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Quella cocaina era mia e l’avevo pagata con una vincita, sospetto pusher resta in cella

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Caltanissetta – Perché nascondesse quella droga nell’officina del padre lo ha pure spiegato ai magistrati. Ma la sua teoria non gli ha consentito, ad ogni modo, di lasciare il carcere.

Resta in cella il ventisettenne nisseno Lorenzo Pennino – difeso dall’avvocato Ernesto Brivido – accusato di detenzione e spaccio di stupefacenti.

Perché teneva 126 grammi di cocaina nell’officina del padre. E quando la polizia s’è presentata lì, lui spontaneamente li ha consegnati.

Insieme alla “neve” sono stati sequestrati in quei frangenti anche un frullatore ancora sporco di droga e un bilancino di precisione.

Il giovane ha spiegato che la droga l’aveva acquistata solo per uso personale. Perché l’assumerebbe regolarmente.

E ha chiarito che la passava prima nel frullatore per rendere più polverizzata, in maniera tale che fosse più facile assumerla.

Quanto ai soldi necessari per comprare tutto quel quantitativo – che nel mercato dello spaccio ha un valore intorno ai 5 mila euro – ha chiarito di aver potuto contare su una vincita.

Ma alla fine il giudice, come chiesto dalla procura – mentre la difesa ha proposto i domiciliari con il braccialetto elettronico – ha convalidato l’arresto e la permanenza in carcere del sospetto pusher.

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