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Arezzo, compra per 40 euro un presunto Basquiat. Se sarà autentico varrà milioni di euro

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Arezzo – Di cognome si chiama Pedersoli come il rimpianto Bud Spencer: ma in Fiera per tutti è Adriano (anzi Adri, si fa prima), da anni uno degli espositori di punta del Corso. Viene da Ravenna, ha nel sangue la stessa febbre di Ivan Bruschi: pescare i tesori dappertutto, convinto, come De Andrè, che «dal letame nascono i fiori». E sotto il banco ha l’ultimo, se lo coccola con gli occhi. «Secondo me è un Basquiat»: lui, il pittore «maledetto», morto a 28 anni di overdose, leader del graffitismo Usa. Un ragazzo i cui quadri vengono battuti a milioni di euro. Ti allunga l’acquerello sotto gli occhi e in effetti della creativa follia di Jean-Michel c’è davvero tutto. Comprese la sigla in fondo e una firma in basso a sinistra. ccanto dei timbri scoloriti, somigliano tanto a quelli apposti ad un’opera una volta identificata. «Il mio parere conta poco, la farò vedere agli esperti: finora quelli che conosco mi dicono tutti la stessa cosa». Dalla vetrina dietro Anna Lapini, che da sempre ha un bel legame con i protagonisti della Fiera, sobbalza. «Giurerei che è originale, basta guardarlo: ha tutte le caratteristiche dell’autore».

ovocatore nell’anima, non a caso grande amico di Andy Wharol. Uno di quelli che riesce a trasformare in arte etichette, scritte disordinate, pochi tratteggi. Le classiche opere, per dirla con Aldo, Giovanni e Giacomo, «che il mio falegname farebbe meglio»: e che invece potenzialmente valgono oro. Non la mette in vendita, neanche ti fa un prezzo, il suo unico punto di riferimento certo è quanto ha pagato lui.

«Sono andato da un rigattiere, qui ad Arezzo. Ho visto in un angolo dei fogli e dei dipinti da cui sbucava questo qui. Gli ho chiesto quanto li facesse». Risposta? 40 euro. «Ma si è corretto subito: dammene 30 e siamo a posto».Trenta euro: magari risulterà una copia ma l’investimento ci sta tutto. «Io vivo di queste cose: mi alzo presto la mattina, vado a vedere gli altri banchi, giro».

Bruschi tutto questo lo chiamava «trouvaille», la ricerca affascinante dei pezzi da valore tra i mille che un valore non lo hanno. E ne ha fatto la chiave vincente della Fiera. «Sono qui da anni, faccio tanti mercati: ma a quello di Arezzo non rinuncerei mai, è il migliore. Sia per la qualità che per gli affari». Una dichiarazione d’amore che Adriano Pedersoli fa da sempre: anche quando il vento soffia contro le vele della Fiera.

quando non pesca un Basquiat a 40 euro. E ora? «Per l’autenticazione dovrei andare alla Fondazione dell’artista: ma è a New York, un po’ lontana». Il piano B potrebbe essere una casa d’asta prestigiosa: verifica l’autore e al tempo stesso te lo vende al prezzo migliore. «Ma io sto ristrutturando casa: e dico la verità, venisse qui qualcuno a propormi ventimila euro magari glielo vendo».

Ma non è vero. Il foglio lo tiene ben nascosto in una cartellina, se gli chiedi il prezzo ti guarda con l’espressione stupita di chi non sa cosa rispondere. Punta all’affare del secolo? No, neanche ci pensa. «Sono contento di averlo trovato». E lo ammira con lo sguardo innamorato del collezionista che intercetta l’ultima figurina dell’album.

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