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Arrestato per armi e poi assolto, fratello di boss ergastolano pronto a chiedere risarcimento per ingiusta detenzione

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Caltanissetta – Pronto a bussar cassa allo Stato perché lo indennizzi della carcerazione ingiustamente subita. Sì, perché per un’arma clandestina è rimasto agli arresti per un anno o poco più prima che lui, fratello di un boss di Mazzarino, venisse assolto con formula già divenuta definitiva. E , curiosità della vicenda, a farlo finire per la seconda volta alla sbarra, è stata la procura di Gela che prima ha chiesto l’assoluzione, sancita in primo grado dal gip di Gela con il rito abbreviato e, poi, ha impugnato quello stesso verdetto. Ma la corte d’Appello di Caltanissetta ha respinto la richiesta della procura generale assolvendolo.

E adesso il cinquantacinquenne di Mazzarino, Rocco Selvaggio – assistito dall’avvocato Ernesto Brivido – è pronto a chiedere un risarcimento per ingiusta detenzione.

La sua odissea giudiziaria è legata al ritrovamento di un’arma clandestina in una casa di campagna di famiglia. Lì, il 6 febbraio di due anni fa, i carabinieri durante una perquisizione, all’interno di una vasca di cemento, hanno scovato un fucile a canne mozze. Un semi automatico «Fn Herstal Browning», calibro 12 con il calcio pure segato. Da qui il suo arresto.

Da li a poco il fratello, il boss Giuseppe Selvaggio condannato all’ergastolo per la strage di San Basilio a Vittoria, ha inviato una missiva agli  inquirenti spiegando che quel fucile era suo e che lo aveva nascosto prima del suo arresto.
E al termine del processo di primo grado, celebrato con rito abbreviato, il gip, su richiesta della stessa procura, ha assolto con formula piena lo stesso Rocco Selvaggio.

Ma, stranamente, la stessa accusa dopo avere proposto un verdetto di non colpevolezza nei confronti dell’imputato, lo ha impugnato facendo scattare l’appello a suo carico.

Ma alla fine la Corte d’Appello di Caltanissetta, presieduta da Maria Carmela Giannazzo, ha confermato il verdetto assolutorio osservando che non era intervenuto nessun elemento nuovo e che quelli valutati in giudizio erano gli stessi alla base del pronunciamento di non colpevolezza emesso in primo grado nell’aprile dello scorso anno.

Ma nel frattempo il fratello del boss ergastolano ha trascorso un anno o poco più ai domiciliari, oltre a un paio di giorni in carcere. Da qui la richiesta risarcitoria che l’avvocato Brivido sta per depositare.

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