Home Cultura Centocinquanta anni di bucato: il lavatoio dell’Annivina (dell’arch. Raimondo Piazza)

Centocinquanta anni di bucato: il lavatoio dell’Annivina (dell’arch. Raimondo Piazza)

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La fontana

(dell’Architetto Raimondo Piazza) Mussomeli – Sono trascorsi esattamente centocinquant’anni da quel 1872, quando l’Amministrazione comunale dotava Mussomeli di un ampio lavatoio pubblico ubicato nel piazzale dell’Annivina, vicino ad una più antica fontana. Il progetto era stato redatto dall’arch. Salvatore Costanzo, che già nel 1867 aveva mostrato la sua approfondita competenza nel campo dell’idraulica. Si era occupato, infatti, della riforma dell’impianto idrico comunale, ottimizzandone il percorso e sostituendo la precedente conduttura in tubi di argilla con nuovi elementi metallici all’avanguardia in Europa, in grado di resistere a pressioni molto elevate. Come scrive Giuseppe Sorge nelle sue Cronache, redatto il progetto del lavatoio, venne indetta un’asta pubblica, che si aggiudicò un tale Giuseppe Maniscalco. Le opere eseguite furono collaudate e consegnate all’Amministrazione comunale il 30 dicembre 1872 per un importo complessivo di 1.719,50 lire, l’equivalente di circa 7.000,00 euro attuali. Il lavatoio pubblico divenne testimone del faticoso lavoro delle casalinghe e concorse a definire il piazzale che, proprio per la sua presenza, acquisì anche un’importante funzione sociale: punto di incontro e di socializzazione femminile, anche se non certo di evasione, in cui si partecipava alle gioie e alle tristezze altrui. Non sappiamo quali modifiche abbia subito nel corso degli anni, soprattutto dopo avere cessato la sua funzione, ma oggi si presenta con una vasca rettangolare larga circa dodici metri, delimitata per tre lati da muri in pietra squadrata a faccia vista. Dovette esserci anche una copertura, magari costituita da un semplice velario, per proteggere le lavandaie dal sole e dall’acqua, come accadeva nella maggior parte dei lavatoi pubblici dell’epoca. Tale copertura veniva probabilmente adagiata sui

biddrina destra

muri perimetrali, e giustificherebbe le sommità inclinate dei lati corti. Il muro a sinistra della vasca, inoltre, si raccorda con la vicina fontana, più bassa e disposta con un differente orientamento planimetrico. Il lavatoio e la fontana, pur se ad uno sguardo attento evidenziano chiare individualità linguistiche, grazie all’uso comune della pietra squadrata a faccia vista e alla continuità di alcune linee compositive, possono essere considerati un unicum in grado di dialogare e integrarsi armoniosamente con la roccia scoscesa che si trova alle loro spalle. La fontana ha una struttura simmetrica con la vasca in pietra a petto d’oca che riceve l’acqua da due cannelle –di cui ne sopravvive solo una- fissate in una lastra marmorea, recante la scritta “Municipio di Mussomeli 1902”; in alto si trovano due eleganti volute sulle quali poggia una mensola modanata con la conchiglia che chiude verticalmente la composizione. Come avviene anche nella fontana che si trova in prossimità del castello manfredonico, le due volute affiancano lo stemma di Mussomeli , qui reso ormai appena riconoscibile dagli effetti del tempo. La fontana si caratterizza soprattutto per la presenza di due rare sculture lapidee di biddrine, mitici rettili dell’area nissena con la pelle squamosa che vivevano in prossimità di ambienti umidi, dotati di una bocca talmente grande da consentirgli di ingoiare capretti, agnelli e soprattutto bambini. Le biddrine dell’Annivina, con l’andamento spiraliforme del corpo, fanno eco alle due volute, anch’esse a spirale. Pur se non conosciamo né l’epoca né il nome del loro autore, l’abilità dimostrata nel modellare la pietra in forme avvolgenti che trasmettono l’energia potenziale di una molla compressa, lo sguardo ferino e la ricca elaborazione del corpo squamoso le rendono opere di sicuro pregio. Questi mitici rettili, ispirati ai serpenti d’acqua presenti in alcune fontane e ai draghi che popolano i bestiari medievali, sembrano stare lì proprio per ammonire le mamme, che si recavano a lavare i panni, di tenere i figli lontani dai pericoli dell’acqua. Confrontando qualche fotografia del decennio scorso con lo stato attuale si rileva purtroppo che in questo arco temporale la biddrina di sinistra è stata gravemente mutilata. Questo grave atto d’incuria deve farci riflettere sull’importanza della conoscenza del patrimonio storico e artistico, perché chi conosce il valore delle cose difficilmente lascia che vadano perdute ma le tutela. Non possiamo concludere questo scritto senza dedicare il nostro ricordo al progettista del lavatoio pubblico, l’architetto Salvatore Costanzo, a cui Mussomeli deve essere riconoscente per l’importanza delle sue realizzazioni. Costanzo operò soprattutto nel secondo Ottocento e diresse molti lavori per conto del Municipio, delle chiese, dell’amministrazione Trabia e dei principali benestanti. Tra le sue realizzazioni, oltra alle citate opere idrauliche, segnaliamo la Cappella funeraria Sorce – Malaspina, dedicata alla Madonna del Riparo (1882), il cimitero (1872) e il Palazzo del barone Mistretta (1850) in piazza Umberto I. Questo palazzo è il prologo dell’intervento che più di qualunque altro caratterizzerà urbanisticamente l’espansione di Mussomeli extra moenia: «la bella e moderna via Palermo», per citare il titolo di un articolo
di Raimondo Piazza, pubblicato nel 1955 sul Giornale di Sicilia. L’architetto Salvatore Costanzo si spense a Mussomeli il 29 gennaio 1889, all’età di settant’anni. Oggi, in un’epoca di “archistar”, andrebbe ricordato non soltanto per il valore di progettista ma anche per la sana modestia e per l’affabilità che gli procurarono il rispetto dell’intera popolazione.

Bibliografia
Giuseppe Sorge, Mussomeli nel XIX secolo, 1812-1900, Cronache, Palermo 1931
Raimondo Piazza, La bella e moderna via Palermo, testamento ideale di Salvatore Costanzo, «Giornale di
Sicilia», 3 sett. 1955, p. 5.
Raimondo Piazza, Architetti dei centri minori in Sicilia: Salvatore Costanzo, in «Spiragli», rivista di arte,
letteratura e scienze, XXI, 2009, pp. 33-38

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