Home Cronaca «Cresta» sulle buste paga, chieste due condanne a 4 anni   

«Cresta» sulle buste paga, chieste due condanne a 4 anni   

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Caltanissetta – Chiesta la condanna per due ex commercianti accusati di avere praticato la “cresta” alle buste paga di tre loro dipendenti.

Così nel procedimento d’appello a carico di due nisseni, marito e moglie, il sessantanovenne Gaetano Abate e la sessantacinquenne Laura Piscopo – difesi dagli avvocati Alfredo Danesi e Giuseppe Fussone – chiamati in causa per estorsione con l’aggravante, per l’accusa, di avere commesso il fatto con abuso di autorità.

Imputazioni per le quali, adesso, il sostituto procuratore generale Carlo Lenzi, ha chiesto la condanna di marito e moglie a 4 anni ciascuno di reclusione oltre al pagamento di una multa di duemila euro.

In primo grado entrambi sono stati assolti perché «il fatto non sussiste», ma sono tornati in giudizio su appello della procura e delle parti civili.

Ruolo, quest’ultimo, rivestito da Valeria Pennisi, Rita Daniela Sabatino e Rosa Maria Lo Cascio – assistite dagli avvocati assistite dagli avvocati Dino Milazzo e Martina Vurruso e Cristian Morgana – tutte e tre ex dipendenti della «Almas srl».

È la società, a quel tempo attiva nella commercializzazione al dettaglio e all’ingrosso di abbigliamento, per cui lavoravano prima di essere poi licenziate per cessata attività.

Quando il lo rapporto di lavoro era in vita – secondo la tesi accusatoria – sarebbero state costrette a restituire in contante parte dello stipendio che veniva pagato loro con assegni.

E anche le ore di lavoro, rispetto ai loro contratti part-time, sarebbero state effettivamente di più. Questo è sempre quanto ritenuto dall’accusa.

Anche se nel primo passaggio in aula questo teorema – su indagini della guardia di finanza che hanno preso le mosse dalle denunce presentate dalle parti civili – alla fine non ha retto.

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