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Delitto Alaimo: lo sgomento nel Vallone

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Mussomeli – La morte -violenta- del noto e stimato professionista, il cardiologo Gaetano Alaimo, sessantaquattrenne medico di Favara, ha generato non poco turbamento anche nella comunità mussomelese. Molti infatti erano -il passato è d’obbligo!- i pazienti che, armati di fiducia e “pazienza” si recavano presso il centro cardiologico del dottore Alaimo. Spesso l’attesa poteva essere lunga, vista l’affluenza numerosa da tutti i paesi limitrofi. Ma la magnanimità del dottore Alaimo era davvero grande. Si cominciava presto, prestissimo,  in quello studio -ormai diventato un centro- dove il telefono non smetteva mai di squillare. Aveva costruito un sogno Gaetano Alaimo, sorrideva con la sua aria bonaria e genuina, quando parlava del figlio, laureato odontoiatra, che aveva aperto anche lui uno studio a Favara. Finalmente. Discreto e paterno, non faceva mistero della sua devozione a Padre Pio la cui immagine -nelle più svariate forme iconografiche- faceva bella mostra di sè all’interno dello studio. Sulla scrivania, su una mensola… laddove insomma trovasse spazio. La motivazione poi va da sè. Per questo e per molto altro, per la rivendicazione di una  giustizia, terrena -ancorchè divina- molti si definiscono “increduli”. Da quando si è diffusa la triste notizia, ieri, non si fa parla d’altro. Le telefonate si sono susseguite a catena. E ovunque circolava il link che riportava l’omicidio. Lui che amava sempre ponderare ogni decisione che riguardasse i suoi pazienti, certo non poteva arrivare a tanto. Prevedere di rimanere vittima di “fuoco amico”. Da più voci si grida alla “follia”. Tanti i pazienti -giovani e meno giovani- che sono rimasti senza un punto di riferimento per i loro problemi di cuore. Quel cuore che -quando è malato non di rado fa scherzi. Anche mortali. Come di fatto è accaduto a quel paziente che -preso da un insano attaccamento alla sua patente di guida- si è trovato a compiere il folle gesto. Molti poi i colleghi o comunque professionisti che inevitabilmente si sono immedesimati -partecipandone empaticamente- nella condizione. Condizione di chi sta regolarmente esercitando la propria professione, magari è sul posto di lavoro dalle primissime ore del mattino, riuscendo a ritagliare -fra una visita e l’altra- una telefonata alla moglie, “Carmela”. E lì su quella poltrona ancora una volta il destino decide che è arrivato il momento di mettere fine a tutto. Impossibile non partecipare della tragedia della famiglia.

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