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Emilio Mancuso, speleologo dell’abbandono in cerca di tesori in rovina

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Mussomeli – Esistono vuoti da colmare e altri da immortalare, distacchi dolorosi ma al contempo intriganti. Perché dietro un edificio in rovina, un palazzo disabitato, un borgo fantasma,spesso,  non è possibile scorgere e svelare i motivi del declino ma solo coglierne bagliori che traspaiano da posti eclissati. L’esplorazione dei luoghi dell’abbandono, più noto come Urbex,  è un fenomeno sempre più diffuso e capillare nel mondo, in Sicilia, tra i protagonisti più attivi di questa pratica c’è il mussomelese Emilio Mancuso, 42 anni, figlio di Giovanni, ideatore del seguitissimo gruppo “Mussomelesi nel Mondo”. Come il padre ama immortalare i luoghi ma quelli del decadimento, dismessi e, spesso, ormai di nessuno. L’intervista.

Cosa è l’urbex?

L’esplorazione di una struttura abbandonata, generalmente situata in posti sconosciuti e a volte difficilmente accessibili, viene (a livello internazionale) indicata con la parola Urbex.Personalmente preferisco dire: la riscoperta del dimenticato attraverso le immagini di posti carichi di fascino e bellezza perduta.
La passione di girare per luoghi abbandonati, esplorarli da cima a fondo, documentarsi anche sui trascorsi storici, conduce poi a pubblicare sui social le foto dei luoghi visti, istantanee di viaggio che rappresentano l’unico souvenir asportabile da dove si è stati; un vero appassionato di questo turismo “alternativo”, infatti, guarda senza toccare, osserva senza prendere, porta il massimo rispetto per il posto in cui entra, quasi come se fosse un luogo sacro.

Come hai iniziato?

Da sempre sono stato attratto dai luoghi sperduti e nascosti della Sicilia, dagli aspetti vintage, retrò ma solo dal 2015 ho cominciato a girare  partendo dai ruderi di Poggioreale antica che rappresentano il cuore dei posti abbandonati siciliani e che, per un paio di anni, è stata la meta che ha destato la mia attenzione. Sul posto ho conosciuto Giacinto Musso (e la sua associazione per la promozione e tutela del luogo) che mi ha agevolato  nel visitare i ruderi del vecchio centro abitato e con il suo amore per il luogo ha contribuito a trasmettere in me ulteriore passione per i luoghi abbandonati. Dopo aver postato foto sui social relative a Poggioreale, ho avuto modo di conoscere varie persone, amanti come me dei luoghi abbandonati,  coi quali poi ho stretto contatto e allargato le mie esplorazioni, dal 2019, a tutta la regione  Negli ultimi tre anni ho visitato oltre 600 luoghi abbandonati, non tutti ad oggi ancora pubblicati. Al di là dei numeri,  mi sono imbattuto davanti a vere opere d’arte perdute e a strutture dimenticate, che hanno fatto parte nel loro piccolo della storia dell’isola.
L’altra mia grande grande passione, il rally, in cui per anni ho fatto il navigatore, è stata assai utile nell’ampliare le mie esplorazioni,  perché  giravo  luoghi ricchi di strutture abbandonate che ora, libero da impegno agonistici, posso visitare. A questa mia conoscenza personale unisco naturalmente una approfondita ricerca su internet e una meticolosa pianificazione dei luoghi da vedere nelle uscite. Successivamente condivido le mie esperienze sui social attraverso  le istantanee di viaggio,  fatte con una semplicissima fotocamera tascabile.

Sono molti i praticanti di questa disciplina in Sicilia?

