Home Cronaca «False certificazioni a beneficio di appartenenti al clan», processo per due medici

«False certificazioni a beneficio di appartenenti al clan», processo per due medici

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False certificazioni in favore di presunti appartenenti alla Stidda. Queste le accuse mosse nei confronti di due medici di Mazzarino e per le quali saranno processati, in un procedimento stralcio legato alla maxi inchiesta antimafia dei carabinieri ribattezzata «Chimera» che nel settembre di due anni fa ha fatto scattare ben cinquantacinque provvedimenti cautelari. I medici sotto accusa sono il settantaduenne Salvatore Sanfilippo e il sessantaduenne Giuseppe Fanzone – assistiti dagli avvocati Carmelo Terranova, Carmelo Brentino e Giada Faraci . che dovranno rispondere di  truffa e falsità ideologica e materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. Imputazioni scattate nella loro veste di  medici convenzionati con il servizio sanitario nazionale. Sanfilippo, per l’accusa, avrebbe redatto un certificato in favore del nipote del boss della Stidda, che in tal modo sarebbe stata esentato da lavoro, sgravando dei costi l’impresa per cui lavorava e in danno dell’Inps che avrebbe pagato l’indennità. Situazione sostanzialmente simile quella contestata anche a Fanzone, pure in questo caso legato a una certificazione medica. Per l’accusa avrebbe firmato certificati di malattia a beneficio di un quarantasettenne , pure lui ritenuto legato alla Stidda di Mazzarino, indicandolo come inabile al lavoro per tre settimane. Ai due professionisti, al momento del blitz, era stata imposta la sospensione dell’attività lavorativa. In particolare  per Fanzone la sospensione dell’esercizio della professione per sei mesi e per Sanfilippo di nove mesi. Ma poi il tribunale del riesame, su istanze della difesa, ha annullato le misure interdittive.

 

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