiene questo avrebbe voluto, senza riuscirci, che  la mia scelta  fosse condizionata o imposta dai partiti. Così non è.  Sono aperto al dialogo ma non mi piego a ricatti o vessazioni. Evidentemente ho deluso chi ha pensato che potessi prestarmi ad essere il cameriere o lo “Yes Man” di questo o quel politico. Confronto con tutti, asservimento con nessuno. Ubbidisco solo al bene di Mussomeli e mussomelesi.

Alcuni dei Suoi avversari sostengono che Lei non abbia esperienza o capacità…

Non sono nato con il bisturi in mano eppure ho alle spalle oltre 10mila interventi chirurgici. Non sono nato nemmeno con la fascia tricolore ma mi pare che negli ultimi 40 anni a Mussomeli i sindaci che si sono succeduti fossero tutti alla prima legislatura. Questo non significa che non mastichi di politica o amministrazione. Sono un dirigente medico e chi lavora in sanità oltre all’attività clinica è chiamato a svolgere attività organizzativa nell’azienda ospedaliera. Ormai ai medici è richiesto di essere manager e burocrati. Inoltre, giova ricordare che sono stato eletto tre volte consigliere provinciale.

Qualcuno obietta che a Caltanissetta abbia fatto poco…

Ho parlato poco e lavorato tanto,   è cosa ben diversa. Capisco che non sono avvezzo a proclami e propaganda autoreferenziale e questo mi dicono essere un limite comunicativo in politica. E’ vero, non ho mai strombazzato ai quattro venti, sui social o sui giornali quello che ho fatto. Si svolge il proprio lavoro per dovere, non per ottenere ribalte mediatiche e strappare applausi. Però, per amor di verità, ai detrattori rispondo che  anche come consigliere non mi sono risparmiato e ho ottenuto tanto.

Ad esempio?

Cito a titolo esemplificativo, alcune temi attuali nei quali è coinvolto il paese di Mussomeli. L’istituzione del registro tumori; il decentramento degli uffici e dei servizi; la Cordovese – Fondo Valle; la manutenzione ordinaria e straordinaria sulla Mussomeli – Caltanissetta. Sono mozioni e proposte che portano la mia firma.

A Mussomeli, in caso risulti eletto, quale sarà la Sua mission?

Risolvere i problemi a conoscenza di tutti ma ignorati da chi dovrebbe occuparsene. Mi riferisco, in primis, all’ospedale a cui ho dedicato la vita e da risorsa sembra essere diventato un peso. Il nosocomio è presidio di vita ma ha anche importantissima risonanza su occupazione ed economia del Vallone. Le strade sono la panacea di tutti i mali. Oggi anche chi lavora o studia a Caltanissetta, Agrigento o Palermo non può fare il pendolare e va via. Le piccole e medie imprese subiscono costi e disagi insostenibili per attirare clienti o trasportare prodotti da o per Mussomeli. Fermare la spoliazione di strutture e servizi che Mussomeli ha subito negli ultimi anni. Scuole, uffici e servizi vanno potenziati non ridotti o chiusi. Avviare o riavviare i settori fondanti: agricoltura, edilizia e turismo. Problemi annosi che vanno sciolti con approcci nuovi e pragmatici.

Come?

Non ho la bacchetta magica ma so per esperienza che un grande problema, frequentemente, si risolve con un piccolo gesto. A Mussomeli è in corso un’emorragia che rischia di diventare letale, serve un intervento politico urgente per  tamponare questo dissanguamento demografico, occupazionale ed economico.  Faccio un esempio. Spesso basta la chiusura di un negozio o di un ufficio per spopolare un quartiere. Il problema talvolta può darci la soluzione. Così aprire o riaprire un ufficio pubblico o un esercizio privato in un luogo o una piazza del centro storico, dove si arriva comodamente con le auto e si parcheggia con facilità, può contribuire a far rinascere una zona dei quartieri più antichi.

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