La Sicilia vanta un elevato numero di appassionati, in aumento oltretutto, ognuno dei quali ha una propria Pagina Facebook , proprio per dare risalto a questa passione, la mia ad esempio è la Abandoned Places of Sicily – Foto Emilio Mancuso Luoghi Abbandonati Sicilia dalla quale poi condivido sui social quanto visto.
Incompatibilità di orari o difficoltà organizzative anche a causa delle distanze, mi portano a girare (purtroppo) quasi sempre da solo, salvo qualche rare volte con mio fratello Enrico o con mio padre che però,  come molti sanno, preferisce immortalare gli aspetti paesaggistici del nostro territorio.
Tra coloro che attualmente hanno la mia stessa passione, principalmente scambio informazioni e posizioni dei luoghi con “Salvy Rider”, mentre con amici quali Enzo Ventura e Rossella Papa abbiamo effettuato sporadiche uscite in comitiva; a loro vanno aggiunte persone con le quali sempre per gli stessi motivi le escursioni sono limitate a singole occasioni. A questa mancanza di compagnia sul posto, per fortuna si contrappone un nutrito gruppo di persone amiche che, conoscendo la mia passione, mi segnala diverse strutture abbandonate.

Chi esplora si sottopone a una serie di rischi ma anche di responsabilità etiche e non…

Partiamo dal presupposto che i luoghi abbandonati, hanno sempre un proprietario: persone fisiche, giuridiche o   lo Stato. Detto questo, una struttura abbandonata per essere realmente  tale, deve presentare specifici requisiti. Un edificio totalmente chiuso, recintato e quindi ben custodito anche se non utilizzato, non può definirsi tale, così  da essere meta ambita da chi fa Urbex. La presenza di un’apertura, la mancanza di una forma di recinzione, una porta o una finestra aperta o addirittura assente, creano i presupposti per giudicare una struttura abbandonata. Spesso bisogna poi confrontarsi con vicini, proprietari e persone che non gradiscono questo tipo di visite, ancorchè, innocue e, non di rado, avvertono le forze dell’ordine. In questi casi occorre quindi spiegare coi dovuti modi il motivo della “visita”, l’essere appassionati di luoghi abbandonati, dimostrando che si stanno facendo solo foto o video e che in ogni caso, questa è l’etica principale, non si sta danneggiando, nè asportando oggetti  dal luogo, altrimenti si va sul penale.  La gente ha visto negli anni questi immobili vandalizzati e derubati, quindi bisogna comprendere questa sospettosità diffusa.  Il mio auspicio, condiviso da tutti gli urbex, è che questi posti vengano portati a nuova vita. Un salone affrescato della villa nobiliare durante una festa di ballo, gli appartamenti pieni di gente nella loro vita quotidiana, le masserie coi frantoi in piena attività e lo stesso dicasi per le miniere, infine le strutture ricettive, immaginabili piene di turisti.
Etica e responsabilità varie a parte, la cosa che più bisogna comunque tenere d’occhio è il fattore rischio in termini di sicurezza, si tratta  sempre di  immobili datati, lasciati all’incuria, spesso fatiscenti e pericolanti, e in cui il rischio crollo o di farsi male può essere sempre dietro l’angolo

Perché è doveroso non rivelare l’esatta ubicazione di un edificio visitato?

“Dove si trovano?” Questa è la domanda che generalmente viene posta a noi che li visitiamo. La risposta unanime che viene data è che sono presenti sull’isola. Il non rivelare la posizione di un determinato luogo alla massa, non è atto di superiorità o atteggiamento divistico, ma un fattore determinato dal cercare nel nostro piccolo, di tutelare l’immobile stesso da chi, come precedentemente detto, coglie queste informazioni solo per scopo di lucro, di trovare materiale da asportare o per il semplice piacere di vandalizzare o imbrattare con gli spray anche affreschi pregiati. Proprio per questo motivo spesso e volentieri viene omesso il nome del luogo. Di fatto utilizzo negli album fotografici nomi abbastanza pittoreschi e fantasiosi, mai veritieri ma nei quali, sostanzialmente un riferimento specifico all’immobile, possibilmente esiste.

Quali luoghi sono più ambiti?

