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Cibo di traverso e rischia di strozzarsi, infermiere salvato da psichiatra mussomelese

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Mussomeli – Un frammento di cibo incastrato in gola o più precisamente in trachea ha rischiato di far perdere la vita a Giuseppe Tambè, 52 anni,  infermiere professionale del CSM (Centro di Salute Mentale)  di Caltanissetta. “Stavo consumando il mio solito spuntino di metà mattinata – racconta il sanitario – nell’infermeria come faccio ogni giorno alternandomi con i colleghi.  Lo stesso panino, come ogni giorno. Ero quasi alla fine quando a differenza di    quello che invece solitamente faccio, ossia bere a fine pasto, ho bevuto dell’acqua. Il boccone non riusciva più a scendere. Pochi secondi ed è subentrato il panico! Ho tentato d’istinto di espellere l’acqua ma peggiorando solo la situazione già peraltro drammatica. L’acqua intrappolata è arrivata in trachea e immediatamente dopo, ai bronchi. Ho avvertito la terribile sensazione di soffocamento. Tossivo e non respiravo. Non sapevo a cosa aggrapparmi. Anni di studi e competenze acquisite durante tutta una vita improvvisamente rivelatisi inutili di fronte alla sensazione di stare per perdere la vita e per giunta in quel modo così atroce. Perché se è vero, ed è vero, che ogni male è doloroso – sembrerebbe quasi una banalità detta così!- è pur vero che non c’è neanche termine di paragone con la sensazione di non respirare”. Ma l’istinto  ha premiato l’infermiere guidandolo verso la persona “giusta” al momento sbagliato, quella che gli ha salvato la vita. Trema ancora la voce a Giuseppe Tambè, l’infermiere con la passione della fotografia e della ritrattistica, quando ripercorre la narrazione di quegli attimi struggenti e concitati. “Cercando aiuto, la scelta più immediata sarebbe stata quella di dirigermi verso la sala d’aspetto che era proprio quella più vicina al luogo dove io mi trovavo. Ma qualcosa mi suggerì di andare oltre e dirigermi nella stanza del dottore Salvatore Mistretta, il neuropsichiatra mussomelese con cui collaboro da circa tre anni e del quale ho avuto modo di apprezzarne tutte le qualità professionali ed umane. Delle quali ha dato prova ancora una volta. Piombato nella sua stanza, ho cercato di esprimere il mio stato con  una mimica piuttosto impacciata. “Sto soffocando” -avrei voluto gridare- ma le parole di certo non fuoriuscivano dalla bocca così come quel malaugurato boccone andato di traverso. Salvatore che è anche una persona amica, capì subito e tempestivamente ha eseguito la manovra di Heimlich per liberarmi dall’ostruzione. Inizialmente non ho reagito, peggiorando così il mio già compromesso stato emotivo, ma ad un tratto come per miracolo la pressione ha fatto scendere il bolo restituendomi la vita. “Se non avessi avuto a disposizione qualcuno in grado di eseguire la manovra, non sarei qui a raccontarlo oggi”. Perciò il mio messaggio vuole essere, oltre che un ringraziamento a chi mi ha salvato, l’esortazione per tutti a prendere conoscenza di quella che è una manovra tanto semplice ma quanto efficace. Che però va saputa fare. Esistono a riguardo degli appositi tutorial sul web che ognuno può visionare, perché -vorrei ricordarlo- ciò accade sempre in maniera accidentale senza che ci siano particolari patologie a carico dell’apparato digerente, unico fattore di rischio evitabile i cibi particolarmente secchi. Quindi attenzione e prudenza!”.

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