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Cari genitori contestatari, non ci sono scuse per gli assembramenti notturni

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Mussomeli – Pubblichiamo la mail, a firma dei genitori dei giovanissimi protagonisti di un assembramento di giovedì notte a Mussomeli, e  ricevuta ieri in redazione in cui ci chiedono pubbliche scuse. Nella missiva si legge: “Salve, siamo i genitori degli 11 ragazzi sanzionati nella notte del 14 maggio 2020, le scriviamo queste poche righe contestando l’articolo da voi effettuato in data 16 maggio 2020 inerente agli undici giovanissimi di mussomeli sanzionati dalle forze dell’ordine. La nostra contestazione non e’ nelle frasi che avete usato nell’articolo da voi fatto, che parzialmente rispecchia la verita’ anche se si poteva non evidenziare il fatto che vi erano delle gemelle ,ma delle ragazze” Comunque non e’ questo il punto. Non possiamo accettare la foto che avete messo in copertina dell’articolo,anche usando una foto da archivio. Come sicuramente sapete, le fotografie esprimono emozioni positive oppure negative a chi li guarda,in questo caso non possiamo accettare la foto che avete usato perche’ a nostro avviso illustra una movida che non ci e’ stata e non c’era assolutamente presenza di alcool e le bottiglie a terra vuote danno una visione distorta della realta’, quindi chiediamo che la vostra redazione faccia una lettera di scuse per avere usato una foto,si da archivio, ma inappropiata. PS.  Questa mail e’ stata inviata a Giuseppe Catania Sindaco di Mussomeli per informarlo di questa lettera di disappunto nella scelta della foto ma sopratutto scusandoci con il sudetto del comportamento dei nostri figli”

LA RISPOSTA DEL DIRETTORE

Nossignori. Le nostre scuse non arriveranno. Un principio, da tempo immemore codificato nelle regole di comportamento umano, impone che a chiederle  sia chi ha sbagliato.  Mi pare che ad aver sbagliato siano stati  i vostri figli e ora, in un anacronistico e surreale percorso in cui, a parti invertite, i grandi ripercorrono le orme dei figli, a perpetuare l’errore siete voi. Stare dalla parte dei propri figli non significa giustificarne e avallarne sempre e comunque le scelte: soprattutto quando queste sono contra legem. Dei minorenni (in massima parte) in piena notte hanno fatto assembramento. Nessuno vuole condannarli alla “damnatio memoriae” o mandarli sul patibolo, però la richiesta di una lettera di scusa per aver raccontato un comportamento sprezzante di  norme e  buonsenso, francamente,  ci pare contraria a ogni logica morale ed educativa. A nulla rilevano le argomentazioni su una foto d’archivio che non cambia la sostanza delle cose e la veridicità dei fatti accaduti e narrati nell’articolo. Si è trattata di una leggerezza? D’accordo. Siamo anche certi che gli undici ragazzi abbiano una solidissima integrità e un indiscusso  patrimonio valoriale. Possiamo sorvolare anche sul fatto che i minori non si siano resi conto che questa marachella abbia conseguenze  e sia rischiosa per la loro salute e quella degli altri. Fermo restando che comprendere non significa giustificare.  E’ inquietante, semmai, che della gravità dell’assembramento non si rendano conto gli adulti in un clima di permissivismo totale che non condividiamo e non riteniamo utile per nessuno. Per questo la richiesta ci pare ingiusta  e infondata. Piuttosto chi  ha permesso o realizzato  l’assembramento chieda scusa a tutti, non solo al sindaco. Lo si deve, anzitutto,  ai soggetti a rischio (anziani, malati cronici, persone affette da gravi patologie, etc) la cui vita dipende anche dall’osservanza altrui delle norme per il contenimento dell’epidemia. Ai sanitari, alle forze dell’ordine, ai volontari e, in generale, a colore che mettono a repentaglio la vita per garantire la sicurezza di tutti.   Alle persone che, ligie all’osservanza  delle prescrizioni del lockdown, hanno subito perdite ingentissime. A chi il virus ha tolto affetti e  futuro. Noi speriamo di non dover scrivere ancora di questi articoli e che comportamenti del genere non si abbiano a ripetere, magari grazie a questo episodio che ci auguriamo servirà da monito per tutti: giovani e meno giovani. L’accaduto può essere una straordinaria opportunità educativa a patto di rifuggire indulgenza e  vittimismo perchè “non fa scienza, sanza lo ritenere, avere inteso“.

 

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