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Gli piombò addosso con l’auto dopo in litigio, cade l’accusa di tentato omicidio: sconto di pena  per lesioni  

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Caltanissetta – Gli sarebbe piombato addosso con l’auto per ripicca, dopo in litigio. E poi, nel tentativo di mascherare i danni all’auto, avrebbe simulato un danneggiamento – lesioni al parabrezza e un taglio al cofano – raccontando ai carabinieri di averlo subito dopo aver litigato con lo stesso ragazzo investito.

In questo scenario si sono andati a incastrare anche uno scippo che avrebbe messo a segno il giorno prima e, a ruoli inversi, anche l’aggressione che poi avrebbe subito da familiari del ragazzino colpito con l’auto.

E adesso, in appello, è stato sì riconosciuto colpevole, ma non più di tentato omicidio ma, come chiesto dalla difesa, gli avvocati Carmelo Terranova e Giada Faraci – l’imputazione è stata riqualificata in lesioni.

Così, dall’originaria condanna a sette anni e sei mesi, è sceso adesso a due anni e due mesi. Questo il verdetto emesso per ventottenne L.C., di Riesi dalla corte d’Appello di Caltanissetta, presieduta da Maria Carmela Giannazzo , consiglieri Valentina balbo e Alessandra Bonaventura Giunta.

Immutata, invece, la pena a 2 anni e 8 mesi per uno scippo in trasferta. Messo a segno il 10 luglio di quattro anni addietro a Caltanissetta.

Sotto processo, con ruoli vicendevolmente inversi, anche i familiari del ragazzino investito, per avere malmenato l’altro. Sì, perché mentre lui era mandato a denunciare il falso danneggiamento, gli altri due stavano arrivando in caserma per denunciare, di contro, l’incidente subito dal loro familiare. E lo avrebbero preso a botte.

Azione, questa, che a padre e figlio, pure loro riesini – assistiti dall’avvocato Giovanni Maggio – è poi costata la condanna per lesioni  adesso scesa, in appello, a sei mesi ciascuno.

La più che turbolenta storia risale al luglio di quattro anni fa. Era l’11 di quel mese. E appena il giorno prima, lo stesso ventottenne riesino, insieme a un complice, avrebbe scippato un malcapitato del suo personal computer .

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