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«Gli affari sporchi nei settori immobiliari e delle auto», gli imprenditori Luca chiamati in tribunale

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Sul banco degli imputati i noti imprenditori gelesi Luca. Tutti finiti al centro, nell’estate di due anni fa, di una indagine che ha pure fatto scattare un mega sequestro di beni eseguito dalla guardia di finanza. Un tesoro da sessantotto milioni di euro – tra società, quote parte, decine di terreni a Gela, centinaia di fabbricati e decine di rapporti bancari, finanziari e polizze assicurative. Patrimonio che al momento del blitz è finito nel mirino degli inquirenti. In tribunale sono adesso chiamati i fratelli Francesco Antonio e Salvatore Luca e il figlio di quest’ultimo, Rocco Luca, per i quali nel luglio del 2019 è stato disposto il carcere, perché tirati in ballo  per concorso esterno in associazione mafiosa. E, ancora, Concetta Lo Nigro, moglie di Salvatore Luca indicata come rappresentante legale di diverse aziende riconducibili agli stessi Luca, la figlia Maria Assunta Luca socia, con la madre, in più ditte di famiglia, Francesco Gallo, genero di Salvatore Luca ed Emanuela Lo Nigro – sorella di Concetta – ritenuta una “testa di legno”. I quattro sono stati chiamati in causa per  riciclaggio. Completano il quadro, passando per qualche parziale prescrizione, anche due funzionari di polizia, ossia Giovanni Arrogante e Giovanni Giudice sospettati di favoreggiamento. Secondo lo spaccato tracciato dai magistrati della direzione distrettuale i due fratelli Luca e il figlio di uno di loro avrebbero trattato affari sporchi con appartenenti al clan Rinzivillo attraverso le loro aziende che operano nel settore immobiliare e nella vendita di auto di lusso. Contestazioni che tutti gli imputati, ognuno per il ruolo che gli è stato ricondotto dall’accusa, fin dal primo momento hanno sempre negato.

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