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Arrestato per un’inchiesta nata da un pentito della Jihad, caso archiviato e chiede un indennizzo

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Caltanissetta – Il suo nome era finito nel gran calderone di una operazione internazionale antiterrorismo scattata sull’onda delle dichiarazioni di un ex appartenente alla Jihad, un pentito.

Anche se lui, il quarantaduenne Saber Toumi, tunisino d’origine ma ormai niscemese d’adozione, è stato accusato di contrabbando sigarette con l’aggravante della transnazionalitá e di appartenenza ad un gruppo criminale.

Ma le contestazioni, sulla base delle risultanze investigative dell’avvocato Domenico Emma che lo assiste, si sono sciolte come neve al sole.

Già perché il gip di Palermo, Marco Gaeta, alla fine- dopo peraltro una consulenza fonica sulle intercettazioni “incriminate” – ha archiviato il fascicolo aperto a carico del presunto contrabbandiere.

E adesso il suo legale è pronto a bussare a cassa allo Stato per chiedere un risarcimento dei danni per i tre mesi di detenzione subita, tra carcere e domiciliari a Niscemi, dopo il suo arresto del gennaio del 2019. Er al’11 di quel mese. E solo l’11 aprile successivo è tornato un uomo libero ma dopo essere passata per una pesante gogna mediatica.

Fin dal momento del suo arresto il quarantaduenne ha sempre posto la questione dell’errore di persona. Già perché colui che sarebbe stato intercettato durante indagini sarebbe il fratello dello stesso indagato. Una tesi sostenuta fin dal momento dell’interrogatorio di garanzia.

E quei colloqui catturati dalle microspie degli investigatori sarebbero partite da un telefono con una sim comprata con documenti falsificato dello stesso Toumi.

Solo adesso, lui che era finito nella rete della giustizia perché accusato esser vicino a questa sorta di organizzazione che si sarebbe ispirata alla Jihad, è uscito dall’incubo. E ora penserebbe a un indennizzo da parte dello Sta

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