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Domenica 13 Agosto l’antica festa di S. Antonio Abate a Milena

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Milena – Il Comitato per i festeggiamenti in onore di S. Antonio Abate di Milena, attraverso una nota, comunica  che Domenica 13 agosto sarà celebrata a Milena l’antica festa di Sant’Antonio Abate. Questo il programma. Si svolgerà Domenica 13 agosto, a Milena, il “Paese delle Robbe” in Provincia di Caltanissetta, la festa di Sant’Antonio Abate, giunta ormai alla sua 127esima edizione consecutiva. Un appuntamento di fede e di folclore che nella seconda domenica di agosto di ogni anno rappresenta il clou dell’estate milenese. Per il sedicesimo anno consecutivo l’organizzazione dell’evento è curata dall’apposito Comitato, con il contributo dell’Amministrazione Comunale guidata dal neo rieletto Sindaco Claudio Cipolla e la sapiente regia dell’Arciprete Parroco, Don Luca Milia.

“Nel panorama delle feste patronali estive della Provincia – spiegano gli organizzatori – , quella di S. Antonio Abate di Milena rappresenta un unicum, in quanto risulta essere l’unico evento del genere che non si è mai interrotto, né durante gli anni della guerra mondiale e né durante il periodo di emergenza pandemica. Dunque, si tratta a tutti gli effetti di una tradizione mai interrotta. Una tradizione senza tempo.

Quest’anno, comunque, la festa torna ai suoi antichi splendori, con la riconferma di tutto il programma di appuntamenti che scandiranno l’intera giornata di Domenica, 13 agosto e che comprende, tra gli altri, il suggestivo Corteo mattutino delle offerte votive che muoverà alle 10.30, la Benedizione di tutti gli animali domestici sul sagrato della Chiesa Madre alle 11.15 e la Processione pomeridiana per le vie del paese delle 19.30, il tutto all’interno di una cornice allietata dalle note della Banda musicale, dal rullo tradizionale dei tamburi e dai due spettacoli pirotecnici”.

“Le ricorrenze religiose celebrate nei mesi estivi nelle nostre comunità – afferma il Presidente del Comitato, Luca Caldiero – sono occasioni di vera e propria socialità, che contribuiscono a rinsaldare i legami familiari e amicali, sia tra i residenti, sia tra quanti, avendo lasciato i luoghi di origine, ritornano in paese in concomitanza con la festività. Per questo, non stupisce affatto che queste celebrazioni si tengano sempre e ovunque nel periodo estivo. C’è l’abito della festa, generalmente più elegante del solito. C’è il pranzo della festa che prevede il dolce finale (il torrone-cubaita o il pizzetto gelato). Ci sono gli appuntamenti irrinunciabili come le passeggiate serali in piazza o il giocatolo-regalo acquistato per i bambini. Tutto, quel giorno appare diverso dal solito ed è una diversità che rompe la monotonia dei piccoli centri e, a mio avviso, si tratta di una diversità molto democratica perché è uguale per tutti, per i ricchi e per i poveri. Per tale ragione, ritengo personalmente che quanti bollano sbrigativamente come “spreco” le risorse impiegate per l’organizzazione delle feste patronali dimenticano, evidentemente, sia il ritorno economico che esse generano per i commercianti e i ristoratori locali, sia il fatto che la festa patronale è una festa di popolo e dunque per tutti, uno svago estivo soprattutto per quanti non possono permettersi di andare in vacanza e aspettano il giorno di S. Antonio per godere di attimi di allegria e serenità. Infatti, non ho il timore di affermare che, seppure possa sembrare un paradosso, a definire “uno spreco” le feste patronali non sono mai i poveri ma è più facile che lo facciano gli abbienti, soprattutto se sono sazi”.

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