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Appalti pilotati al comune di Santa Caterina, ex amministratori, funzionari e imprenditori dal gup

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Santa Caterina – È per sospetti appalti pilotati che rischiano il processo. Lo ha chiesto, nei loro confronti, la procura. Così andranno in udienza preliminare.

Sono ventiquattro in tutto, tra ex amministratori pubblici, funzionari, tecnici e imprenditori finiti al centro della maxi inchiesta di carabinieri e guardia di finanza ribattezzata «Pandora 2».

A capo della presunta rete che avrebbe veicolato gli appalti al comune di Santa Caterina, vi sarebbe stato – secondo la tesi accusatoria, l’allora sindaco Antonio Fiaccato.

Con lui andranno a maggio in udienza preliminare anche il suo vice sindaco, Agatino Macaluso, Clara Lacagnina segretaria generale del Comune, l’allora presidente del consiglio comunale Cristina Rizza, il padre l’ex assessore Calogero Rizza, l’assessore comunale allo Sport Giuseppe Natale, l’ex assessore Alfonso Carvotta, il funzionario dell’Ufficio tecnico Salvatore Di Martino, l’ex consigliere comunale Daniela Seminatore, l’ex capo dell’Ufficio tecnico Guglielmo Messina, Giuseppe Riccardo Falzone, gli imprenditori Giuseppe Cannavò, Giuseppe Carsidona, Alfonso Gaetano Ippolito, Salvatore Pignato, Pasqualino Giambra, Giuseppe Lo Vetere, Massimo Falzone, Eugenio Diego Salvaggio, Arcangelo Bruno, Michele Amico, Luigi Baldi e Giuseppe Bruno – assistiti dagli avvocati Alberto Fiore, Giuseppe Dacquì, Ernesto Brivido, Salvatore Falzone, Pietro Pistone, Antonella Marino, Walter Tesauro, Davide Schillaci, Daniele Osnato Pietro Milano Sergio Monaco, Giacinto Paci e Giuseppe Li Pera – al centro di questa corposa tranche processuale.
Di contro è stata stralciata la posizione del capo dell’Ufficio tecnico del Comune di Santa Caterina , il sessantaseienne Michele Dell’Uomini – assistito dall’avvocatessa  Valentina Fiorenza – per il quale si procede a parte.

A loro carico la procura nissena ha contestato le ipotesi, a vario  titolo, di associazione a delinquere, concussione, corruzione, turbata libertà degli incanti e falso ideologico, abuso di ufficio. Un ampio ventaglio che s’è concretizzato in una quarantina di capi d’imputazione.

Per gli stessi inquirenti sarebbe emersa quella che è stata definita «una gestione familistica dell’intero Comune sotto la regia del sindaco».

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