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Giro di droga nel Vallone, chieste 9 condanne

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Mussomeli – Tutti colpevoli e vanno condannati. Con pene anche severe. Queste, in sintesi, le richieste della procura per un traffico di droga nell’area del Vallone  e dell’Agrigentino scoperto dai carabinieri.

Nove gli imputati in questo troncone che si sta celebrando con il rito abbreviato. E, adesso, le richieste di condanna – già al netto dello sconto di un terzo sulla pena per la scelta del rito – partono dai 16 anni di carcere per il cinquantenne nisseno Antonio Maniscalco indicato un po’ come l’anima della presunta organizzazione. E, ancora, il quarantaseienne di Mussomeli, Federico  Lo Manto e il sessantenne di Favara, Luca Calogero Lauricella con 12 anni ciascuno; la trentatreenne di Mussomeli, Antonella Alotta, il quarantottenne di Sutera, Calogero Giuseppe Malta e il quarantaquattrenne di Misterbianco, Filippo Fabrizio Aiello per i quali sono stati chiesti 10 anni a testa; è di 4 anni e 48 mila euro di multa la richiesta per il favarese  Antonio Puma; 4 anni e 8 mesi di carcere e 22 mila euro di multa sono stati proposti nei confronti del quarantasettenne di Casteltermini, Francesco Di Bernardo e, infine, 5 anni di reclusione e 32 mila euro di multa per il trentunenne di  Casteltermini, Calogero Grimaldi.

Queste le richieste che la procura nissena ha avanzato nei confronti dei nove imputati – assistiti dagli avvocati Salvatore Baiamonte, Sergio Iacona, Maria Francesca Assennato, Pietro Sorce, Giuseppe Barba, Gesua Nugara,  Antonello D’Acquisto, Massimo Scozzari e Francesco Marchese – finiti al centro di un’inchiesta antidroga dei carabinieri che fa fatto luce su un presunto traffico di droga e qualcosa come oltre duecentoventi episodi di cessione di stupefacenti.

A loro, infatti, a vario titolo, sono state contestate le ipotesi di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e singoli episodi smercio. Fatti che sarebbero racchiusi tra la fine del 2019 e i primi mesi dell’anno successivo.

Cocaina, marijuana e hashish – secondo la tesi di militari e magistrati – sarebbero stati acquistati a Catania o Agrigento per poi essere smerciati, prevalentemente nella zona del Vallone, ma anche dell’Agrigentino. Ora, per nove, tra presunti trafficanti e pusher, sono arrivate le richieste di condanna.

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