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Fu ucciso in un conflitto a fuoco, cerimonia in onore di un giovane carabiniere eroe

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Caltanissetta – Cerimonia in memoria di un carabiniere ucciso quarantacinque anni fa. In onore di Vincenzo Caruso morto all’età di 27 in un conflitto a fuoco con banditi. Alla madrice di Niscemi si è celebrata una messa in suo onore officiata dal cappellano militare del comando legione carabinieri Sicilia, don Salvatore Falzone, a cui hanno partecipato le autorità civili e militari, i parenti della vittima e una rappresentanza di militari in servizio e in congedo.

Prima della messa il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Vincenzo Pascale e il sindaco di Niscemi, Massimiliano Valentino Conti, hanno deposto una corona di fiori sulla tomba dove del giovane eroe.

Caruso, arruolato nei carabinieri il 16 aprile 1969, dopo alcuni anni trascorsi in Piemonte era stato trasferito alla Compagnia di Taurianova, in Calabria.

Era il primo aprile del 1977, nelle ore del primo pomeriggio, quando una pattuglia dei militari, di cui faceva parte lo stesso Caruso, sono intervenuti in un casolare di campagna dove si stava svolgendo un summit tra undici appartenenti alla “’ndrangheta”, legati alla famiglia Avignone.

Un suo collega ha fatto irruzione in quella cascina, ma nel momento in cui ha udito alcuni colpi di pistola, Caruso è corso dentro. Ne è nato un conflitto a fuoco. Poi entrambi i militari sono rimasti uccisi.

Il 27v agosto successivo il Presidente della Repubblica ha tributato al militare la massima onorificenza “alla memoria”: «Componente equipaggio di autoradio, lasciato di vigilanza all’esterno di casolare isolato nel quale si era introdotto per controllo un graduato capo servizio, interveniva subito per dare man forte al superiore fatto segno a numerosi colpi di arma da fuoco da parte di pregiudicati, ingaggiando con essi, con coraggio e consapevole ardimento, un cruento scontro a fuoco. Benché gravemente ferito persisteva nell’azione uccidendo due malfattori fino a quando, privo di forze, si accasciava, stremato, al suolo, dove veniva barbaramente finito».

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