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Barista ucciso, si riparte dalla difesa a oltranza dei boss Madonia e Terminio   

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Vallelunga Pratameno – È dall’esame degli imputati e altri testi che si ripartirà dopo la difesa a tutto tondo dei boss tirati in ballo per un omicidio. A cominciare dal capomafia vallelunghese Giuseppe «Piddu» Madonia, così come il boss sancataldese Cataldo Terminio.

Entrambi sono stati chiamati in causa per il delitto del barista gelese Giuseppe Failla, insieme all’ex capo della famiglia di Cosa nostra nissena, Angelo Palermo e Angelo Bruno Greco – difesi dagli avvocati Sergio Iacona, Flavio Sinatra, Cristina Alfieri, Giuseppe Piazza ed Eliana Zecca – ognuno di loro tirato in ballo con un ruolo differente.

Rendendo dichiarazioni spontanee, nel corso dell’ultima udienza, Madonia e Terminio hanno rimandato le accuse al mittente asserendo di essere stati chiamati in causa per ripicca. E il riferimento è stato ai collaboratori di  giustizia, più espressamente verso l’ex capodecina sancataldese, «Nardo» Messina.

Già perché secondo l’accusa il barista sarebbe stato assassinato per vendetta. Perché sarebbe stato ritenuto coinvolto nell’uccisione di Nicolò Terminio, padre di Cataldo.

Tesi questa, che lo stesso boss sancataldese ha sempre negato fornendo, invece, altri chiavi di lettura in relazione al delitto di Terminio senior

La famiglia di Giuseppe Failla – assistita dall’avvocato Giovanni Bruscia – è costituita parte civile.

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