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Il mistero della piccola Lucia uccisa a Montedoro, caso riaperto a 65 anni dal delitto

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Montedoro – Il mistero della morte della piccola Lucia Mantione si riapre dopo 65 anni. Da allora allora gli autori del delitto dell’allora ragazzina tredicenne di Montedoro non hanno un volto. Il rebus, da decenni, è irrisolto.

E Lei “Luciedda” per tutti in paese, a quel tempo è stata sepolta ai margini del cimitero, in una ziona nascosta. Perché così avrebbe deciso il parroco di allora, andava tenuta lontana e non ebbe, sempre per decisione  del sacerdote, neanche un funerale.

Ora la salma della piccola Lucia è stata riesumata – presenti i vertici del comando provinciale dei carabinieri, il sindaco Renzo Bufalino e l’arciprete di Montedoro Salvatore Lo Vetere – per esser sottoposta a esame autoptico.

 Il caso, in sostanza, è stato riaperto a distanza di tantissimi anni. Oggi le nuove tecnologie potrebbero offrire nuovi elementi che in passato non erano rilevabili.

L’esame necroscopico potrebbe rilevare tracce di dna che a quel tempo non erano riscontrabili. E la riapertura del caso, adesso, offrirebbe diversi spunti investigativi per un giallo mai risolto.

La piccola Lucia è stata strangolata nel gennaio del lontano 1955. Figlia di una famiglia modesta, il padre era minatore, la ragazzina prestava servizio in famiglie più agiate.

Ma quel giorno di gennaio, in circostanza mai chiarite, è stata uccisa. La sua morte, da allora, è rimasta avvolta in un alone di mistero.

Tutti i ragazzi del paese, per anni, hanno sempre portato un fiore sulla tomba di “Luciedda”.  Come una sorta di tradizione. Il paese non l’ha mai dimenticata.

E questa nuova indagine dei carabinieri –  coordinata dal colonello Baldassare Daidone a capo del comando provinciale e dal maggiore Fabio Pasquariello – potrebbe portare a una clamorosa svolta.

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