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“Il disagio mentale è più diffuso di quanto si immagini”. Parola di tre psichiatri

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Caltanissetta -Il disagio mentale è più diffusao di quanto si pensi.  Ne parliamo con il dott. Massimo Cacciola, Direttore f.f. del Modulo Dipartimentale Salute Mentale Caltanissetta Nord dell’ASP di Caltanissetta, il dott. Salvatore Mistretta, psichiatra e la dott.ssa Chiara Pernaci, psichiatra. Un lavoro che difficilmente vediamo salire alla ribalta della cronaca perché troppo elevato è ancora il grado di pregiudizio e stigma sociale che gravita attorno alle persone affette da disagio o disturbo mentale. Se tanto è stato fatto, tanto ancora rimane da fare in termini di emancipazione sociale circa l’argomento. “La follia fa paura” dice il dott. Cacciola “eppure io mi auguro che tutti i pazienti conservino almeno un margine minimo di quel delirio che, da solo, basti a proteggerli da una totale, quanto deleteria presa di coscienza” Lo afferma con aria serafica, tra il serio e il faceto, in un ambiente pervaso da atmosfera cordiale e rassicurante. Ad affiancarlo vi sono i due medici Chiara Pernaci, dirigente medico del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (S.P.D.C.) dell’Ospedale Sant’Elia e Salvatore Mistretta, noto psichiatra, responsabile f.f. del Centro Salute Mentale di Caltanissetta quali prime figure preposte all’accoglienza e all’ascolto dei pazienti. Contestualmente agli ultimi fatti di cronaca, abbiamo avuto modo di conoscere l’operato svolto dall’unità medica. “Il nostro è un servizio reso all’intera comunità e non semplicemente al paziente che tuttavia è interessato in primis. Il disagio del paziente è un disagio che trasversalmente investe tutta la società. Una missione curativa, non punitiva” Il Dipartimento, articolato in varie unità di servizio, si occupa di fornire risposte preventive, curative, riabilitative. Un vero e proprio patto per la salute mentale che si avvale di una fitta rete di servizi nonché del lavoro di sinergia con strutture pubbliche e Istituzioni. I disturbi mentali che già ad oggi sono una delle principali fonti di sofferenza e disabilità nel mondo e che purtroppo sono destinate verosimilmente ad aumentare -visto anche il disastroso impatto con la pandemia- per la loro complessa eziopatogenesi necessitano di un approccio multidisciplinare. Ecco perché la struttura si avvale di un’equipe formata da medici, psicologi, assistenti sociali, infermieri che fa fronte alle diverse esigenze dei pazienti per un mix ben distribuito di servizi clinici, di riabilitazione ed inserimento sociale. Si pensi per es. alla collocazione del paziente in una struttura comunitaria (Comunità terapeutica Assistita, Comunità Alloggio, Gruppo Appartamento, Comunità Protetta) a seconda dei bisogni individuali del singolo soggetto. Ed al suo interno, è anche attivo un Centro Diurno che ospita i pazienti riabilitati ed una Comunità Terapeutica Assistita, struttura residenziale a carattere terapeutico-riabilitativo. Purtroppo nonostante i reiterati tentativi da parte della Direzione sanitaria di implementare il personale medico, la struttura soffre ad oggi di una grave carenza di organico medico. Cosa questa che comporta una coordinazione sul territorio particolarmente impegnativa. Oltre alla sede centrale di Caltanissetta infatti, il servizio comprende anche tre ambulatori periferici: uno a Mussomeli, uno a San Cataldo ed un altro a Riesi. Un discorso a parte merita la città di Gela dove il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell’Ospedale è chiuso da tempo gravando i ricoveri prevalentemente su quello del Sant’ Elia di Caltanissetta, mentre al Centro Salute Mentale attualmente sono all’attivo solamente due medici. Tale carenza (essendo il territorio di Gela molto vasto) viene supplita inviando tre volte a settimana i medici del modulo salute mentale di Caltanissetta e il dott Salvatore Mistretta presso il carcere di Gela per la gestione del rischio suicidario. Una “piazza” vasta e difficile quella di Gela e un lavoro così impegnativo necessiterebbe più personale al suo attivo. “La prevenzione è l’unica arma pacifica della quale disponiamo per evitare di arrivare a situazioni estreme di disagio. È nostro dovere restituire il diritto alla vita e la capacità di poterne godere. Quando interveniamo è sempre a beneficio della persona e dell’intera comunità”. Se a questo aggiungiamo anche la scarsa informazione circa l’attuazione dell’A.S.O. (Accertamento Sanitario Obbligatorio) una procedura che può essere effettuata da un qualunque medico non necessariamente psichiatra e senza necessità di convalida da parte di un secondo (come invece è obbligatorio in caso di T.S.O.) il quadro è ancora più ampio. L’A.S.O. viene richiesto da un medico nei confronti di una persona per la quale si abbia il fondato sospetto di alterazioni psichiche tali da rendere urgente un intervento terapeutico e che rifiuti ogni contatto con il medico. E lancia infine un accorato appello il dott. Mistretta sull’importanza di avviare nel distretto sanitario di Mussomeli un’equipe neuropsichiatrica infantile visti i numerosi casi di problematiche legate a bambini ed adolescenti in età scolare e che spesso, per mancato riconoscimento e/o di intervento da parte degli specialisti rischiano la cronicizzazione. Dalla letteratura scientifica emerge che il 75% delle malattie mentali gravi esordiscono prima dei 24 anni di età. Secondo l’OMS il 20% degli adolescenti soffre di disturbi mentali e il suicidio è la terza causa di morte tra i giovani. Inoltre, le proiezioni dell’OMS rilevano che nei prossimi anni il carico di disabilità legato ai disturbi mentali è destinato ad aumentare ed attualmente i bambini e adolescenti ad aver bisogno di un supporto psicologico o psichiatrico sono il 20%. Tutto ciò comporta l’esigenza da una parte di individuare misure di prevenzione che possano contrastare il fenomeno dei disturbi psichici e dall’altra di riconoscere precocemente i fattori protettivi in grado di facilitare l’inserimento socio-lavorativo dei ragazzi a rischio. Occorrerà pertanto progettare interventi ad hoc soprattutto a livello scolastico che mirino alla prevenzione del disagio e alla promozione del benessere. In particolare si dovrà porre attenzione sulle categorie di soggetti che risultino più a rischio. Sembra quasi paradossale ma si respira un’aria serena al CSM di Caltanissetta, il clima è disteso e la sicurezza a tratti ostentata di chi “sa dove mette le mani”. E’ un pullulare di chiamate al cellulare del dott. Mistretta che -serafico- sottolinea “è sempre così!” La prima è una telefonata dei servizi sociali di Mussomeli che chiedono informazioni su come eseguire un TSO -il secondo nell’arco di pochi giorni…ahimè!- un paziente per il quale viene successivamente “trovato” un posto in struttura per far sì che rimanesse in ambito territoriale evitando di aggiungere disagio al disagio…e poi… finalmente la telefonata quella bella: le autorità di Mussomeli che si congratulano per l’encomiabile lavoro svolto sul territorio in riferimento agli ultimi episodi di cronaca. Eh sì…qualche volta accade! Sono le 10:30, abbiamo chiacchierato un paio d’ore…uscendo l’ambulatorio è pieno. Così ha inizio la giornata. Che sia buona!

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