La bellezza artistica e architettonica è la più attraente e ricercata. Sicuramente una antica villa nobiliare affrescata nelle pareti e nelle volte, un antico palazzo di centro storico, possibilmente ancora arredato; una chiesa e un adiacente monastero, un’antica masseria con ancora la presenza di frantoi e cantine, ad esempio, sono tra gli immobili più ambiti.
Lungo la strada finora percorsa oltre a ville, palazzi, masserie, chiese e simili, mi sono imbattuto in borgate intere, hotel, bar, ristoranti, terme, night club, sale bowling, caserme dismesse, fabbriche di ogni genere, caselli ed ex stazioni ferroviarie, cantine vinicole, ex poliambulatori, case di cura, orfanotrofi, ospedali e scuole. Effettuando anche le dovute ricerche storiche dei luoghi, emerge che alcune ville sono appartenute in passato a illustri personaggi storici siciliani mentre altre, hanno ospitato scene di famosi film. Volutamente non ho citato castelli, sotto questo punto di vista c’è poco, abbiamo invece il nostro maniero che rappresenta un valido esempio di struttura un tempo abbandonata e ad oggi promossa pienamente per attività culturali, frutto, lo  sottolineo, di interessamento negli anni ottanta, da parte di mio padre per la promozione turistica del territorio. Citare questo esempio mi porta a specificare come nell’ultimo ventennio, molte strutture abbandonate e decadenti sono state ripristinate per attività ricettivo-turistiche, basta pensare a tutti gli agriturismi e sale ricevimenti sorti presso antiche strutture; questo ci fa riflettere su quanta bellezza perduta è stata recuperata e quanta ancora può essere salvata dal decadimento.

L’Urbex  è spesso accostato allo spiritismo e al  paranormale

Onestamente non è un fattore che seguo anche se sono al corrente che molta gente abbina le cose, o meglio, cerca nel luogo abbandonato le presenze, anche tramite strumenti rivelatori. Sarà che l’immobile tetro, teoricamente infestato da spiriti crea curiosità maggiore ma ripeto, è una tipologia di effettuare esplorazioni alla quale non desto interesse. Ho avuto modo di conoscere persone che seguono specificamente luoghi abbandonati solo seguendo questa traccia che, spesso in Sicilia riconduce a due o tre posti in particolare, ad esempio la villa dove si dice che l’anima della bambina caduta nel pozzo sia ancora presente, vagante straziata nella notte; oppure la famosa Abbazia di un noto personaggio esoterico del secolo scorso meta di un vero e proprio pellegrinaggio da parte di seguaci che presso questo luogo eseguono riti. Personalmente ho visitato entrambe le strutture, della prima ne ho apprezzato le qualità artistiche, della seconda, ormai casolare diruto, il panorama sul mare…

 

Nel nisseno quali luoghi “dimenticati” sono caratteristici?

In primis i vari agglomerati minerari, dismessi ormai da oltre trent’anni. Queste strutture che di fatto rappresentano la storia della provincia del secolo scorso ed erano fonte anche di ricchezza per la zona e  oggi malinconicamente sono la parte di abbandono caratterizzante la nostra provincia.

E altrove?

Ogni zona  ha una caratteristica di tipologia di immobili abbandonati. Se Caltanissetta spicca per le miniere, ad esempio il trapanese si collega alla già citata zona del terremoto belicino, il ragusano presenta splendide masserie barocche, il catanese è noto per le ville nobiliari disperse tra agrumeti e via dicendo…

Su Mussomeli che mi dici?

Mussomeli ha dei luoghi abbandonati anche di una certa qualità artistica, dal passato storico non indifferente e che meritano un immediato ripristino e utilizzo. Alle volte succede che si fa tanta strada alla ricerca di un determinato immobile che magari è presente dietro l’angolo e che sfugge alla memoria, questo perché si considera scontato di conoscere bene la propria zona, la quale invece va sempre girata ed approfondita, perché rivela piacevoli sorprese.

Il tuo luogo preferito
Come anticipato i Ruderi di Poggioreale Antica, il posto del cuore, dove c’è quel surreale silenzio che entra dentro nel profondo e porta a meditare sulla bellezza perduta. Ogni singolo posto girato comunque ha suscitato emozione ed ammirazione, ogni scoperta nuova è stata una piacevole sorpresa. Poggioreale a parte posso dire di tenere molto a determinati posti,  magari artisticamente  non eclatanti e ricercati dalla maggior parte della gente urbex, ma che per tutta una serie di circostanze varie, riescono appunto a creare quell’atmosfera diversa.  Quindi a volte non serve cercare lo splendore artistico per emozionarsi davanti a un luogo abbandonato, anche un semplice rudere per ognuno di noi può rappresentare il suo piccolo grande… “Castello Incantato”.

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