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Delitto Failla, carcere a vita per i boss «Piddu» Madonia e Terminio e sconto di pena per altri due imputati

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Caltanissetta – Carcere a vita era e carcere a vita rimane per il capomafia di Vallelunga, «Piddu» Madonia. Stessa pena, senza fine, confermata anche al boss di San Cataldo, Cataldo Terminio.

Colpo di spugna all’ergastolo, invece, per Angelo Palermo, ritenuto a quel tempo a capo della famiglia di cosa nostra a Caltanissetta, ora condannato in appello a 21 anni di carcere. Dimezzata la pena anche al gelese Angelo Bruno Greco – gli ultimi due assistiti, rispettivamente, dagli avvocati Giuseppe Piazza e Sergio Iacona – che a fronte dei precedenti trent’anni di reclusione è sceso adesso a 14 anni. Riduzione di condanne concesse dalla Corte perché sono cadute un paio di aggravanti.

Tutti e quattro – i due boss ergastolani sono assistiti dagli avvocati Flavio Sinatra, Cristina Alfieri ed Eliana Zecca – sono stati tirati in ballo per il delitto del barista gelese, Giuseppe Failla, assassinato 9 novembre 1988 all’interno del suo locale. E ai suoi familiari  – assistiti dall’avvocato Giovanni Bruscia – è stato riconosciuto il diritto a un risarcimento dei danni che verrà stabilito in un successivo procedimento.

La sentenza è stata emessa dalla corte d’Assise d’Appello presieduta da Andreina Occhipinti, consigliera Gabriella Natale.

Secondo l’accusa a volere la morte di  Failla sarebbe stato Terminio per vendicare la morte del padre Nicolò ucciso nell’aprile del lontano 1982 da sicari della Stidda. E, sempre secondo gli inquirenti, Terminio avrebbe ritenuto la vittima legato a quel gruppo che aveva eliminato il padre.

Gli altri tre imputati sarebbero entrati in gioco con ruoli differenti. A cominciare da «Piddu» Madonia che per il suo ruolo apicale in Cosa nostra avrebbe autorizzato quell’imboscata. Palermo sarebbe stato l’autista, mentre Greco avrebbe fatto da basista.

Questo lo spaccato che hanno tracciato gli inquirenti e che, seppur con una riforma rispetto al primo grado del giudizio, ha grosso modo retto pure in questo secondo passaggio in aula, anche se alcuni difensori hanno già preannunciato che ricorreranno in Cassazione.

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